La riforma per i giovani, le ricette per riscoprire il talento: cosa farà Zola nella nuova Italia di Malagò
Ranieri lo lanciò nel Napoli del dopo-Maradona, adesso lavoreranno assieme per ricostruire il nostro calcio: la sua riforma in C base di partenza per una nuova idea azzurra
Ranieri lo lanciò nel Napoli del dopo-Maradona, adesso lavoreranno assieme per ricostruire il nostro calcio: la sua riforma in C base di partenza per una nuova idea azzurra
Francesco Pietrella Giornalista 30 luglio - 09:04 - MILANO English versionGianfranco Zola sposava la linea Ranieri già un trentennio fa, tempi andati e nostalgici in cui Corrado Ferlaino, rimasto orfano di Maradona, agitava la maglia azzurra con due cifre bianco latte alla ricerca di un volto: "Ci serve un nuovo numero 10..., sussurrava nervoso al suo mister, romano di Testaccio, reduce dalla prima annata col Cagliari in Serie A. Ranieri, al tempo alla guida del Napoli, lo rassicurò: "Ne abbiamo uno. È italiano, di Oliena, ed è bassino come Diego. Fossi in lei non prenderei nessun altro". Così nacque Zola, the Magic Box, pronto a rientrare nei ranghi della Figc come supervisore delle giovanili insieme a Maurizio Viscidi e capo delegazione alla Buffon o Riva. La prima scelta di Giovanni Malagò per la famosa "terza figura" da affiancare al c.t. Roberto Mancini e al direttore tecnico Claudio Ranieri. Gianfranco - tuttora a Londra, casa sua da anni, che vuole comunque restare vicepresidente vicario Lega Pro dal 2023 - ci sta pensando.
VIDEO: “Servono almeno dieci anni”: Zola indica la strada per rilanciare l’Italia, poi il commento su ManciniRicostruire
—Il Zola giocatore incarnava tutte le caratteristiche che sta cercando Ranieri per rilanciare la Nazionale. Ieri pomeriggio, in una sala stampa strapiena di cronisti, parlava così del futuro del calcio giovanile azzurro: "Noi siamo bravi tatticamente, gli altri tecnicamente. Abbiamo vinto diversi europei giovanili, ma all’estero l’aspetto tattico non è così esasperato come lo esasperiamo noi. Dobbiamo tornare a sviluppare la tecnica individuale. I nostri allenatori nei settori giovanili non lo fanno più perché vogliono vincere. È arrivato il momento di smetterla e di puntare sulla tecnica". Quella di Totti, Del Piero o Zola, che una volta si raccontò come un fantasista anarchico: "A me nessuno ha mai detto 'vai di qua o vai di là'. Io diventavo matto. Non ero uno sregolato, anche perché quando c’era da pressare lo facevo, ma volevo essere libero di inventare". Se accetterà, potrà farlo da dietro la scrivania, portando negli uffici di Coverciano il suo progetto: la “Riforma Zola”.
La riforma
—A partire da quest’anno in Serie C ci saranno diversi cambiamenti sull’impiego dei giovani. Zola, da tre anni vicepresidente Lega Pro dietro Matteo Marani, ha giocato in terza divisione fino ai 23 anni, prima alla Nuorese e poi alla Torres, e ha sempre detto che senza questa categoria "non avrebbe mai giocato in Nazionale". Da qui la sua riforma con tanto di regole. Il cavallo di Troia pronto a portarlo dentro gli uffici della Figc. Questa la premessa: "I grandi talenti che hanno vinto un Mondiale hanno giocato in Serie C". Tardelli, Cabrini, Grosso, Materazzi, Barzagli, Toni, Inzaghi. L’obiettivo di Zola è valorizzare i talenti del domani. Questi i punti: ogni squadra dovrà tesserare almeno sei giocatori cresciuti nel settore giovanile, che tra l’altro saliranno a 7 dalla stagione 2027-28 e a 8 nel 2028-29. Inoltre, i sei calciatori nel vivaio - nati dopo il 1° gennaio 2004 e nel club da almeno due stagioni - non occuperanno i 23 posti della lista. Chi non rispetta queste regole rischia sanzioni fino a ventimila euro e soprattutto il taglio dei fondi. Non è finita: i club sono obbligati a a schierare i giovani per un totale tra i 271 e 450 minuti a partita. I conteggi avverranno ogni sette gare. Si chiude coi prestiti dalle società di Serie A, Serie B o dall’estero: massimo otto per ogni squadra.
Futuribilità
—Questo il piano per il risorgimento. La scintilla che ha convinto Malagò a fare un tentativo per riportare in Italia quel vecchio fantasista sardo che trent’anni fa - autunno ’96 - si presentò al Chelsea senza parlare in inglese. Chiamava il pallone dicendo “hello”. Nel 2004 la Regina Elisabetta l’ha nominato comandante dell’Impero Britannico. Ora è pronto a tornare in Italia per lavorare con Ranieri, di nuovo insieme dopo Napoli e Chelsea. La vecchia 10 azzurra resta appesa al muro.
Leggi anche Italia, ci aspettavamo ben altro. Ma ora speriamo che il caos generi ordineCalafiori, Palestra, Tonali play, i giovani, il tridente... uomini e schemi della nuova Italia di Mancini© RIPRODUZIONE RISERVATA