Musk, il tocco magico è finito? Tesla crolla in borsa
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Musk, il tocco magico è finito? Tesla crolla in borsa

Martedì 4 agosto 2026
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Vendite record, eppure il titolo crolla del 12% e brucia 140 miliardi: il mercato non crede più al "fidatevi di me" di Elon Musk?

Vendite record, eppure il titolo crolla del 12% e brucia 140 miliardi: il mercato non crede più al "fidatevi di me" di Elon Musk?

Jacopo Moretti 4 agosto - 17:20 - MILANO Elon Musk, 55 anni, Ceo di Tesla

C'è stato un tempo in cui a Elon Musk bastava una promessa, una suggestione sul futuro, per far volare il titolo Tesla, coprendo qualsiasi ombra nei bilanci reali. Quel tempo, a giudicare da quanto sta succedendo in queste ore a Wall Street, potrebbe essere tramontato. Tesla ha appena archiviato il miglior trimestre di sempre per vendite, eppure il titolo è crollato in borsa di oltre il 12% in poche ore, bruciando più di 140 miliardi di dollari di capitalizzazione e scivolando sotto la soglia psicologica dei mille miliardi. Il paradosso è evidente: mai così tante auto vendute, mai una "punizione" così dura da parte del mercato. Il "fidatevi di me" del ceo più discusso della Silicon Valley ha ancora presa sugli investitori o Musk ha davvero perso il suo tocco magico?

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I numeri delle vendite, presi da soli, sarebbero da incorniciare: 480.126 veicoli consegnati nel trimestre, un record assoluto per Tesla, con ricavi saliti a 28,24 miliardi di dollari, il 26% in più rispetto a un anno fa. Il problema è cosa si nasconde dietro questi dati. Per raggiungere il record di consegne, Tesla ha dovuto scaricare sconti e incentivi sul mercato, e il conto sui margini è arrivato puntuale: l'utile operativo è crollato del 57%, fermandosi a 398 milioni di dollari, con un margine operativo sceso all'1,4% contro il 4,1% dello stesso periodo dello scorso anno. L'utile netto si è invece attestato a 1,11 miliardi di dollari, in calo del 5% su base annua, mentre il margine lordo è sceso al 16,8%, ben sotto il 19,4% previsto dagli analisti. E per la prima volta dall'inizio del 2024, Tesla ha registrato un deficit di cassa vero e proprio, con un flusso di cassa libero negativo per 1,09 miliardi di dollari: la conseguenza di una spesa in conto capitale esplosa del 142% a 5,79 miliardi di dollari e di costi di ricerca e sviluppo saliti a 2,37 miliardi, in gran parte assorbiti dall'addestramento dei modelli per Robotaxi e Optimus. A rendere il quadro ancora più impietoso è ilconfronto con gli obiettivi dichiarati dallo stesso Musk: alla fine dello scorso anno, presentando il suo maxi-piano di remunerazione decennale, il ceo aveva parlato di una capitalizzazione potenziale fino a 8.500 miliardi di dollari, con una tappa intermedia stimata da diversi analisti attorno ai 3.500 miliardi una volta superata la soglia dei mille miliardi. Oggi Tesla è scivolata sotto proprio quella soglia, azzerando tutto il guadagno degli ultimi dodici mesi. Pesa anche l'effetto della recente Ipo di SpaceX: fino a poco tempo fa, parte della valutazione monstre di Tesla incorporava le aspettative di una futura integrazione tra le due aziende di Musk. Ora che SpaceX è quotata autonomamente, gli investitori hanno un'alternativa "pura" su cui puntare, e il recente calo della stessa società aerospaziale sotto il prezzo di collocamento ha finito per trascinare anche Tesla, complici i rischi incrociati tra le due società.

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Il vero detonatore del crollo, però, è arrivato con la conference call successiva alla pubblicazione dei conti. Invece di rassicurare gli analisti sui fondamentali del business automobilistico, Musk ha rilanciato ancora una volta le sue scommesse più affascinanti quanto incerte: Optimus, il robot umanoide che secondo il ceo sarà il primo a svolgere compiti generalizzati senza bisogno di programmazione dedicata, e i Robotaxi. Proprio sul fronte robot, Tesla ha confermato di aver smantellato definitivamente le storiche linee di montaggio di Model S e Model X nello stabilimento di Fremont per fare spazio ai macchinari destinati a Optimus, ma la produzione vera e propria non è ancora partita e il suo avvio, previsto nelle prossime settimane, viene descritto dagli stessi vertici come "estremamente lento" e dunque ben lontano dall'obiettivo, inizialmente fissato per la fine dello scorso anno, di oltre mille robot pienamente operativi in fabbrica. Dopo anni di annunci roboanti seguiti da ritardi cronici, gli investitori sembrano ormai meno disposti a fidarsi sulla parola di Musk, e il cambio di umore non riguarda solo Wall Street. Anche in Italia, a luglio, le immatricolazioni Tesla sono crollate del 77% su base annua, appena 105 unità vendute per uno 0,09% di quota di mercato, dopo un giugno che invece aveva segnato un +43%. Nei primi sette mesi del 2026 il bilancio resta comunque positivo, con 8.023 veicoli venduti in Italia e una crescita del 15,86% sull'anno precedente, ma il dato di luglio conferma quanto la fiducia nel marchio si stia facendo più fragile anche fuori dagli Stati Uniti. Per la prima volta da tempo, insomma, il carisma di Musk non basta più a coprire le crepe nei conti.

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