L'ultrarunner Alessio Donati: "Dopo i 50 km la mente conta (quasi) più delle gambe"
La Gazzetta dello Sport

L'ultrarunner Alessio Donati: "Dopo i 50 km la mente conta (quasi) più delle gambe"

Domenica 2 agosto 2026
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È uno degli ultra runner più forti del panorama nazionale e offre preziosi consigli a chi vuole passare dalle corse su strada all’off road

È uno degli ultra runner più forti del panorama nazionale e offre preziosi consigli a chi vuole passare dalle corse su strada all’off road

Irene Righetti 2 agosto - 13:31 - MILANO

Alessio Donati ha 30 anni, vive ad Arezzo e, quando non è al lavoro nel negozio di telefonia, corre sulle colline attorno alla città. Per trovare più dislivello si sposta a Pratomagno e nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. "I colli dalle mie parti arrivano a un’altezza massima di 900 metri, certo non sono le Alpi o le Dolomiti, però mi sono adattato abbastanza bene", racconta. Nel 2025 ha vinto la Vesuvio Ultra Marathon di 75 chilometri, ma dietro quel risultato c’è soprattutto un modo di vivere l’ultra running fatto di chilometri, dislivello, potenziamento in palestra e una grande attenzione alla gestione mentale. 

Alessio Donati durante la gara di 75 km della Vesuvio Ultra Marathon 2025

Donati, che cosa significa preparare un’Ultra mentre si lavora?

"L’allenamento è parte della nostra vita quotidiana. Noi lavoriamo e, in più, dobbiamo allenarci come chi lo fa per professione, proprio perché altrimenti non riesci ad arrivare pronto alla gara. E bisogna dedicare un buon numero di ore al training". 

Quanto ti alleni?

Percorro circa 100 chilometri alla settimana, con un dislivello settimanale che va dai 3.000 ai 6.000 metri. Mi alleno sei giorni su sette e faccio almeno un’uscita doppia. Per esempio: lavori di forza alla mattina e corsa nel pomeriggio". 

Il potenziamento è quindi fondamentale?

"Assolutamente! Per allenare la forza bisogna usare i pesi e fare tanti squat. La parte di potenziamento serve non tanto per migliorare la prestazione, quanto per prevenire gli infortuni. Ginocchia, quadricipiti… Che sono sempre sotto sforzo. Nel trail running, infatti, si muove davvero tutto il corpo, che è costantemente sollecitato". 

Foto Vum

E quanto conta la testa?

"La testa è importante quanto le gambe. Puoi avere tutto l’allenamento che vuoi, però un momento di crisi ce l’hai quasi sempre. E dopo tante ore la testa deve restare lucida, diversamente tutto diventa complicato. Per questo direi che, se fai distanze di 50 chilometri e oltre, la mente è quasi più importante". 

Come si allena la parte mentale? 

"Studiando la planimetria del percorso e poi dividendo la gara in settori, in corrispondenza dei ristori, che in linea di massima sono ogni 10-12 chilometri. E poi mi aiuta anche l’orologio, sempre più sofisticato, riesce a dirmi quanto dislivello affronterò nel prossimo tratto, positivo o negativo. E avere questi dati mi aiuta psicologicamente ad andare avanti". 

Quindi la gara non è semplicemente correre per decine di chilometri.

"No, forse correre è il meno. Devi essere bravo a gestire nutrizione e sforzo, e devi fare attenzione a non sbagliare il percorso. Poi c’è il caldo e devi restare bene idratato. Insomma ci sono tantissime componenti da tenere sotto controllo, soprattutto nelle gare dai 50 chilometri in su". 

Anche l’alimentazione fa parte della preparazione. Come la gestisci?

"La sera prima della gara faccio un carico di carboidrati: mangio circa 300 grammi di pasta al pomodoro con del parmigiano grattugiato sopra. A colazione generalmente ho il porridge, oppure due patate lesse con un po’ di sale e un uovo. Durante la gara assumo gel a rilascio lento, in modo da non avere subito la botta glicemica. È un tipo di nutrizione simile a quella dei ciclisti professionisti che devono pedalare per tante ore". 

Che consiglio daresti a un maratoneta che intende al trail running?

"Gli direi di buttare via lo smartwatch e di mettersi in ascolto del proprio corpo. Spesso il maratoneta o il mezzofondista pensa più al tempo, controlla di non andare fuori soglia o cose così. Nel trail running, invece, per quanto tu possa calcolare i tempi, ci sono troppe variabili: il meteo, il terreno… Poi gli consiglierei di non trascurare il potenziamento e di allenare la salita, ma anche in discesa". 

Che cosa ti piace dell’ultra running?

"La possibilità di affrontare gare con tante componenti diverse e di dovere gestire non solo la corsa, ma tutto quello che succede durante tante ore". 

Il prossimo obiettivo?

"A settembre farò il Tor 100, che è una competizione piuttosto complessa. Spero di arrivare pronto all’appuntamento".

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In bocca al lupo allora!

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