Venus Williams, crollo senza fine: 12 ko di fila. È proprio necessario dare le wild card a una 46enne?
La sette volte campionessa Slam ha incassato un doppio 6-3 da Potapova a Washington. Da un anno colleziona sconfitte su tutte le superfici
La sette volte campionessa Slam ha incassato un doppio 6-3 da Potapova a Washington. Da un anno colleziona sconfitte su tutte le superfici
Lorenzo Topello Collaboratore 29 luglio - 17:30 - MILANOUna volta Venus Williams se ne uscì con una citazione da Diavolo veste Prada: “I pettegolezzi sono più eccitanti della verità”. Soprattutto se quest’ultima, di eccitante, conserva ben poco. Nel tennis il giudice è il campo, quello che ha condannato la statunitense alla dodicesima sconfitta di fila, la nona in nove partite disputate in stagione. L’ultima caduta di Venus è maturata a Washington ed è arrivata senza appello: doppio 6-3 incassato da Potapova. E nel borsone della statunitense, forse, insieme alle racchette si è insinuata una domanda: vale la pena usufruire ancora di wild card?
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—Venus ha spento le candeline col 46 sopra lo scorso 17 giugno. Poi è sbarcata a Bad Homburg, in Germania, col desiderio di farsi un regalo: interrompere l’emorragia di vittorie che andava (e va tuttora) avanti dall’estate scorsa. Ma ha ceduto al primo turno contro la romena Begu, pur ritrovandosi a servire per il match al terzo set. Fotografia eloquente del suo 2026: nove partecipazioni in singolare su tutte le superfici, dal cemento all’erba e di nuovo al cemento (passando per la terra rossa di Madrid) senza però riuscire mai a lasciare una spunta verde. Eppure le wild card non mancano. Come questa, a Washington, concessa a una sette volte campionessa Slam (fra cui spiccano i cinque allori di Wimbledon) che però, risultati alla mano, non sembra più riuscire a regalarsi acuti, togliendo magari spazio nel tabellone a giocatrici più giovani o comunque padrone di casa.
CHE RISULTATO A WASHINGTON
—La maggiore delle Williams non ha più niente da dimostrare ed è oggettivo, vista l’incetta di titoli messa a referto in quasi tre decenni di carriera. Sono 49, una mostruosità, così come incredibile è il risultato conquistato l’anno scorso proprio a Washington, quando la statunitense, battendo Stearns, è diventata la seconda giocatrice più anziana di sempre (dopo Martina Navratilova) a vincere un match in singolare nel circuito. Una serata, quella del 23 luglio 2025, che Venus avrà sicuramente usato come propulsore per continuare: la passione c’è, la competitività pure, così come la capacità di portare pubblico e visibilità ai tornei.
AMAREZZA IN AUSTRALIA
—Ora però, da oltre un anno, le stanno mancando le soddisfazioni sul campo. La più dolorosa delle dodici sconfitte di fila, forse, è stata proprio quella maturata a livello Slam, il terreno più ambizioso: all’Australian Open ha perso contro Olga Danilovic dopo essersi portata sul 4-0 nel terzo e decisivo set, prima di lasciare alla serba sei game consecutivi. La sette volte campionessa Slam, dall’inizio del 2020, ha giocato 50 partite vincendone solo 8, e in nessun torneo è mai andata oltre il secondo turno. Venus è un monumento vivente al tennis e vederla in campo significa giocare un passante all’orologio e alle carte di identità, sia ben chiaro. La perplessità nasce su altro, però: ha senso premiare con una wild card una 46enne che ha già dimostrato tutto a svantaggio di chi ha decisamente più fame di tennis?
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