Le lacrime del '94, quella frase di Romario e Bearzot che lo voleva mediano: Baresi azzurro, la storia agrodolce
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Le lacrime del '94, quella frase di Romario e Bearzot che lo voleva mediano: Baresi azzurro, la storia agrodolce

Venerdì 31 luglio 2026
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Franco Baresi è stato in nazionale per oltre un decennio, spesso con la fascia da capitano, protagonista nella finale di Usa 1994 con una partita epica a 24 giorni dalla rottura del menisco e il rigore sbagliato

Franco Baresi è stato in nazionale per oltre un decennio, spesso con la fascia da capitano, protagonista nella finale di Usa 1994 con una partita epica a 24 giorni dalla rottura del menisco e il rigore sbagliato

Luca Bianchin Giornalista 31 luglio - 19:10 - MILANO English version

Questa non è Pasadena, però piangono tutti lo stesso. Franco Baresi avrà per sempre la sua iconografia milanista – un 6 bianco su fondo rossonero – però è stato anche capitano della Nazionale. Una vita parallela, tormentata, complessa da maneggiare. Tanto la sua storia milanista è stata una cavalcata, tanto quella con l’Italia è in salsa agrodolce. Franco Baresi ha vinto il Mondiale ’82, e tanto basterebbe, eppure i suoi ricordi principali sono di sconfitte. Come in una maledizione lanciata da chissà quale dio invidioso, la partita migliore della sua vita e la sconfitta più dura coincidono. Pasadena, ovviamente: domenica 17 luglio 1994, finale del Mondiale tra Italia e Brasile, a Los Angeles un caldo da star male. Il Piscinin era un leone anziano, con i capelli già radi sulla fronte, e tornava dopo 24 giorni e un’operazione al menisco del ginocchio destro. Praticamente non si allenò, andò direttamente in campo e con la forza della mente cancellò tutto il Brasile. Dirà Romario: "Baresi è stato il più forte contro cui abbia mai giocato. Non so se migliore, di certo il più difficile da affrontare". 

gli inizi con bearzot

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Il Baresi azzurro è stato particolare dall’inizio, con due stranezze. La prima: ha vissuto due grandi competizioni prima di esordire. Bearzot lo convocò per l’Europeo 1980 e il Mondiale 1982. Minuti giocati: nessuno, nemmeno nelle qualificazioni. Baresi II – si diceva così – esordì solo il 4 dicembre 1982 in Italia-Romania 0-0 a Firenze. Era un sabato. Il giorno dopo era a Como per Como-Milan, altri 90 minuti in campo a meno di 24 ore di distanza. Quando vi parlano di calendari affollati, raccontate questa. Prima aveva giocato in Under 21 e nella Nazionale B, che nessuno ricorda più. Di quell’esordio restano un paio di frasi: "Emozionato? Un pochino. Ma dopo due calci al pallone mi sono sentito benissimo. Certo è che questi romeni picchiavano come fabbri…". I calciatori giocavano e parlavano in modo diverso. 

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leader con sacchi

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Bearzot aveva Scirea e dall’autunno ’82 provò a usare Baresi da centrocampista, esperimento andato più male che bene: "Bearzot come libero non mi considera proprio - diceva Franco a fine 1984 -. Non vedo un gran futuro in questo ruolo". Andrà molto meglio con Azeglio Vicini, che dopo il ritiro di Scirea puntò su di lui. Franco visse da protagonista l’Europeo 1988, finito in semifinale contro l’Unione Sovietica, e fu un titolare a Italia ’90, sempre con quel numero di maglia strano, il 2. Ai tempi le maglie si assegnavano in ordine alfabetico e Franco era il primo all’appello, dopo il portiere. Sacchi subentrò nel 1991, si affidò al suo capitano e a Usa ’94 gli restituì il numero 6. Finì come finì, con il rigore calciato alto dopo la mitica finale col Brasile e le sue lacrime in mezzo al campo. Svuotato, forse rassegnato, Franchino Baresi lasciò l’azzurro con Slovenia-Italia del 7 settembre 1994 a Maribor. Non pensate sia un epilogo triste. È solo un epilogo schivo, timido come lui.

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