Morini: "Detti-Paltrinieri coppia unica. Amici, ma in vasca... Con loro allenamenti spettacolari"
La Gazzetta dello Sport

Morini: "Detti-Paltrinieri coppia unica. Amici, ma in vasca... Con loro allenamenti spettacolari"

Mercoledì 5 agosto 2026
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Ieri l'addio al nuoto di Gabriele. Lo storico allenatore: "Mio nipote era Detti quando mi faceva arrabbiare, Gabri quando ero contento. Volevano vincere sempre, che sfide! Alla fine facevano lavoro separato: altrimenti si spremevano troppo. Cresciuti insieme, si sono allenati insieme ogni giorno e sono rimasti amici pur contendendosi le stesse medaglie. Serissimi: in 10 anni li ho cacciati solo una volta"

Ieri l'addio al nuoto di Gabriele. Lo storico allenatore: "Mio nipote era Detti quando mi faceva arrabbiare, Gabri quando ero contento. Volevano vincere sempre, che sfide! Alla fine facevano lavoro separato: altrimenti si spremevano troppo. Cresciuti insieme, si sono allenati insieme ogni giorno e sono rimasti amici pur contendendosi le stesse medaglie. Serissimi: in 10 anni li ho cacciati solo una volta"

Roberto Parretta 5 agosto - 17:03 - MILANO

Per più di dieci anni i nomi di Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri sono stati pronunciati così, di continuo, quasi come fossero un solo atleta. È al neo nato Polo federale di Ostia nel settembre 2011 che nasce tutto, sotto la regia di Stefano Morini. Cresciuto all’ombra del grande Alberto Castagnetti, il “Moro” eredita una difficile gestione di Federica Pellegrini, poi sotto la spinta federale crea un gruppo principalmente dedicato al mezzofondo nel quale crescono e si lanciano Gabri e Greg. La cosa particolare è che Morini di Detti è anche lo zio. “Ma zio - racconta il Moro - mi ci chiamava da piccolo a casa, poi sono diventato l’allenatore. Io ho il vizio di chiamare tutti per cognome e con lui non faccio eccezione, è vero. Ma normalmente era Detti quando mi faceva arrabbiare, Gabri quando ero contento".

Gabriele Detti dopo la sua ultima gara in carriera. Foto Fama

agli albori dell'epopea

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Ecco allora come Stefano Morini ripercorre i primi anni di quella epopea targata Detti-Paltrinieri: “Gabriele arrivò con me alla fine del 2010. Al di là dell’essere il figlio di mia sorella, voleva iniziare ad allenarsi con me: la scelta fu prima di tutto tecnica. In quello stesso periodo, però, stavo vivendo una fase particolare: si era concluso in modo difficile il rapporto con Federica, così la federazione mi fece una proposta che cambiò tutto e che avrebbe segnato il nostro futuro. Marco Bonifazi mi propose di organizzare un progetto federale andando direttamente nelle società, parlando con i tecnici e cercando di reclutare giovani specialisti del mezzofondo, dai 200 ai 1500 metri. Così, dal gennaio 2011, partimmo con una serie di raduni. C’erano una quindicina di ragazzi, forse una ventina, mezzofondisti e mististi. Lavorammo insieme per 4 o 5 mesi a Verona. In quel periodo Paltrinieri veniva spesso ad allenarsi da noi, ogni pomeriggio dopo la scuola lo portavano da Carpi a Verona e poi la sera tornava indietro. Con Detti fu più difficile, la sua società non voleva lasciarlo andare. Alla fine furono decisivi mia sorella, mio cognato e soprattutto Gabriele stesso, che era determinato a fare quella scelta”. Da settembre 2011 a Ostia sbarcano una decina di giovani reclutati nei mesi precedenti, ma con due nomi destinati a cambiare la storia del nuoto italiano: Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri. “Erano amici, ma gli allenamenti erano spettacolari”, ricorda Morini.

