Baresi e gli anni bui del Milan: quando per amore del Diavolo scese anche all'inferno
La Gazzetta dello Sport

Baresi e gli anni bui del Milan: quando per amore del Diavolo scese anche all'inferno

Domenica 2 agosto 2026
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Champions e scudetti contano il giusto quando è questione d'amore: Franco non ha mai tradito i rossoneri nemmeno nei momenti più bui, gli altri scappavano. Due volte è retrocesso, due volte si è rialzato: tra inglesi bislacchi, squali, battute al ristorante, sconfitte clamorose, coppe di poco valore, cessioni dolorose e promesse mantenute, il racconto di quegli anni bui

Né alle Champions né agli scudetti, per capire perché Franco Baresi è stato il più amato dai tifosi milanisti di una certa età, diciamo dai cinquanta in su, bisogna guardare agli anni bui, alle stagioni in cui il Milan rotolava dentro un pozzo senza fondo. In quel periodo oscuro, Baresi rappresentava l’àncora, la speranza di un futuro, la luce al termine della notte. Era il capitano della Società dei milanisti quasi estinti, per parafrasare il gruppo di studenti dell’Attimo fuggente, il film con Robin Williams in cui viene declamata la poesia di Walt Whitman, “Oh Captain! My Captain!”. Qualcuno scappava, Baresi c’era e ci sarebbe sempre stato. Baresi ha dedicato la sua gioventù, gli anni migliori della sua carriera, tra i 20 e i 25 anni, al peggior Milan che mai si sia visto dalla fondazione a oggi. L’Avvocato Agnelli lo avrebbe voluto alla Juve. Paolo Mantovani mirava a creare nella Samp una coppia difensiva impermeabile a tutto e a tutti, immaginate che cosa sarebbe stato un duo di difensori centrali formato da Pietro Vierchowood e Franco Baresi. Agnelli e Mantovani promettevano miliardi e benefit. Il capitano rimaneva fermo nel suo milanismo. È doveroso sbloccare i ricordi belli e i ricordi brutti, che poi tanto brutti non sono, perché il tempo edulcora tutto. Quando Baresi era il capitano di un vascello fantasma.

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