L'Inter è già avanti: colpi senza fretta, intesa per vincere tra Chivu e il club
La Gazzetta dello Sport

L'Inter è già avanti: colpi senza fretta, intesa per vincere tra Chivu e il club

Lunedì 3 agosto 2026
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Voglia di confermarsi in Italia e volare in Champions.  La squadra è competitiva: servono solo ingaggi mirati

Voglia di confermarsi in Italia e volare in Champions.  La squadra è competitiva: servono solo ingaggi mirati

dal nostro inviato  Roberto Maida 3 agosto - 13:54 - PERTH (AUSTRALIA) English version

In Australia sorridono tutti, persino i poliziotti che controllano i bagagli alla dogana. È il posto giusto per l’Inter, che il sorriso non l’ha più perso dal mese di maggio e si è introdotta con curiosità nell’inverno di Perth, godendosi il vento fresco che spinge dall’Oceano Indiano. La parola d’ordine della spedizione è leggerezza misurata, il caos calmo dei Campioni. Cristian Chivu non sbaglia a sottolineare le difficoltà del mercato e le carenze dell’organico, soprattutto sulla fascia destra, ma la sua analisi è pacata e lineare. Non costituisce un mezzo per mettere pressione alla società. Anche perché nessuno meglio di Marotta e Ausilio conosce (e condivide) le criticità interne e l’importanza di assestare i colpi giusti nel momento giusto: altrimenti l’Inter non avrebbe arruolato un vecchio marpione di 32 anni, John Stones, deviando dai parametri tradizionali imposti dalla proprietà. Non esiste quindi una differenza di vedute tra allenatore e dirigenza, che hanno intrapreso un cammino a lungo termine un anno fa e hanno già bruciato le tappe vincendo insieme scudetto e Coppa Italia. La voglia comune di interpretare il ruolo di dominatori non è scemata, anzi. 

VIDEO: Inter, Stones è più di un difensore: l'idea tattica che lo rende perfetto per Chivu

consapevolezza

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Se l’Inter non ha fretta di comprare quei due-tre giocatori "che fanno alzare il livello", come li definirebbe Chivu, è perché sente di essere già molto competitiva, come lo stesso Chivu ha ribadito. Il ragionamento è semplice: in Italia sono le altre a doversi rinforzare per accorciare le distanze, per riaprire la corsa al controllo nazionale. Questo non significa restare inerti da qui al primo settembre, tutt’altro. Significa però muoversi, in un mercato di per sé complicato dal ritardo "mondiale", senza cadere nella trappola dei prezzi, gonfiati dall’ansia di sistemare tutto in tempi rapidi. I dirigenti ricordano spesso di aver realizzato a condizioni molto favorevoli il miglior acquisto, Manuel Akanji, all’ultimo giorno della campagna trasferimenti 2025. Un caso fortunato forse, o forse no. Quest’estate è stata più dura, perché la scelta di Dumfries di svincolarsi per 20 milioni ha obbligato l’Inter a investire una forte somma sul sostituto. Beh, l’erede era stato individuato subito: solo che Palestra, vicinissimo finché l’intervento scioccante del Chelsea non ha cambiato il destino, ha stravolto i progetti. E il piano B Khalaili, sul quale comunque erano stati stanziati 25 milioni, è saltato per ragioni imprevedibili dopo le visite mediche. La società ritiene insomma perdonabile, o meglio giustificabile, un periodo di assestamento che consenta di correggere la rotta. Il principio è stato sposato in primis da Chivu, che dopo l’amichevole di Hong Kong contro il Manchester City rimarcava l’importanza di "avere pazienza e scegliere bene". 

volontà

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Sarebbe stato più comodo avere in tournée il 90 per cento dell’organico? Chiaramente sì, inclusi i tanti nazionali che hanno usufruito di un congruo periodo di vacanza. Ma tutte le squadre sono ancora incomplete e quasi tutte hanno cominciato da poco a comprare. All’Inter permane un accordo sul principio base: non occorrono calciatori ordinari, ma profili che possano migliorare un gruppo già forte e che aiutino i giovani a crescere. La qualità di Aleksandar Stankovic, che è un 2005 come Pio Esposito, e persino la sfrontatezza dei baby attaccanti Mosconi e Lavelli entrano in un ragionamento futuribile che stuzzica il fondo Oaktree. Però i ragazzi hanno diritto di imparare i dettagli e le sfumature con i loro tempi e i loro modi, lavorando fianco a fianco con i colleghi più affermati e titolati. 

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l'europa

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Il discorso si ribalta in prospettiva europea. Per lottare con gli squali della Champions – citazione di Mourinho, che ora è tornato a nuotare tra i pescecani – bisogna attrezzarsi con le intuizioni e le idee che possano minimizzare gli effetti del gap finanziario. Al netto delle cessioni, alcune delle quali sono auspicabili per aumentare la liquidità, l’Inter dispone di un budget di 50 milioni che certamente non basta per avvicinare il Psg, il Bayern, le grandi d’Inghilterra e di Spagna. Ma un anno e mezzo fa, quando Simone Inzaghi spazzava via Bayern e Barcellona raggiungendo la finale di Monaco, niente appariva impossibile. L’Fc Internazionale proverà allora ad essere all’altezza del suo nome anche fuori dai confini domestici: per giocare un torneo migliore della scorsa stagione, rovinato dalla doppia sconfitta con il Bodo nei playoff, potrebbe essere sufficiente la squadra attuale. Per sognare, no.

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