Como, la scelta di Fabregas: sette gli spagnoli in rosa. Nessuno in Europa ne ha così tanti
La Gazzetta dello Sport

Como, la scelta di Fabregas: sette gli spagnoli in rosa. Nessuno in Europa ne ha così tanti

Lunedì 3 agosto 2026
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Da Ramon a Morata, passando per Milla e Cuenca: il Como ha costruito una vera colonia iberica. Riflesso di un'idea di calcio precisa e condivisa

Da Ramon a Morata, passando per Milla e Cuenca: il Como ha costruito una vera colonia iberica. Riflesso di un'idea di calcio precisa e condivisa

Giulio Saetta Giornalista 3 agosto - 13:58 - MILANO English version

Hola, Como! Tra lo stadio Sinigaglia e il centro sportivo di Mozzate si estende un’enclave calcistica spagnola. Il primo Padre Pellegrino è stato Cesc Fabregas, arrivato quasi per caso a fine carriera sulle rive del lago, con la squadra in Serie B. Dal punto di vista dell’immagine, portare un campione del mondo e leggenda della Premier e della Liga rispondeva a una precisa strategia del management indonesiano di trasformare un contesto provinciale in una realtà di sapore internazionale, attirando sponsor, visibilità globale e l’interesse di media e tifosi di tutto il mondo. Ma l’evoluzione di Fabregas da calciatore a guida tecnica ha dimostrato che non era solo un matrimonio di facciata, sotto c’era tanto altro, un pensiero comune di progettualità, cultura del lavoro e ambizione. Sul campo, Fabregas e il Como si sono imposti in Serie A grazie a un’identità di gioco precisa, moderna, basata sul possesso palla e su principi tattici ambiziosi, valorizzando giovani talenti come Nico Paz e costruendo un progetto tecnico solido e a lungo termine. Per portare avanti questa idea Cesc ha attinto al suo bacino d’esperienza e conoscenze, pescando inevitabilmente in Spagna. A oggi, nei top cinque campionati, il Como è la squadra non spagnola con più calciatori spagnoli in rosa, ben sette: Ramon, Valle, Cuenca, Milla, Jesus Rodriguez, Morata e Azon. Senza contare due ragazzi cresciuti non solo calcisticamente in Spagna come Paz e Diao, il primo nato a Tenerife, il secondo trasferitosi dal Senegal a Badajoz all’età di tre anni. 

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I nuovi

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Fabregas, cresciuto alla Masia del Barcellona, ha trapiantato in riva al Lario quella filosofia di gioco per cui la Spagna era già ben nota e che ha sublimato nella vetrina planetaria trionfando nella Coppa del mondo americana. Un modello fondato sul controllo del ritmo, il possesso palla e la spregiudicatezza associata al pensiero rapido visibile ormai non tanto più in piccolo nello stile del Como. L’identità però non è un concetto statico e l’ultima sessione di mercato ha ridisegnato i contorni di questa colonia pur non variando i numeri: l’addio di due totem carismatici e vincenti come Alberto Moreno e l’ex capitano del Barcellona Sergi Roberto ha lasciato spazio a nuova linfa iberica perfettamente sovrapponibile, se non per ruolo, per mentalità. Parliamo di Luis Milla e Andres Cuenca. Sebbene di età diversa - il centrocampista ex Getafe ha trentun anni mentre il difensore centrale è un classe 2007 -, entrambi si sono già inseriti nei meccanismi della squadra come si è visto nei primi test contro il Paris Fc e nella Como Cup, a testimonianza della bontà dell’intuizione di Fabregas supportata dal ds Ludi e dal lavoro di tutta l’area scouting. 

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Questione di cultura

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Comprare spagnoli, per il Como, non è un vezzo nazionalistico del tecnico ma una precisa scorciatoia strategica. Reperire sul mercato profili giovani, accessibili e già formati per un calcio iper-tecnico, basato sulla costruzione dal basso e sul dominio dello spazio, richiede tempo: la Spagna offre invece un bacino inesauribile di giocatori che fin dai pulcini assimilano gli stessi concetti di gioco della nazionale maggiore. Fabregas azzera così i tempi di assimilazione tattica, inserendo in rosa elementi che parlano già la sua stessa lingua calcistica. Il Como si proietta verso il futuro seguendo lo spartito dei Campioni del Mondo, unendo l’intensità della Serie A al Dna del calcio totale.

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