Savicevic: "Una vergogna che Baresi non abbia vinto il Pallone d'oro. Sammer e Cannavaro non erano come lui"
L'ex fantasista del Milan si commuove parlando del Capitano: "Mi ha aiutato tanto nei primi tempi al Milan. Di lui mi ricordo un gol al Padova, aveva 35 anni e gioiva come un ragazzino. Se non gli hanno dato il premio è per colpa dei giornalisti, votavano tutti Rijkaard..."
L'ex fantasista del Milan si commuove parlando del Capitano: "Mi ha aiutato tanto nei primi tempi al Milan. Di lui mi ricordo un gol al Padova, aveva 35 anni e gioiva come un ragazzino. Se non gli hanno dato il premio è per colpa dei giornalisti, votavano tutti Rijkaard..."
Germano Bovolenta Collaboratore 2 agosto - 09:31 - MILANOIl Genio è triste. "Ho il magone, un peso che non ti dico. Povero Franco, quanto mi dispiace". Dejan Savicevic è commosso e fatica a parlare: "Era il mio capitano, il mio grande capitano. Mi voleva bene, ci voleva bene, perché eravamo il Milan. Ma il Milan era lui, non c’è stato e non ci sarà mai più nessuno come lui". Savicevic è nella sua casa di Budva, in Montenegro. Lunghe pause, poi si scioglie e parla e ricorda.
Dejan, chi è stato Baresi?
"Una grande persona, un grande uomo. E un grande compagno di squadra, un giocatore meraviglioso: aveva il calcio dentro, capiva tutto, una visione di gioco incredibile. San Siro cantava: 'Un capitano, c’è solo un capitano'. Bellissimo ascoltare quei cori, facevano venire la pelle d’oca, davano la carica a tutti".
Quando vi siete conosciuti?
"Io sapevo chi era, un difensore fortissimo e famoso. In Jugoslavia, nella Stella Rossa, era molto considerato. Poi ci siamo incontrati in Coppa dei Campioni nel 1988. Prima a San Siro e poi a Belgrado".
La famosa notte della nebbia. I rigori...
"Già. Ricordo solo che io l’ho sbagliato e Franco ha segnato. Poi il Milan ha vinto meritatamente la Coppa. Gran bella squadra e Franco era uno dei più forti. No, no, scusa: il più forte".
Ora dicono: era meglio di Beckenbauer. Giusto?
"Beckenbauer l’ho visto solo con la sua nazionale, ero un ragazzino, ho ricordi lontani, un campione, grande classe. Baresi era come lui. Anzi lui e Paolo Maldini sono stati i più grandi del mondo. Franco ha vinto tanto e doveva vincere ancora di più".
Anche il Pallone d’Oro?
"Soprattutto quello. Ma dai: è una vergogna. Come fai a non dare il Pallone d’Oro a Baresi? Ma la colpa è vostra...".
Era da Pallone d'Oro, colpa anche vostra che non l'ha vinto..."
Come nostra?
"Di voi giornalisti. Non l’avete votato. Vincevano solo gli olandesi. Rijkaard arrivava sempre prima di lui, primi posti. Adesso, con tutto il rispetto per Rijkaard, stiamo parlando di un centrocampista, buoni passaggi, buon calcio. Ma Baresi era un’altra cosa: lui era un fenomeno. Guarda, non parlarmi del pallone d’Oro che m’inc...".
L’ha vinto il tedesco Sammer…
"E Cannavaro. Eh? E non Franco Baresi, uno dei più grandi difensori della storia del calcio. Non dico che è una vergogna, ma non erano come Baresi. Ma lui aveva anche un grande pregio: non se la prendeva. Diceva: va bene, dai, lasciamo perdere, pensiamo positivo. Era un leader, ci passava sopra".
Il Genio in che rapporti era con il Capitano?
"Buonissimi. Lui aiutava tutti. Io l’ho sempre sentito vicino, non parlava molto, ma c’era sempre. Nei primi tempi ero in crisi, non giocavo, stavo male. Franco mi abbracciava e consolava: 'Dai Dejan, porta pazienza, siamo in tanti, tutti bravi'. Io volevo andar via e lui mi diceva: 'Ma dove vuoi andare? Qui siamo al Milan, dove vai a star meglio?'. E mi diceva: 'Non arrabbiarti, non mollare'. Lui non mollava mai. Ti regalava sempre un po’ della sua felicità".
Non parlava molto, ma c'era sempre. Nei momenti difficili mi abbracciava"
Uno in particolare?
"Mah, tanti. Potrei dire una partita di Coppa, qualche finale. Invece io ricordo un suo gol a Padova. Ce l’ho impresso nella memoria. È la prima di campionato 1995 e prima partita di Weah e di Roberto Baggio. George segna un bel gol di testa, il Padova pareggia e poi Baresi si sgancia, va in attacco, Weah gli fa un buon passaggio, Franco stoppa di petto in area, fa scendere il pallone sulla coscia, lo tocca di piatto e lo mette nell’angolo. Dovevi vedere la felicità. Sembrava un bambino, correva come in estasi, l’abbiamo abbracciato tutti e sommerso. Commovente. Quel Baresi aveva 35 anni e aveva giocato circa 500 partite in campionato. Ed era felice e commosso come un ragazzino. Poi è andato in televisione e ha detto serio: ragazzi, dobbiamo lavorare ancora molto".
Altri momenti?
"La finale con il Barcellona ad Atene. Lui non c’era, squalificato, ma è come se fosse stato in campo. Immagino la sua sofferenza. Amava il Milan, ce l’aveva dentro. E noi gli abbiamo detto: 'Franco, in campo c’eri anche tu'. Era molto sensibile, ricordo il suo pianto nella finale mondiale in America. Il Milan campione d’Europa e lui poteva diventare campione del Mondo. Si è fatto male al menisco, è tornato subito, ha chiesto di giocare la finale, ha sbagliato il rigore perché si era preso la responsabilità di tirare per primo. Sono stato malissimo per lui".
Ma siete stati bene insieme tante volte. Come nelle semifinali di Coppa contro il Paris St. Germain del 1995. Ricorda?
"Che domanda. Come puoi dimenticare? Uno a zero là, due a zero a San Siro".
E Savicevic segna due gol.
"Nel Psg giocavano Weah, Bravo e Ginola. Alla fine uscendo Franco mi ha abbracciato e mi ha detto: 'C...., Dejan sei proprio un genio'. Mi sono fatto male e non ho giocato la finale con l’Ajax. Potevamo vincere la seconda coppa consecutiva. Sempre bei ricordi. Ma Franco non c’è più".
Quando vi siete sentiti l’ultima volta?
"In maggio, credo. Io ero in contatto attraverso Daniele Massaro. Un po’ di tempo fa sono stato con lui in un Milan club dalle parti di Bergamo. Lui era sempre gentile e disponibile".
Verrà a salutarlo?
"Certo. Farò di tutto, era il mio capitano e un mio amico. Ma perché i funerali non li fanno in Duomo? Lui è Franco Baresi e merita il Duomo, come gli artisti e i politici. Martedì un quarto d’ora prima sarò davanti alla chiesa".
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