Scarpe con piastra in carbonio: cosa dice la scienza su benefici, limiti e rischi
La Gazzetta dello Sport

Scarpe con piastra in carbonio: cosa dice la scienza su benefici, limiti e rischi

Giovedì 30 luglio 2026
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Le scarpe con piastra in carbonio migliorano davvero le prestazioni? Vediamo cosa dice la ricerca su vantaggi, limiti, trail running e rischio infortuni

Le scarpe con piastra in carbonio migliorano davvero le prestazioni? Vediamo cosa dice la ricerca su vantaggi, limiti, trail running e rischio infortuni

Laerte Salvini 30 luglio - 10:11 - MILANO

Esiste un prima e un dopo nella storia del running moderno, e la linea di demarcazione cade nel 2017, quando Nike mette in commercio la Vaporfly 4%. La scarpa combina due tecnologie fino a quel momento mai associate in una calzatura da gara: una schiuma PEBA ultra-leggera e reattiva (ZoomX) e una piastra in fibra di carbonio nella suola intermedia. Il risultato è un sistema leva-molla: la piastra irrigidisce longitudinalmente la scarpa, la schiuma assorbe e restituisce energia, e il profilo "a dondolo" guida il piede verso la spinta in avanti con un'efficienza meccanica inedita. L'impatto sui record è stato immediato: al 2023, 15 dei 20 migliori tempi di sempre sulla maratona erano stati realizzati dal 2018 in poi. Ad aprile 2026, la prima maratona sub-2 ore in una gara ufficialmente sanzionata da World Athletics è stata completata da Sabastian Sawe e Yomif Kejelcha, entrambi con le Adidas Adios Pro Evo 3.

Scarpe running con piastra in carbonio: Cosa dice la scienza

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Una meta-analisi pubblicata a gennaio 2026 su Frontiers in Sports and Active Living ha aggregato i dati di 14 studi su 271 runner, confrontando scarpe con e senza piastra in carbonio. I risultati mostrano un vantaggio sull'economia di corsa tra il 2,5 e il 3 per cento, equivalente a circa 1-2 minuti in meno sulla maratona. L'economia di corsa è la quantità di energia consumata per percorrere un chilometro a un ritmo dato: chi la migliora arriva al traguardo avendo bruciato meno carburante, o riesce ad andare più veloce consumando lo stesso.

i limiti

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Il beneficio non è però universale. I runner più veloci generano forze di contatto col suolo pari a circa 2,7-3 volte il proprio peso corporeo; i runner medi ne generano il 2,2-2,5. Meno forza significa meno compressione della schiuma, e quindi meno energia restituita, come un trampolino che non si piega abbastanza. Chi corre oltre i 6 minuti al chilometro semplicemente non genera la forza necessaria per sfruttare appieno la tecnologia. 

le differenze nel trail

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Sul trail il vantaggio si capovolge Uno studio del 2025 su trail runner ha mostrato che su terreno pianeggiante la piastra non produce alcun beneficio rispetto a scarpe tradizionali, mentre in salita aumenta il costo energetico di circa il 2 per cento. Su terreno instabile, nessun miglioramento nella stabilità o nella propriocezione. La rigidità longitudinale che aiuta la propulsione su asfalto diventa un ostacolo dove il piede deve conformarsi al suolo e generare forza in direzioni variabili.

Il rischio infortuni

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La letteratura ha documentato fratture da stress del navicolare in atleti che avevano adottato queste scarpe senza una progressione graduale. Il meccanismo ipotizzato è che la piastra modifichi la distribuzione delle forze in modo inedito, concentrando carichi in zone non abituate a quel tipo di sollecitazione, un parallelo diretto con l'ondata di infortuni causata dalle scarpe minimaliste nei primi anni 2010.

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Consigli per l'amatore

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Il beneficio delle super scarpe su strada è reale e scientificamente consolidato, ma non universale: è massimo per i runner veloci e leggeri, si riduce per chi è più lento, tende ad azzerarsi oltre i 6-6'30" al chilometro. Sul trail e in salita la piastra è controproducente. E chiunque decida di adottarle dovrebbe farlo gradualmente, dando al piede il tempo di adattarsi a un sistema di forze genuinamente diverso da tutto quello che ha conosciuto prima.

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