Sinner, Montreal e il "personaggio": l'arte dello sminuire il campione
Il numero uno al mondo, che ha saggiamente rinunciato al torneo di Montreal, viene spesso accusato di essere troppo lontano dai riflettori. Ma gli converrebbe fare la star?
Sinner ha rinunciato a giocare a Montreal, scelta legittima. Ma perché molti lo criticano? Al di là del tema specifico, c’è un sottobosco molto italiano di esperti o supposti tali che sembrano usare Jannik come tappa di formazione e prova di virile coraggio professionale: "Avete visto - dicono -? Non temo di disapprovare in pubblico l’idolo della massa". Sono quelli che si autocelebrano come “fuori dal coro”, per distinguersi da noi, che rimaniamo nel gregge del buon senso. In questo caso il peccato di Sinner sarebbe quello di non aver voluto proseguire nell’inseguimento di un record mai sentito fino ad ora, quello di tutti e 9 i Masters 1000 vinti in una sola stagione, dopo essersi già assicurato, già incredibilmente, i primi 5. Un risultato ai limiti delle possibilità umane e che non è mai stato tentato e nemmeno pensato da nessuno, compresa la sacra Trimurti Djokovic-Federer-Nadal. Praticamente un traguardo inesistente, inventato là per là, giusto per infilare una banderilla nell’immagine del nostro giocatore. Che intende preservare corpo e salute, come ha dichiarato, fra un trionfo e l’altro, tanto più dopo diversi collassi in campo dall’origine tuttora incerta, ma che va ricondotta soprattutto a calendari ultra stressanti. Non tutte le carriere dei tennisti più forti sono lunghe, al contrario: giocatori d’epoca come Edberg, Becker (due che Sinner raggiungerà al prossimo Siam vinto) e Wilander hanno chiuso all’alba dei trent’anni, Borg addirittura a 26. Senza parlare della silenziosa strage del logorio e degli infortuni, vedi Del Potro, Thiem, Murray. Alcaraz a 23 anni ha già alle spalle 7-8 mesi di stop in due blocchi per importanti guai fisici. Sinner vorrebbe divertirsi in salute ancora a lungo. E noi con lui.