Camminare in salita con l'esoscheletro: la prova del Navee EXO S Pro
Un dispositivo ultra-leggero che spinge le gambe sulle salite più ripide, testato in un percorso di trekking con lo zaino carico
Un dispositivo ultra-leggero che spinge le gambe sulle salite più ripide, testato in un percorso di trekking con lo zaino carico
Eugenio Spagnuolo 31 luglio - 11:16 - MILANOVedere qualcuno con un esoscheletro alle gambe, fino a poco tempo fa, era roba da grandi impianti industriali: telai rigidi e dispositivi ingombranti da decine di migliaia di euro. Poi qualcuno ha pensato di produrne una versione da mettere nello zaino e portare in gita e la domanda è diventata inevitabile: un motore che aiuta a spingere le gambe è davvero utile anche a chi cammina o fa attività fisica o è l'ennesima chimera della tecnologia? Per capirlo abbiamo provato il Navee EXO S Pro, uno dei primi modelli pensati per un uso quotidiano, versatile e tutto sommato leggero (1,8 kg di alluminio di grado aerospaziale), capace di erogare fino a 960 W di potenza di picco. Si indossa facilmente, allacciandolo alla cintura e sulle gambe e l'autonomia dichiarata è di 25 chilometri (circa 40 mila passi). Anche il costo non proibitivo: 1099 euro.
Navee EXO S Proprova in salita
—Il luogo scelto per la nostra prova è San Pietro al Monte, sopra Civate (Lecco): un complesso benedettino tutelato dall'Unesco che sorge in una radura a 622 metri, dopo un dislivello di circa trecento metri dal paese. Si sale per il sentiero numero 10, un'antica mulattiera di ciottoli e terra battuta dai pellegrini fin dall'epoca longobarda, che si inoltra nel bosco ombreggiato. Il fondo è irregolare e la pendenza si fa sentire nell'ultimo tratto, quello che porta alla porta di ferro del monastero, con lo zaino sulle spalle. Nei primi minuti l'esoscheletro quasi non lo si sente. Ma sul tratto più ripido nel bosco, dove abitualmente i muscoli delle gambe iniziano a cedere, l'assistenza interviene al momento giusto e il peso dello zaino grava meno sugli arti. La sensazione non è quella di essere sollevati, intendiamoci, ma di una spinta che accompagna da dietro nell'istante in cui il ginocchio si piega per caricare il passo successivo. Con un limite: sui tratti pianeggianti l'aiuto risulta superfluo, al punto da suggerire di disattivarlo. Ma il bilancio, a destinazione, è positivo: in cima l'affaticamento è meno del previsto e quasi ci si dimentica dell'esoscheletro, tanto è leggero.
Navee EXO S Pro: l'esoscheletro portatileintelligenza artificiale
—Cosa accade al corpo nel momento in cui si indossa un esoscheletro? Dopo la prova diretta, il passo successivo è stato confrontare quell'impressione con i dati raccolti dalla ricerca. In pratica, il dispositivo affida la spinta a un sistema di AI che riconosce fino a dieci schemi di movimento e regola l'assistenza in tempo reale, nell'ordine dei millisecondi; Navee dichiara una riduzione dello sforzo fino al 35%, misurata sul battito cardiaco. Più in generale, l'istituto americano per la sicurezza sul lavoro ha rilevato che gli esoscheletri, abbassano l'attivazione muscolare fino al 39% e le forze d'impatto sull'articolazione del ginocchio fino al 15%. Sono dati che riguardano apparecchi diversi, in contesti diversi, e non si trasferiscono in automatico a un modello da trekking. Ma la direzione è quella: nei movimenti che caricano ripetutamente le gambe, un aiuto meccanico ha effetto.
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Esoscheletro in biciè utile?
—Quanto è davvero utile? La ricerca su questi device è ancora povera rispetto alle promesse della tecnologia e le prove sul campo sono poche. Ma per chi è abituato a lunghe camminate in montagna o anche in città tra pendenze e scale e si porta dietro un ginocchio che fa i capricci, oppure deve sobbarcarsi il peso di uno zaino, la suggestione potrebbe avere senso. La tecnologia, del resto, tende sempre a spingersi dove finiscono i nostri limiti e spesso si rivela decisiva. Se poi sia anche necessaria è un'altra questione e la risposta non può che essere personale. Ma quello degli esoscheletri portatili e ultraleggeri come il Navee Exo S Pro, in un mondo che cerca sempre nuove soluzioni per la mobilità sostenibile, è un settore che potrebbe riservare sorprese, come già le bici a pedalata assistita e i monopattini elettrici.
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