Un po' di scacchi, un po' di Sinner e... Un anno fa era 478°, ora vede la top ten: dietro il boom di Jodar
La Gazzetta dello Sport

Un po' di scacchi, un po' di Sinner e... Un anno fa era 478°, ora vede la top ten: dietro il boom di Jodar

Sabato 1 agosto 2026
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Legatissimo alla famiglia, in particolar modo a suo papà. Il suo idolo è Alcaraz, ma sotto molti aspetti somiglia molto a Jannik

Legatissimo alla famiglia, in particolar modo a suo papà. Il suo idolo è Alcaraz, ma sotto molti aspetti somiglia molto a Jannik

Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 1 agosto - 16:40 - MILANO

Se giochi a tennis, sei spagnolo e ti chiami Rafa, potresti sentire un peso abbastanza ingombrante sulle spalle. Il peso della storia o, meglio, della leggenda. Eppure Rafa Jodar non è un “nuovo Rafa”, riferendosi a Nadal. Al massimo può essere definito un “secondo Rafa”, quasi una versione aggiornata del campione maiorchino. In primis è destrorso, e già questo lo distingue dall’illustre connazionale. Secondo poi, sembra trovarsi più a suo agio sui campi rapidi che su quelli in terra, l’esatto contrario del Nadal di inizio carriera. Per quanto la scalata alla classifica di Jodar sia partita in ogni caso in maniera concreta dalla primavera europea sul rosso, con il via dato dal primo titolo vinto a Marrakech. Circa quattro mesi dopo, è uno degli uomini da battere, è virtualmente n.19, ha appena battuto il primo top 20 sul cemento (una partita pazzesca contro Musetti a Washington) e vede da vicino la top 10. Non male per un giocatore che a inizio anno era n.150 e che un anno fa, di questi periodi, si trovava alla 478esima posizione della classifica mondiale. Ora è il volto del futuro.

diventare adulti all'improvviso

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Il caso di Jodar è un caso particolare. Da junior aveva vinto lo Us Open 2024, battendo in fila le prime tre teste di serie del torneo dai quarti di finale in poi, e aveva raggiunto la quarta posizione del ranking di categoria. Ma il passaggio al professionismo, visto che Rafa ha frequentato anche il college, non è stato così immediato, e non è infatti mai stato inserito tra i nomi principali da tenere d’occhio per il futuro. Almeno fino alla fine del 2025, quando riuscì a strappare la qualificazione per le Next Gen Finals, grazie ad alcuni forfait. Quello è stato il primo vero passo mosso dal madrileno nel mondo dei grandi, dopo buone prestazioni Challenger, con tre titoli. Una settimana che ha posizionato il suo nome sulla mappa, con un tennis aggressivo ma molto efficace anche in fase difensiva, grazie a gambe lunghe e un ottimo gioco di piedi. Con il dritto, poi, Jodar fa spesso davvero paura. Dopo qualche mese di assestamento, da aprile in poi il vaso di Pandora si è spalancato: titolo a Marrakech, due quarti di finale 1000 consecutivi tra Madrid e Roma, il primo quarto Slam al Roland Garros. Tutto giocando con la testa alta, la giusta cattiveria e una sensazione di fondo che appartiene solo ai grandi giocatori, quelli esperti: avere in mano la partita anche quando si è sotto nel punteggio, basti pensare che ha vinto tre incontri su quattro quando si è trovato in svantaggio due set a uno, uno dei quali rimontando da 0-2. E così, vincendo tra l’altro 17 delle prime 25 partite a livello Atp, meglio di Sinner e Alcaraz, la classifica di Rafa è cresciuta rapidamente: fuori dai 100 a inizio marzo, n.29 all’alba del Roland Garros, secondo Slam in carriera, già giocato da testa di serie, ora top 20. Con un carattere introverso, questo sì come il primo Nadal, ma che non sta assolutamente costituendo un freno.

