Beppe e Franco: fratelli separati dal pallone, fuoriclasse di umiltà
Franco simbolo del Milan, Beppe (di 8 anni più vecchio) dell'Inter. Spesso avversari, mai in campo con la stessa maglia se non all'oratorio di Travagliato e nella gara d'addio del rossonero
Franco simbolo del Milan, Beppe (di 8 anni più vecchio) dell'Inter. Spesso avversari, mai in campo con la stessa maglia se non all'oratorio di Travagliato e nella gara d'addio del rossonero
Luca Taidelli Giornalista 31 luglio 2026 (modifica alle 08:59) - MILANO English versionAvversari a Milano, separati in Nazionale ma inseparabili nella vita, Beppe e Franco Baresi sono uno splendido esempio di solidità e umiltà in salsa lombarda. Nati a Travagliato, nella campagna bresciana, nel 1958 e nel 1966, hanno una sorella, Lucia, e un altro fratello, il maggiore Angelo, che non ha sfondato nel calcio. La loro è un'infanzia tosta e orgogliosa, tra scuola e oratorio del paese, gestito da Don Piero Gabella, colui che Franco definirà "un costruttore di sogni". L'U.S.O., l'Unione Sportiva Oratorio, sarà la sola squadra che vedrà giocare assieme i due fratelli prima che diventino simbolo di Inter e Milan. Fatta eccezione per l'addio al calcio di Franco, che nel 1997 riporta in campo Beppe, ritiratosi ormai da 3 anni, per l'ultimo abbraccio commovente tra i due.
Beppe e Franco Baresi nel 2012 BOZZANIvita senza sconti
—La gloria calcistica per entrambi arriverà dopo una vita senza sconti: mamma Regina (nome che poi Beppe darà alla figlia calciatrice) se ne va nel 1971 dopo una brutta malattia, papà Terzo qualche anno dopo. Beppe e Franco si ritrovano orfani rispettivamente a 16 e 8 anni. Ma Guido Settembrino, l'allenatore che lo segue con il fratello Franco nell'U.S.O., aveva fatto una promessa alla madre e la mantiene, portando i due giovani ad un provino con l'Inter al compimento dei 14 anni. Beppe, che tifa Milan ed è cresciuto con i miti delle grandi bandiere Rivera e Gigi Riva, è già ben strutturato fisicamente e lo supera nel 1972, non così Franco. Il primo prende subito la strada nerazzurra, Franco dovrà aspettare per vestire il rossonero.
bandiere
—Diventeranno due bandiere, simboli di fedeltà e appartenenza. Il primo derby Beppe lo gioca da titolare il 6 novembre 1973 (3-1 per il Milan), mentre la prima stracittadina con i due fratelli avversari è del 12 novembre 1978. Beppe raccoglierà quasi 600 presenze con l'Inter, per cui lavora ancora come osservatore e si farà amare per professionalità, resilienza e duttilità. Nasce terzino, ma ringhia anche come centrale e come mediano. Vincerà due scudetti (capitano di quello dei record col Trap), due coppe Italia e una coppa Uefa. Meno fortunato il percorso in nazionale. Esordisce nel 1979, viene convocato da Bearzot per l'Europeo del 1980 (c'è anche Franco, però non gioca) ma non per il trionfale Mondiale 1982 ("Colpa mia, mi ero un po' montato la testa" dirà Beppe con una sincerità che andrebbe insegnata a scuola). Torna a Messico '86 per marcare Platini che però era in stato di grazia. Franco per contro con il Milan vincerà di tutto (sei scudetti, tre Champions, due Intercontinentali, due Supercoppe europee e una italiana) e si laureerà campione del Mondo in Spagna, pur non giocando. Oltre che nel terzo posto ad Italia '90, fu invece grande protagonista a Usa '94 quando con il suo Sacchi commosse il mondo prima per il recupero lampo da un'intervento al menisco per giocare la finale contro il Brasile, poi per le lacrime seguite all'errore nella lotteria dei rigori e alla sconfitta beffa. Meno duttile di Beppe, faceva solo il leader della difesa. Ma lo faceva così bene da meritarsi l'eternità. Quel suo braccio alzato a chiamare il fuorigioco avversario resterà iconico come le sue chiusure. Uno semplice e taciturno come lui, chissà come avrebbe vissuto la caciara da Var Sport.
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