Dal sostegno alla rivolta: così è naufragato il progetto di Infantino. E ora rischia...
Prima il boicottaggio annunciato da Uefa e Concacaf, poi il voltafaccia dell'Asia: così è saltato il piano di Infantino, che ora deve fare i conti con una crescente opposizione interna
Prima il boicottaggio annunciato da Uefa e Concacaf, poi il voltafaccia dell'Asia: così è saltato il piano di Infantino, che ora deve fare i conti con una crescente opposizione interna
dal nostro corrispondente Davide Chinellato 1 agosto - 15:44 - LONDRA English versionE se l’impero di Gianni Infantino si fosse sgretolato in appena quattro giorni? Martedì il padre-padrone della Fifa aveva annunciato l’intenzione di creare una società a scopo di lucro, a cui affidare la gestione dei Mondiali e di cui vendere il 21% ai privati. Ieri notte è arrivato il clamoroso passo indietro, conseguenza di una pioggia di critiche e rivolte interne che rischiano di avere conseguenze devastanti per la sua presidenza. Infantino sembrava inattaccabile quando ha forzato la mano e annunciato il suo piano. Ora, con la Uefa che annuncia di aver perso la fiducia in lui e quelli che dovrebbero essere i suoi più fedeli collaboratori sul piede di guerra, sembra più debole di quanto non sia mai stato.
VIDEO: Platini, che attacco a Infantino! E quella frecciatina all'Italia...no e boicotaggi
—La posizione compatta dell’Uefa è stata un terremoto forte. La federazione europea si è da subito schierata contro il piano di Infantino e, quando giovedì i 55 membri hanno votato all’unanimità il boicottaggio dei Mondiali se il piano non fosse stato cancellato, era evidente che le cose per Infantino si stavano complicando. “Nessuna nazione Uefa parteciperà alle competizioni Fifa fino a quando questa proposta non verrà ritirata - recitata il comunicato della federazione guidata da Ceferin -. L’idea deve essere abbandonata nella sua interezza e servirà assicurazione vincolante che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni ai privati”. La posizione dell’Uefa non è rimasta isolata: la Concacaf, la confederazione nordamericana, ha votato subito dopo all’unanimità una posizione simile. Infantino venerdì mattina in un comunicato aveva fatto sapere che l’idea sarebbe andata avanti comunque, nonostante l’annunciato boicottaggio di due federazioni così importanti.
asia
—Il colpo decisivo, però, rischia di essere arrivato quando l’Afc, la confederazione asiatica, ha annunciato che si sarebbe schierata con Uefa e Concacaf. L’annuncio non ha fatto solo mancare a Infantino i voti per portare avanti il suo progetto (le tre federazioni ribelli rappresentano 137 dei 211 paesi membri della Fifa), ma ha anche tolto al numero 1 del calcio mondiale quella che in dieci anni di presidenza ha trasformato in una sua roccaforte, grazie a iniziative come il programma Forward, al Mondiale in Qatar nel 2022 o a quello assegnato all’Arabia Saudita nel 2034. In cambio, l’Asia ha sempre sostenuto le riforme di Infantino, a cominciare dall’ampliamento del Mondiale a 48 squadre. L’Afc però, oltre ai voti, è anche un clamoroso mercato: i diritti del Mondiale 2022 in Asia hanno superato i due miliardi di dollari, Giappone, Corea del Sud, Cina e India sono fondamentali per la crescita del calcio mondiale, che interessa anche alle ricchissime potenze mediorientali come Arabia Saudita e Qatar. Il loro no, oltre ai voti, ha tolto a Infantino una preziosa roccaforte, una che ora dovrà cercare di riconquistare se vuole evitare che questo passo falso si trasformi nella fine del suo impero.
rivolta interna
—Sì, perché nonostante il ritiro del progetto, il trono di Infantino resta nel mirino. Nel marzo 2027 ci sono elezioni in cui, fino a qualche settimana fa, nessuno pensava di attaccarlo, scenario che ora promette di cambiare con l’Uefa che minaccia di portare avanti le procedure per un voto di sfiducia. Intanto Infantino deve guardarsi anche dalla rivolta interna di quelli che fino alla settimana scorsa erano considerati i suoi collaboratori più stretti. Venerdì, prima della retromarcia, Infantino ha perso l’appoggio di Carlos Cordeiro, suo consigliere dimessosi con un duro comunicato. Lo stesso di Kevin Lamour, direttore generale della Fifa che ha raccontato come lo staff del governo del calcio mondiale sia stato “ingannato” dal suo presidente. “Questo progetto non è dell’amministrazione Fifa: è il progetto di un singolo individuo” ha scritto Lamour in un comunicato diffuso alle agenzie di stampa. Secondo quanto riporta il quotidiano britannico Telegraph, lo staff della Fifa sarebbe determinato a “fare fuori il tiranno”. E l’impero di Infantino, saldissimo fino a una settimana fa, rischia davvero di crollare.
Leggi anche Soldi, potere, Var e Superlega: Ceferin-Infantino, dove nasce lo scontroFinta a rientrare e golazo di sinistro: l'Italia ha trovato il suo bomber?© RIPRODUZIONE RISERVATA