jodar, la famiglia

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Sul campo, a livello di tennis, i paragoni si sono sprecati per Jodar. Che, avendo ancora 19 anni, è sicuramente uno dei candidati a prendere in mano il tennis del futuro ad altissimi livelli. Mediaticamente, invece, lo spagnolo assomiglia un po’ a Sinner: non è un grande amante delle telecamere, raramente rilascia dichiarazioni che facciano fermare le rotative, soprattutto in inglese. Quando parla in spagnolo il ragazzo è più propenso ad esprimersi e a chiacchierare, ma l’impressione è che comunque preferisca rimanere sulle sue, probabilmente anche a causa di un tipo di educazione familiare molto umile. Come emerso anche in primavera da alcune sue parole: “Non lavoro con nessuno psicologo: i miei genitori determinano chi sono e i valori che mi hanno trasmesso fin da quando ero molto giovane”. La famiglia è il nucleo fondamentale della vita di Jodar, cresciuto nel quartiere madrileno di Leganes, dove ha poi mosso i primi passi al circolo di Chamartin già a quattro anni, insieme all’amico connazionale e coetaneo Martin Landaluce. Sempre nella scia del padre, insegnante di educazione fisica, di cui porta il nome (che è tra l’altro anche quello del nonno), e rimane tra l’altro l’unico membro effettivo del suo team. “Per adesso la squadra siamo io e mio padre: mi dà ottimi consigli e con lui mi sento molto a mio agio”, aveva raccontato Rafa, “è sempre stato il mio sostegno più grande. Vuole il meglio e si prende cura di me nel miglior modo possibile”. Valori solidi e grande umiltà, questi sono i principali ingredienti dei traguardi di Jodar. Che si ispira ad Alcaraz, visto più da vicino rispetto a Nadal, oltre ad essere grande tifoso del Real Madrid, come testimoniato da vari post con le maglie dei Blancos e dalle visite agli stadi delle città in cui gioca. E la benedizione di Sinner, arrivata dopo il bel quarto di finale vinto dall’azzurro su di lui a Madrid, lascia tracce importanti per il futuro: “Non sarà l’unica volta in cui ci affronteremo, e mi ha dato buoni feedback per Roma e Roland Garros”.

Il futuro è sempre più presente

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Dalla primavera si è arrivati all’estate americana, che è la parte di stagione preferita, visto che si gioca sul cemento, da Jodar. E, data l’esperienza in college, l’unico Slam junior vinto da queste parti, gli Usa sembrano anche portare discreta fortuna allo spagnolo. Che a Washington, dove ha iniziato la sua prima tournée da professionista nell’estate a stelle e strisce, ha subito messo in chiaro che l’obiettivo è arrivare il più lontano possibile, e raggiungere le vette della classifica già quest’anno, in cui i punti da difendere sono praticamente nulli. E così, battendo per la seconda volta in carriera un top 20 (anche contro Musetti, come alla prima contro de Minaur, ha vinto un set per 6-1), Rafa ha raggiunto la prima semifinale dallo scorso aprile a Barcellona, prima in assoluto sul cemento. Una vittoria che lo proietta virtualmente in top 20, e in caso di vittoria del torneo arriverebbe al n.12, a poco più di 200 punti dalla top 10. Dovrebbe battere Tabilo in semifinale, e poi uno tra Fritz e Nakashima. Impegni non impossibili alla luce del livello espresso dallo spagnolo, che ha pieno diritto di sognare anche la qualificazione alle Atp Finals. In questo momento occupa infatti la 15esima posizione nella Race, che tiene conto solo dei risultati ottenuti nel 2026, e vincendo il 500 di Washington balzerebbe al nono posto, in piena corsa per Torino. Risultati che neanche il più ardito dei sognatori avrebbe immaginato fino a qualche mese fa, ora realtà per il madrileno, che ha bruciato le tappe alla velocità della Perla Nera, nave simbolo della saga cinematografica “Pirati dei Caraibi”, una delle sue preferite. Adottando anche un tennis a tratti molto strategico, eredità dell’altra sua grande passione, che lo ha fatto crescere molto: “Mi piace anche giocare a scacchi e la parte strategica del gioco. È qualcosa che mi aiuta a concentrarmi e penso che sia collegato al tennis”. E mentre il mondo è alla finestra, in attesa di Alcaraz, cercando di capire chi potrà fermare Sinner, Rafa Jodar di soppiatto è sempre più vicino a sfondare le porte dell’élite. Ed è uno di quelli che le sfonderà per rimanerci.

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