Dieci anni dopo Rio, Detti saluta il nuovo: "È stato un viaggio meraviglioso"
Al Foro Italico ai campionati estivi l’ultima gara del campione azzurro “Mi resteranno per sempre dentro l’amicizia con Paltrinieri, gli allenamenti con mio zio il Moro, ma anche gli infortuni e la delusione di Tokyo”
Al Foro Italico ai campionati estivi l’ultima gara del campione azzurro, che lascia dopo un oro mondiale e due bronzi olimpici: “Mi resteranno per sempre dentro l’amicizia con Paltrinieri, gli allenamenti con mio zio il Moro, ma anche gli infortuni e la delusione di Tokyo”
Roberto Parretta 4 agosto - 19:56 - MILANOIl 6 agosto di 10 anni fa arrivò lo strepitoso oro nei 400 ai Giochi di Rio. Oggi, a 10 anni di distanza, ha scelto sempre i 400 stile libero per dire addio alla vasca. Gabriele Detti, 32 anni da compiere a fine mese, lascia il nuoto alla fine di un viaggio incredibile. Due ori olimpici, il secondo sempre a Rio nello storico 1500 d’oro di Gregorio Paltrinieri, il suo “fratello” di vasca, un oro Mondiale (gli 800 stile di Budapest 2017), due bronzi (sempre nei 400 a Budapest e poi due anni dopo a Gwangju), un oro, 3 argento e 4 bronzi agli Europei, 2 argenti e 4 bronzi tra Mondiale ed Europei in corta, 31 titoli italiani. Insomma, uno che ha letteralmente segnato un’epoca nel nuoto azzurro.
VIDEO: Gabriele Detti, il tuffo da... un'altra prospettivaL’ultimo 400 ai campionati estivi al Foro Italico, emozioni?
“Sì, molto emozionante. Quel saluto con tanto di video dedicato non era previsto e mi ha fatto davvero piacere. Magari l’emozione non l'ho fatta vedere, ma dentro di me l'ho sentita tutta. Mi è passata davanti tutta la carriera”.
Come è arrivato a questa decisione?
“L’avevamo maturato fin dall'inizio della stagione. L'idea era quella di vivere quest'ultimo anno con serenità, senza pressioni, godendomi ogni momento. È stata una scelta condivisa con me stesso, con l'Esercito e con l’allenatore Stefano Franceschi. È arrivata in maniera molto naturale e oggi posso dire di essere davvero sereno”.
A proposito di carriera, quali i momenti più difficili da dimenticare?
“Non solo le gare vinte o le medaglie. Mi sono tornati in mente anche i momenti più difficili, come gli anni tra il 2015 e il 2018, quando non ho gareggiato. Ho rivisto le fatiche, i chilometri percorsi, i compagni di allenamento, gli ultimi periodi con i ragazzi a Livorno. È stato un viaggio meraviglioso. Certo, ripensi ai momenti più belli, ma anche a quelli meno fortunati, come Tokyo. Però, guardando tutto insieme, posso dire che rifarei ogni singola cosa esattamente allo stesso modo”.
Gran parte della tua carriera è stata costruita a Ostia insieme a Stefano Morini e Gregorio Paltrinieri: ora il Moro è tornato a essere semplicemente lo zio?
“È un po' tutto. Finché è stato il mio allenatore era semplicemente Moro. Adesso il rapporto è diverso. Quando ci sentiamo al telefono dipende dai momenti: ogni tanto lo chiamo Moro, altre volte in altri modi. Oggi che è qui con me, ad esempio, lo chiamerei ancora Moro. Anche se non è più il mio allenatore, il legame resta”.
E di quegli anni vissuti con Paltrinieri, che cosa resta dentro?
“Sarebbe troppo facile rispondere le medaglie o i podi, quindi non lo farò. Mi rimangono soprattutto i chilometri macinati insieme, le sfide quotidiane, quei cento metri sciolti a fine allenamento che diventavano vere e proprie gare da 57”. Ricordo i tempi, le battaglie in acqua, le prese in giro quando uno arrivava davanti all'altro. Soprattutto mi resta il rapporto umano. In dieci anni non abbiamo mai litigato e sono nate amicizie che dureranno per sempre”.
C'è una curiosa coincidenza: questo addio arriva praticamente a dieci anni dalla medaglia olimpica di Rio.
“Ci pensavo proprio l'altro giorno a cena con i ragazzi. Avevo detto che mi sarei fermato il 4 agosto e poi cade praticamente il decennale di Rio. È una coincidenza davvero particolare, un caso della vita, ma anche molto bello”.
E adesso?
“Prima di tutto vado in ferie. Poi ci sarà tempo per capire cosa fare. Una cosa è certa: non vi libererete facilmente di me”.
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