Può dare più LeBron a Philadelphia o Philadelphia a LeBron?
La Gazzetta dello Sport

Può dare più LeBron a Philadelphia o Philadelphia a LeBron?

Martedì 4 agosto 2026
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Oltre al contributo in campo, una società di consulenza specializzata ha già stimato che l’arrivo del Prescelto porterà alla franchigia tra i 250 e i 430 milioni di dollari. Mentre i Sixers possono offrire a King James la migliore chance di competere per il titolo

Il matrimonio più inatteso dell’estate Nba è diventato in fretta il più chiacchierato. Il sempre rumoroso popolo degli haters ha accusato LeBron James di aver scelto Philadelphia per farsi portare in braccio verso il quinto anello della sua carriera. La maggioranza silenziosa degli ammiratori del basket più bello del mondo è semplicemente curiosa di capire se, a 41 anni suonati, James è ancora in grado di essere decisivo per una squadra che punta al titolo. E poi c’è Philadelphia, dove le ultime Finals sono storia del 2001, quando Allen Iverson capì nel modo peggiore di non essere The Answer contro i Lakers di Kobe e Shaq. Per l’anello, nella città dell’amore fraterno dove i Sixers sono una delle religioni sportive, bisogna tornare al 1983. Un’attesa eterna, com’era quella di Cleveland prima che James tornasse a casa e vincesse quel clamoroso titolo del 2016. E allora la domanda è: può dare più LeBron a Philadelphia o Philadelphia a LeBron? James a Philadelphia porta tanto. L’impatto fuori è già misurabile: l’attenzione. I Sixers ora sono al centro del mondo NBA, perché anche se va verso i 42 anni e comincia la sua stagione numero 24, molto ruota ancora attorno a LeBron. La frase del Commissioner Adam Silver sul calendario che aspettava la decisione dell’unico giocatore capace di sfondare il muro dei 40.000 punti in carriera era una battuta che nascondeva una verità: i Sixers con LeBron saranno sulla tv nazionale molto più ddella passata stagione. Promettono di essere in campo nell’opening night, a Natale e in tutte le altre circostanze in cui l’Nba punta i riflettori sulle sue stelle più luminose. L’attenzione attorno all’ultima Decision della sua carriera ha dimostrato che James appartiene ancora a quella categoria. Con l’attenzione arrivano anche i tifosi, così tanto che The Boyd Company, una società di consulenza specializzata in strategie di sviluppo economico per grandi imprese, organizzazioni e governi, ha già stimato che l’arrivo di LeBron porterà a Philadelphia tra i 250 e i 430 milioni di dollari di impatto economico. E poi c’è il campo. LeBron a 41 anni non è più il migliore di tutti, ma resta uno dei pochi capaci di piegare una partita alla sua volontà. Resta almeno un top-25. Il suo IQ cestistico, la sua visione del gioco su cui Padre Tempo non riesce ad avere effetto, è il vero valore aggiunto in campo per i Sixers. Nick Nurse pensa di usare James come playmaker, di affiancarlo in regia a Tyrese Maxey, con cui si è già allenato, per sfruttare quello che alla nuova Philadelphia mancava davvero: qualcuno in grado di fare la differenza anche senza fare canestro. La versione del James 41enne può essere utile soprattutto in questo modo, in un ruolo più simile a quello avuto alle Olimpiadi 2024, uno da regista più che finalizzatore. James ha chiuso la sua stagione numero 23 con 20,9 punti, 6,1 rimbalzi e 7,2 assist di media, crescendo a 23,2 nei Playoff quando gli infortuni di Luka Doncic e Austin Reaves lo hanno ritrasformato nel leader dei Lakers. Nella vittoria al primo turno con Houston è stato l’mvp della serie, nel cappotto preso dai Thunder al secondo non ha potuto nulla. Se Padre Tempo continua a dimenticarsi del suo indirizzo, può essere l’uomo che con la sua esperienza e la sua classe aiuta Philadelphia ad andare fino in fondo. È quello che Philadelphia può dare a LeBron: la migliore chance di competere per il titolo, di fare ancora qualcosa di storico per rilanciare quell’inseguimento al fantasma di Michael Jordan e quel dibattito infinito su chi sia il più forte giocatore di sempre. James non ha scelto i Sixers per farsi trascinare al titolo da riserva dimenticata di una squadra già piena di talento, ma per esserne l’ingrediente mancante, la ciliegina di una torta che senza di lui sarebbe buona ma non la migliore. 

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