Pellacani: "Gli ori e il successo non mi cambiano. In America lo studente-atleta è sostenuto. In Italia..."
La Gazzetta dello Sport

Pellacani: "Gli ori e il successo non mi cambiano. In America lo studente-atleta è sostenuto. In Italia..."

Martedì 4 agosto 2026
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Tre ori agli Europei, la caccia al poker e una maturità costruita tra Roma e Miami. La tuffatrice azzurra racconta sacrifici e serenità che le permettono essere sempre ambiziosa 

Tre ori agli Europei, la caccia al poker e una maturità costruita tra Roma e Miami. La tuffatrice azzurra racconta sacrifici e serenità che le permettono essere sempre ambiziosa 

Sergio Arcobelli Giornalista 4 agosto - 09:44 - MILANO

Tre ori in pochi giorni, la possibilità di conquistarne oggi un quarto dal trampolino olimpico dei 3 metri e di superare persino Tania Cagnotto per numero di titoli in una singola edizione degli Europei. Ma Chiara Pellacani resta la stessa: sorride, ringrazia, guarda avanti. A 23 anni la romana è il volto dei tuffi italiani e, mentre si prepara a un’altra finale, racconta ambizioni, famiglia, America e quella serenità che le permette di tenere i piedi ben saldi a terra. 

Tre ori e la possibilità di entrare ancora di più nella storia. Come si sente? 

"Fisicamente mi sento bene. Non sono stanca nonostante le tre gare, anche se è stato impegnativo restare concentrata fino a sera con questi orari. Dopo le due gare di domenica abbiamo festeggiato con un brindisi". 

I suoi genitori la vedono ormai sulle prime pagine. Che effetto fa? 

"Fa piacere. Si sono un po’ abituati dopo questi anni, ma ogni volta è come fosse la prima". 

Suo padre Giampaolo la definisce solare, determinata e tenace. Si riconosce? 

"Sì. Mi pongo sempre degli obiettivi e cerco di raggiungerli. Così affronto lo sport e la vita". 

Da promessa è diventata una leader. Che rapporto ha con i più giovani della squadra? 

"Mi piace aiutarli. A Raffaele Pelligra, che ha 17 anni, ho detto di divertirsi. Il mio obiettivo in questi Europei è anche trasmettere serenità a chi è alla prima esperienza. Non sono una persona che ama stare al centro dell’attenzione, preferisco dare consigli e cercare di trasmettere positività". 

L’oro mondiale con Santoro dell’anno scorso ha cambiato la percezione di sé? 

"Mi ha dato più consapevolezza. Ho raggiunto un obiettivo importante, ma non mi ha cambiata. Ho semplicemente spuntato una casella della lista". 

Insomma: vola alto, ma con i piedi per terra? 

"Esatto. Sono contenta del seguito che abbiamo conquistato, anche grazie ai risultati ottenuti insieme a Matteo, ma nella quotidianità resto la stessa". 

Anche dal punto di vista economico qualcosa è cambiato? 

"Sì, qualcosa è migliorato. Non ci ha cambiato la vita, però sicuramente è stato un aiuto". 

I due quarti posti olimpici mi hanno fatto capire il mio valore"

Chiara Pellacani

I due quarti posti olimpici di Parigi le hanno lasciato rimpianti? 

"No. Più che una delusione, li considero un momento di crescita. Mi hanno fatto capire il mio valore e mi hanno dato la conferma che i miei obiettivi sono davvero alla mia portata". 

Dopo Parigi è iniziato anche un nuovo percorso nel sincro. 

"Sì. Elena Bertocchi sta diventando mamma e ora salto con Elisa Pizzini. È solo il secondo anno insieme e c’è ancora tanto da costruire. Nel sincro i dettagli fanno la differenza. L’obiettivo è il pass olimpico e arrivare pronte quando conterà davvero". 

Lei si divide tra Roma e Miami. Che cosa le dà questo doppio percorso? 

"Tommaso Marconi mi segue da quando ero bimba. A Miami lavoro con Dario Di Fazio, un coach italo-venezuelano. Sono molto simili nel modo di allenare e comunicano tra loro, questo mi aiuta". 

Quanto l’ha cambiata vivere negli Stati Uniti? 

"Tantissimo. Sono cresciuta come atleta, ma soprattutto come persona. Intanto, mi sento più padrona dell’inglese: all’inizio ero terrorizzata nel parlare in classe davanti ai compagni. E poi, vivere da sola dall’altra parte del mondo mi ha resa molto indipendente". 

Che cosa le piace della vita americana?

"Mi sono appassionata anche allo sport universitario e con il college ho vinto un campionato del circuito NCAA. Sono andata a vedere le partite dei Miami Dolphins. Mi piace quell’atmosfera: è tutto molto grande, molto spettacolare e anche divertente". 

In America lo studente-atleta viene sostenuto. L'Italia deve ancora crescere"

Chiara Pellacani

Anche l’università funziona in modo diverso? 

"Sì. La differenza principale è che lì lo studente-atleta viene sostenuto. Professori e università ti aiutano a conciliare studio e sport. In Italia questa mentalità deve ancora crescere". 

Si è laureata in psicologia a dicembre e ora è iscritta a un master di management sportivo. Le competenze acquisite l’aiutano anche sul trampolino? 

"Assolutamente. Studiare lo stress e capire cosa succede al corpo sotto pressione mi ha aiutato a interpretare meglio certe sensazioni e a gestirle durante le gare". 

In tribuna c’era il suo fidanzato Francesco, ma mancava suo fratello Lorenzo. 

"Non è qui per motivi di... calciomercato, perché c’è una trattativa avanzata con una squadra. L’anno scorso ha giocato alla Luparense in Serie D. Speriamo vada tutto per il meglio". 

Ho un talismano: Cinzia, l'amica di mia mamma"

Chiara Pellacani

Prima dei tre ori c’è stato anche un piccolo talismano. 

"Sì, Cinzia. È un’amica di mia mamma Francesca. Era ai Mondiali di Singapore, dove ho vinto tre medaglie. Le ho detto di venire anche qui con Francesco e, per ora, direi che ha portato fortuna".

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