Caro carburanti ed e-commerce: a rischio i costi delle consegne
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Caro carburanti ed e-commerce: a rischio i costi delle consegne

Martedì 4 agosto 2026
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Da febbraio il gasolio in Italia è aumentato del 20,9%, e le conseguenze sui clienti ormai sembrano inevitabili: tariffe e tempi di spedizione destinati a cambiare, fine della politica del reso gratuito 

Da febbraio il gasolio in Italia è aumentato del 20,9%, e le conseguenze sui clienti ormai sembrano inevitabili: tariffe e tempi di spedizione destinati a cambiare, fine della politica del reso gratuito 

Gianluigi Giannetti 4 agosto - 14:36 - MILANO

Risentire pesantemente dell’aumento dei carburanti, ma anche senza muoversi. Il paradosso della attuale situazione di rincaro dei prezzi di benzina e gasolio ancora non è del tutto visibile alla maggioranza dei cittadini, concentrati sui maggiori costi in vista delle vacanze. L’autunno può riservare invece sorprese, con ulteriori spese nella consegna di merci per le aziende, ma soprattutto impattando anche nelle nostre abitudini di acquisti online. Secondo il consorzio Netcomm, il volume totale delle spedizioni generate dall'e-commerce a clienti privati in Italia supera già gli 800 milioni di pacchi all'anno, con la prospettiva di raggiungere velocemente quota 1 miliardo. Se il prezzo dei carburanti non tornerà sotto controllo, gli effetti non potranno non intaccare anche i nostri acquisti: ecco perché.

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Un miliardo di pacchi

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Secondo l'Ufficio studi della Cgia, dall'inizio del conflitto nel Golfo Persico il prezzo del diesel è salito del 20,9%, ovvero 36 centesimi in più al litro, precisamente da 1,721 euro a 2,080 euro. Per effetto di ben due decreti del luglio scorso sono stati messi a disposizione del settore dell’autotrasporto un totale di 320 milioni di euro di crediti di imposta, in sostanza rimborsi, a cui però hanno diritto solo i mezzi pesanti adibiti al trasporto merci in conto terzi con una massa superiore alle 7,5 tonnellate. Quasi la metà delle imprese di autotrasporto presenti in Italia non riceve nessun beneficio. Fare il pieno a un autocarro che invece è sotto le 7,5 tonnellate costa 1.040 euro, 180 euro in più del 27 febbraio scorso. Sono precisamente questi i mezzi destinati alla consegna a domicilio delle merci ordinate, anche se è l’intero sistema del commercio online ad essere esposto ad aumenti, alcuni dei quali già ufficializzati.

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Costi in salita

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Gli indizi di una situazione potenzialmente molto seria non mancano, e sono pubblici. A partire dal 17 aprile è stato “applicato un supplemento del 3,5% per il carburante e la logistica alle tariffe di gestione di Logistica di Amazon negli Stati Uniti e in Canada, nonché a Gestione transfrontaliera con Logistica di Amazon dagli Stati Uniti verso Canada, Messico e Brasile”. Sempre a partire dal 17 aprile 2026 è stato “applicato un supplemento dello 1,5% per il carburante e la logistica alle tariffe di gestione di Logistica di Amazon nei negozi di Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Svezia, Paesi Bassi, Irlanda e Belgio”. Gli aumenti riguardano solo chi affida ad Amazon l’intero processo logistico, dallo stoccaggio alla consegna, ma il segnale è chiaro, con il rischio di esserlo ancora di più. I corrieri espressi di maggiori dimensioni già non assorbono il costo del caro-carburante, ma lo trasferiscono automaticamente sulle tariffe di spedizione attraverso un supplemento che cambia anche settimanalmente in base all’andamento dei prezzi industriali del gasolio e del carburante aeronautico.

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più lenti e senza reso gratuito

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Al rischio diretto di un maggior impatto sui costi di consegna si aggiunge l’eventualità ormai non troppo remota che le aziende modifichino alcuni metodi di trasporto e generalizzino la nascita di nuove tariffe, cambiando l’esperienza d’acquisto che abbiamo avuto fino adesso. Un maggior prezzo del carburante consiglia vivamente i trasportatori a non utilizzare più mezzi non completamente carichi, ma casomai ad ottimizzarli, attendendo di raggiungere il pieno carico verso una determinata destinazione, nonostante questo porti inevitabilmente a rallentare i tempi di consegna. Stesso ragionamento vale per la diminuzione del trasporto aereo continentale, a favore di un massiccio utilizzo della ferrovia, nonostante ritmi logistici ben diversi. Un taglio ai costi arriva poi la fine della politica del reso gratuito. Come indicano gli studi del settore, la spesa per il ritorno di un articolo al magazzino centrale può oscillare tra i 4 euro e i 20 euro, ed è evidente che su questa voce l’aumento dei carburanti incide direttamente. Già molti operatori del commercio online hanno introdotto un costo fisso per il reso, trattenuto dal rimborso per l’acquisto, in modo da scoraggiare l’utilizzo sistematico di questa pratica e dunque consumi di carburante totalmente ingiustificati.

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