La frequenza di bluff ottimale secondo la Teoria dei Giochi
Dopo aver analizzato il bluff dal punto di vista matematico, sia per quel che riguarda pot odds e fod equity, sia per quanto concerne la "giusta" size per il punto di pareggio, è tempo di chiamare in causa la Teoria dei Giochi che ci aiuta a determinare la frequenza ottimale dei nostri bluff. Ecco una guida pratica
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La frequenza di bluff ottimale secondo la Teoria dei Giochi
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Dopo aver analizzato il bluff dal punto di vista matematico, sia per quel che riguarda pot odds e fod equity, sia per quanto concerne la "giusta" size per il punto di pareggio, è tempo di chiamare in causa la Teoria dei Giochi che ci aiuta a determinare la frequenza ottimale dei nostri bluff. Ecco una guida pratica
Giorgio Sigon
31 luglioAvrete capito che il bluff è sì un'arte ma, al contempo, è anche un qualcosa che non possiamo escludere dal nostro gioco. Chi non porta avanti un bluff avrà scarsissime probabilità di vittoria. La frequenza di bluff ottimale ci arriva dalla Teoria dei Giochi. Completiamo il viaggio
PERCHE' BLUFFARE E' FONDAMENTALE
—La paura di perdere piatti perché il nostro avversario ci pizzica in bluff, psicologicamente riduce la nostra "voglia" di bluffare. E' automatico nei giocatori alle prime armi. E' però necessario per costruirsi un'immagine di giocatore completo. Nel nostro viaggio di tecnica e strategia abbiamo affrontato l'argomento sia dal punto di vista prettamente matematico, sia per ciò che concerne la puntata che decidiamo di effettuare quando vogliamo portarci a casa la mano senza un vero punto. Per chi se lo stesse chiedendo, vediamo perché il bluff è importante:
Vediamo quindi di capire la frequenza giusta di bluff. Prima di inoltrarci nel discorso va detto che non esiste un numero "magico" al quale far riferimento. Anche il questo caso i fattori da passare al vaglio sono un bel po'
FREQUENZA OTTIMALE DI BLUFF PER LA TEORIA DEI GOCHI
—La tipologia di avversario (nitty, passivo, aggressivo) deve far riflettere sul primo aspetto ovvero il suo range di mani. Poi c'è da considerare la nostra immagine al tavolo. Ed è qui che spesso sbagliamo perché abbiamo un'opinione troppo "buona" senza invece accorgerci che gli altri hanno "appunti" diversi. Infine c'è la dimensione della puntata da esaminare. Unendo tutto questo, possiamo dare una frequenza di massima per ciò che concerne il bluff preflop e l'action post flop. Immagine vostra e lettura dell'avversario sono punti chiave soprattutto contro rivali meno esperti. La size della puntata, soprattutto lungo le strade, può essere infatti il concetto "meno importante" (attenzione alle virgolette): questo perché chi non ha troppa esperienza tende a foldare senza una buona starting hand e molla il colpo al flop se non ha legato. Possiamo dire che la frequenza di bluff contro questi avversari è intorno al 15-20% con mani (nostre) di partenza che possono trovare eventuali aiuti lungo la strada. Esempi classici sono gli assi deboli (A7 A8) o carte come KJ o QT che aggrediamo preflop salvo poi, ricordatelo bene, continuare in base al board. L'errore da non commettere è quello di bluffare troppo. Non in termini assoluti quanto al numero di mani ma in base agli avversari. Un bluff ben costruito contro un amatore può non dare gli stessi frutti contro un regular. Contro questi ultimi la frequenza va abbassata, tra il 5 e il 10% delle aperture in posizione
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