Galli: "Magrolino ma con una forza mai vista, leader, esempio: il mio Baresi. Ho una foto di me e lui..."
La Gazzetta dello Sport

Galli: "Magrolino ma con una forza mai vista, leader, esempio: il mio Baresi. Ho una foto di me e lui..."

Mercoledì 5 agosto 2026
2 visualizzazioni

L'ex portiere del Milan: "Maestro delle letture, con Sacchi il suo modo di giocare si esaltò. Da lui poche parole e tanti fatti"

L'ex portiere del Milan: "Maestro delle letture, con Sacchi il suo modo di giocare si esaltò. Da lui poche parole e tanti fatti"

Marco Guidi Giornalista 5 agosto - 08:16 - MILANO

"Facile fare il portiere con Baresi in difesa". Giovanni Galli se lo è sentito dire talmente tante volte che alla fine ha deciso di scherzarci su. "Perché per Franco non era uguale con me in porta?". E giù risate. Nel Milan di Sacchi, il numero uno difficilmente si prendeva le copertine. Eppure Giovanni era un portiere da Nazionale ben prima di arrivare a Milano. "Conobbi Baresi proprio in azzurro, insieme vivemmo l’avventura del Mondiale nel 1982, pur senza scendere in campo. Sa, Franco ha avuto la sfortuna di emergere mentre c’era un certo Scirea, altrimenti avrebbe chiuso a più di 100 partite con l’Italia. Ma già da avversario, quando lui era ancora un ragazzino, avevo capito di che pasta era fatto".

Poi nel 1986 lei arrivò al Milan e... 

"Ed ebbi modo di conoscere a fondo la persona Baresi. Un uomo eccezionale e un esempio per tutti: in quattro anni insieme avrà saltato sì e no tre allenamenti. Poi vabbé, parliamo di un giocatore fenomenale". 

Cosa l’ha colpita di più del Baresi calciatore? 

"Franco non era alto o muscoloso. Anzi, era magrolino, quasi minuto. Eppure io non ho mai visto nessuno avere quella forza nelle gambe. Poi era un maestro nelle letture tattiche, caratteristica che gli ha permesso di dominare nel calcio di Sacchi". 

In che senso? 

"Noi venivamo da Liedholm, che utilizzava la tattica del fuorigioco sì, ma in modo statico. Arrigo, invece, voleva fossimo sempre aggressivi, dinamici. Difendevamo andando in avanti e Baresi si esaltò ancora di più". 

Come riusciva a guidare gli altri? 

"Con l’esempio. Fatti tanti, parole poche. Io non credo neppure che Baresi abbia voluto essere un leader, sono semmai gli altri che ne hanno riconosciuto il ruolo, anche attraverso gli sguardi e i silenzi".

Qual è il ricordo più bello che ha di lui? 

"Io custodisco gelosamente una foto. Barcellona 1989, abbiamo appena vinto la Coppa dei Campioni contro la Steaua. Il presidente della Uefa consegna il trofeo nelle braccia di Franco e io mi trovo lì, alle sue spalle. Mi viene spontaneo tirarlo su di peso proprio mentre lui solleva la Coppa al cielo. Uscì una foto di una purezza straordinaria. Riguardando quello scatto, vedo tutta la felicità del mondo negli occhi del Capitano. Lui che aveva sofferto tanto dentro e fuori dal campo, con e per il Milan, sacrificando un pezzo di carriera. Si meritava quella Coppa, perché dopo aver vissuto la Serie B aveva riportato il Diavolo dove deve stare, sopra tutto e tutti". 

Fu la vostra vittoria più bella? 

"In realtà, mi diede ancora più soddisfazione lo scudetto del 1988, anche perché me ne avevano soffiato uno da sotto il naso qualche anno prima con la Fiorentina. Ma allora non c’era il palco con la premiazione come oggi. Così, quel pomeriggio a Como ce lo godemmo poco e fu un peccato, perché facemmo un campionato fantastico". 

Appena 14 gol subiti in 30 partite. 

"Alt, la fermo subito. Furono 12 in 30, perché due me li affibbiarono a tavolino contro la Roma per il petardo a Tancredi, ma io mica li avevo presi!". 

Per forza, facile con il Piscinin davanti. 

"Ancora... È facile dirlo quasi 40 anni dopo, piuttosto. Ma quella difesa aveva un Maldini appena maggiorenne e poi un Costacurta giovanissimo. Io da portiere dovevo fare un po’ da regista: urlavo, avvertivo del pericolo, davo indicazioni. E mi piaceva. Anche perché Franco era un grande leader, ma in un anno diceva al massimo tre parole eh (ride ndr)". 

VIDEO: L’arrivo del feretro di Baresi commuove Milano: i tifosi cantano "You'll Never Walk Alone"

Al funerale di Baresi si è presentato con un altro grande capitano, Giancarlo Antognoni. 

"Guardi, le dico la verità: è stato lui a chiedermi se potessimo andare insieme, quando nella chat con i campioni del Mondo 1982 ha saputo che le esequie sarebbero state martedì (ieri ndr). Mi ha fatto un piacere enorme, così come vedere il gonfalone della “mia” Fiorentina dietro all’altare in chiesa". 

Franco era amato e rispettato pure dagli avversari? 

"Sta scherzando? Io non ho mai sentito da un rivale una brutta parola su Baresi. Calciatori come lui o Maldini non hanno difetti, non si possono criticare o attaccare in alcun modo. Per questo immagino che pure tanti tifosi di altre squadre abbiano pianto in questi giorni di lutto". 

È questa la grandezza di Baresi? 

60 milioni di fantallenatori, un'unica classifica nazionale: sfida l'Italia intera su Fantacampionato! Oltre 340.000€ di montepremi. Gioca ora!

"La grandezza umana, sì. Per quella calcistica uso il pensiero di Maradona, con cui giocai poi a Napoli: “Giovanni, tu non sai quanto è difficile saltare Baresi”. E se lo diceva Diego...".

Leggi anche Milan-Inter, derby a Perth: dove vedere l'amichevole in streaming e in tvMilan, l'omaggio a Baresi: tutti con la 6 prima del derby e lutto al braccio per il...

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo