Il Principe di Giordania accusa Infantino: "Ci sta ricattando: niente soldi se non lo sosteniamo"
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Il Principe di Giordania accusa Infantino: "Ci sta ricattando: niente soldi se non lo sosteniamo"

Martedì 4 agosto 2026
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Intanto il presidente della Fifa continua a perdere pezzi: anche suoi fedelissimi come Wenger e Grafström hanno preso le distanze

Intanto il presidente della Fifa continua a perdere pezzi: anche suoi fedelissimi come Wenger e Grafström hanno preso le distanze

4 agosto - 18:39 - MILANO

Il castello di carte di Gianni Infantino sembra sul punto di crollare. Quantomeno deve parare attacchi da più fronti. Dopo la minaccia di azioni legali da parte dell'Uefa sul caso della tentata vendita di quote del Mondiale a privati, la sfiducia delle federazioni gallese e inglese in vista delle prossime elezioni (18 marzo 2027 al Congresso), il presidente della Fifa ha dovuto registrare l'accusa del Principe Ali Al Hussein, terzo figlio del defunto Re Hussein di Giordania, presidente della locale federcalcio e già candidato al massimo ruolo in Fifa, dove ha ricoperto quello di vicepresidente nel 2011. Con un post su X il Principe ha accusato Infantino di ricattarlo.

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il messaggio di hussein

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"Le questioni aperte riguardanti la Fifa sono numerose. Vorrei iniziare chiarendo quali siano alcune di queste dal punto di vista della nostra federazione, quella della Giordania, che ha partecipato a un Mondiale per la prima volta. Siamo un Paese piccolo con un budget federale molto limitato e abbiamo dovuto affrontare ostacoli enormi. In primo luogo, la questione dell'ingresso dei nostri tifosi negli Stati Uniti: non a tutti è stato concesso il visto, nonostante fossero in possesso dei biglietti (venduti, peraltro, a prezzi esorbitanti). In secondo luogo, siamo stati soggetti a tassazione da parte del governo statunitense, tramite la Fifa, per la nostra partecipazione; si tratta di denaro che dovrebbe essere destinato a giocatori e staff. Questa situazione non ha riguardato le squadre che hanno giocato e stabilito il proprio ritiro in Canada o in Messico; noi, invece, ci siamo trovati negli Stati Uniti e ora dobbiamo far fronte a ingenti costi fiscali legati alla nostra partecipazione. In terzo luogo, attendiamo da dicembre il pagamento dei premi spettanti ai nostri giocatori per la Coppa Araba in Qatar, un evento organizzato dalla Fifa. La somma dovuta alla nostra squadra per aver raggiunto la finale non è ancora stata erogata, mentre la Fifa si vanta dei miliardi che detiene in riserva. È evidente che il problema risiede nella leadership. Per mesi, la Fifa si è rifiutata di fornirci assistenza su queste e altre questioni, finché, durante il Mondiale, mi è stato comunicato verbalmente che, se avessi sostenuto la ricandidatura di Infantino, ciò avrebbe contribuito notevolmente ad aiutare la nostra federazione. In Giordania siamo orgogliosi di difendere valori etici. Non lo abbiamo sostenuto in passato e certamente non lo faremo ora. L'intera vicenda si configura come un ricatto, al quale ci rifiutiamo di cedere".

wenger

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Ma non finisce qui. Due alti dirigenti della Fifa, l'ex tecnico Arsène Wenger e il segretario generale Mattias Grafström (che ricopre un ruolo analogo a quello di un amministratore delegato), hanno preso le distanze dal piano fallimentare del loro capo, Gianni Infantino, volto a vendere a investitori privati quote dei futuri profitti della Coppa del Mondo. Wenger ha affermato di non sapere nulla del piano da 20 miliardi di dollari e di ritenere "assolutamente necessario" abbandonare la proposta. Dal canto suo, Grafström ha inviato un'email a tutto il personale della Fifa, definendo quanto accaduto la scorsa settimana una "triste e deplorevole serie di eventi" e parlando di un "turbamento difficile da comprendere e da accettare". 

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Wenger con Infantino. Ap

Nessuno dei due ha citato esplicitamente Infantino né ha espresso sostegno al presidente, ora in seria difficoltà. Le osservazioni di Wenger e Grafström hanno fatto eco alle critiche dirette mosse dal direttore operativo della Fifa, Kevin Lamour, il quale venerdì aveva dichiarato che il personale era stato "ingannato" dal piano di private equity di Infantino, un'iniziativa che ha scatenato un'ondata di indignazione nel mondo del calcio. Lamour ha definito il piano "il progetto di una sola persona" e ha affermato che il personale della Fifa "merita di meglio rispetto a disprezzo e intimidazioni". I tre dirigenti sono figure stimate e autorevoli tra le 211 federazioni affiliate alla Fifa. Da loro dipende ora la tenuta della presidenza di Infantino, una posizione che sembrava inattaccabile fino a sole due settimane fa, al termine del Mondiale nordamericano.

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