Favaretto: "Ero convinta di non farcela, poi l’ansia è diventata oro. E quando smetto, farò l’avvocato"
Martina dopo il doppio titolo mondiale nel fioretto: "Mi serviva autostima, le medaglie mi aiuteranno"
Martina dopo il doppio titolo mondiale nel fioretto: "Mi serviva autostima, le medaglie mi aiuteranno"
dal nostro inviato Mario Canfora 1 agosto - 12:05 - HONG KONG (CINA)Parlantina fluida, un… assalto di parole. Martina Favaretto è così: sembra timidina, silenziosa, ma se parte non la ferma nessuno. Come in pedana, d’altronde. Prima dei Mondiali di Hong Kong in lei c’erano mille pensieri, soprattutto quel tarlo di non riuscire mai a vincere un Mondiale individuale. Risultato? Due ori, individuale e a squadre. Già, due ori. Nessuno ha fatto meglio nell’intera manifestazione iridata. Anzi, ha fatto più lei che 18 nazioni messe assieme: l’intero medagliere dopo l’Italia. E così può tornare felice nella cittadina dove vive, Zero Branco, in provincia di Treviso. È nata a Camposampiero, nel padovano, poi per tanti anni ha vissuto a Noale, nel veneziano. "Sono ansiosa, chi mi conosce lo sa. Stavolta è stato diverso. Puntavo ovviamente all’oro, ma rispetto allo scorso anno ho visto il cambiamento. A Tbilisi non ci credevo. Spiego meglio: volevo come sempre vincere la gara, ma arrivata lì poi mi convincevo di non farcela mai. E partivo sconfitta in partenza".
VIDEO: Favaretto: “È un oro che attendevo da quattro anni”Perché queste ansie?
"Sono fatta così, sono emotiva, forse ho preso da mamma. Quest’anno invece ci credevo, sentivo che volevo quell’oro e in tutta la gara non ho mai avuto il pensiero di non andare avanti. Posso farcela, mi sono detta. Così è stato".
Lavora sull’aspetto mentale?
"Mi aiuto da tempo con uno psicologo sportivo, Bruno Demichelis. Sono migliorata molto. Spesso facciamo lezioni online. Dopo la delusione degli Europei, a giugno, dove non sono riuscita a gestire la tensione, mi serviva autostima. Queste due medaglie d’oro sicuramente mi aiuteranno".
Dopo il primo oro singhiozzava.
"L’ho spiegato subito: era arrivata quella medaglia che tanto desideravo da anni".
Ha detto che come idolo aveva Valentina Vezzali: nell’ambiente si dice che sia destinata a ripercorrere la stessa carriera.
"Mah, come lei è quasi impossibile. Mi accontento di meno".
Tipo?
"Ho tre obiettivi: vincere le gare individuali di Olimpiadi, Mondiali e Europei. Siamo a una su tre. Non voglio essere la più grande fiorettista della storia, ho dei miei obiettivi e voglio raggiungerli per essere soddisfatta con me stessa per poter dire un giorno: ora che li ho centrati posso smettere e cambiare vita".
Addirittura?
"Sì, non mi vedo col fioretto in mano per tantissimi anni".
Vezzali si è ritirata a 42 anni, Errigo ne ha 38 e di smettere non ci pensa proprio. Lei?
"Meno, meno. Smetterò prima".
Sarebbe capace di vincere i Giochi e poi smettere?
"A volte lo dico, poi magari se capitasse non sarà così. Chissà".
Fa molti sacrifici?
"Nì, ci si organizza bene. Non mi sveglio presto, la mattina faccio preparazione atletica con mio fratello Michel e poi il pomeriggio scherma con lezioni, assalti e altro col mio maestro Mauro Numa. L’unico giorno libero è la domenica. Non è una cosa che mi sentirei di fare per molto tempo. Pesa un po’ quando, per dire, magari salti qualche concerto con gli amici perché sei impegnata a fare altro. Pensi che questi sono i miei anni migliori, ma allo stesso tempo ora la scherma è quello che mi piace fare ed è il mio lavoro".
Chi le piace musicalmente?
"Lazza, Coldplay e OneRepublic".
Però con la scherma ha modo di girare il mondo.
"Vero, questo è bellissimo. E mi piace assaggiare nuovi cibi".
Quale preferisce?
"Quello asiatico. Qui a Hong Kong per me con noodles e ravioli è stato perfetto. Quando sono in Italia vado sempre a mangiare nei ristoranti cinesi".
Città preferita?
"New York. Ma preferisco Roma, sarebbe bello viverci in futuro. Mi piace perché è un museo a cielo aperto. Quando mi capita, vado a trovare il mio amico Tommy Marini che vive lì. Un giorno mi piacerebbe avere uno studio da avvocato nella Capitale, oppure lavorare nel campo sportivo, sempre per quel che riguarda il diritto".
Segue altri sport?
"Mi sto avvicinando al tennis grazie a Sinner, sarebbe bello poterlo incontrare".
Perché ha scelto Giurisprudenza come facoltà?
"Facevo già diritto al liceo sportivo, mi piace. È difficile, ma apre diverse porte e si può fare carriera in diversi ambiti. Sono a metà strada, ce la farò ma non è facile fare bene le due cose".
VIDEO: Favaretto e Errigo meglio in pedana che… a stappare le bottiglie di spumanteAvete vinto un oro a squadre in maniera netta: all’esterno si percepiva complicità tra voi.
Sì, siamo tutte amiche e non si dice per dire, è proprio così. Siamo state proprio brave, Arianna poi magnifica".
Già, Arianna: è un po’ una sorella maggiore?
"Ho una sorella che ha proprio la sua età e non è nemmeno la più grande. Siamo in quattro, tre femmine e un maschio. La più grande ha venti anni più di me, Marika, poi c’è Michel e l’altra sorella che si chiama Silvia. All’inizio in camera ero proprio con Arianna, mi ha aiutato tanto accogliendomi al meglio nel gruppo. Ora sono con Anna Cristino".
Ha amici nello sport?
"Conosco bene Cocciaretto, abbiamo fatto le Olimpiadi Giovanili assieme".
Papà e mamma la seguono?
"No, mamma Letizia ha paura di prendere l’aereo, ma in verità non vede neanche le gare in tv perché ha più ansia di me. Le vede a risultato acquisito, però pensa a conservarmi la rassegna stampa. Papà Massimo se riesce invece viene a vedermi".
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