Quando due campioni fanno la stessa gara, la competizione esiste sempre. Gli allenamenti erano spesso stratosferici. Alla fine li separavo sennò si spremevano troppo

Stefano Morini

“L'opinione pubblica li ha vissuti così due amici inseparabili. Si frequentavano, passavano tantissimo tempo insieme. Poi è chiaro: quando due campioni fanno la stessa gara, la competizione esiste sempre. Gli allenamenti erano spesso stratosferici. Negli ultimi periodi prima delle grandi competizioni, però, ero costretto a differenziare il lavoro e a separarli, perché se li mettevo sempre uno contro l'altro rischiavano di spremersi troppo”. Ma anche a distanza i due si controllavano? “Inevitabilmente uno sentiva il tempo che faceva l’altro, anche se su lavori diversi”. Il Moro ci spiega però una differenza fondamentale fra Gabri e Greg: “Detti era il mezzofondista veloce, Greg il fondista puro. Caratteristiche completamente diverse. Detti aveva qualità naturali sui 400 e sugli 800, mentre Paltrinieri era costruito soprattutto per le lunghe distanze”. Gli allenamenti di Detti e Paltrinieri e del resto del gruppo del Moro sono sempre stati affrontati con grande serietà: ma qualche momento di arrabbiatura? “Quasi mai, sono sempre stati due ragazzi estremamente seri. Io vivevo ogni allenamento al cento per cento. Stavo sul bordo vasca con il cronometro in mano, controllavo ogni passaggio, ogni virata, ogni apnea, il numero delle gambate. L'allenatore deve partecipare completamente al lavoro. Se mi sedevo al tavolino senza cronometrare significava una cosa sola: quello era un allenamento di recupero. Cacciati via? Mi pare una sola volta, forse stavano scherzando troppo prima di entrare. Ma mai durante un allenamento. Se andavano più piano era semplicemente perché erano arrivati al limite”.

la consacrazione a rio

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Se c’è un momento in cui il lavoro di Morini con Detti e Paltrinieri ha toccato l’apice, quello è stato ovviamente Rio. “Ma io lo definirei più che altro il momento in cui il mondo ha conosciuto davvero Detti e Paltrinieri”, ci corregge il Moro. “Andammo a Rio pensando che una medaglia nei 1500 potesse arrivare. Sinceramente pensavo anche all'oro, perché il panorama mondiale stava cambiando. I 400 stile libero, come sempre, sono al primo giorno. Greg non c’era ancora. Avevamo fatto un mini raduno a Santos e decidemmo che per lui e qualcun altro fosse meglio non entrare subito al Villaggio olimpico, evitando tensioni e distrazioni e considerando oltretutto che la gara di Paltrinieri sarebbe arrtivata alla fine della settimana. La mattina in batteria Gabriele nuota il personale, entra in finale con il terzo tempo. E già quello sembrava un successo enorme. Se noi non pensavamo alla medaglia, forse però a sperarci era il presidente Paolo Barelli, ricordo ancora che ci disse ‘piedi per terra’. Poi la gara, che fece in negative split, con la ben nota rimonta negli ultimi 60 metri”. Per intenderci, il Moro considera ‘negative split’ una gara in cui il tempo nella seconda metà e migliore di quello della prima metà. Dagli allenamenti del Moro abbiamo imparato anche a scomporre una gara in quattro: 1-4-3-2, dove si intende che il primo quarto è il più veloce in assoluto, il secondo il più lento e poi si va sempre in crescendo. “Ma quella volta per Gabri non fu esattamente così”. Il giorno della doppia medaglia nei 1500, l’oro di Paltrinieri e il bronzo di Detti, inizia invece con una brutta sorpresa: “Ci prepariamo e scendiamo per prendere il pullman - ricorda Morini - e andare in piscina. Ma non c’erano i pullman… e nemmeno la piscina. Nell’ultimo giorno di gare ci sono solo finali e così quella mattina l’avevano tenuta chiusa. Così iniziamo a chiedere dove poter andare senza trovare una soluzione, fin quando non vediamo belli sereni gli australiani che zaino in spalla escono. Dove staranno andando? Chiediamo e ci dicono che a poche centinaia di metri a piedi c’è un favoloso impianto con tre piscine da 50 metri, di cui non avevamo mai saputo niente. Entriamo e vedo una mia quasi conterranea di Cecina che ci fa: ‘finalmente anche l’Italia, sono venuti tutti tranne voi’. Ma ormai... Arriviamo alla gara. Greg è talmente superiore, ha un vantaggio così grande che smetto di cronometrarlo. Gabri è più indietro e inizio a prendere i suoi tempi: vasca dopo vasca stava risalendo, recuperava mezzo secondo, otto decimi, qualche volta addirittura un secondo. Era impressionante”. Fino a firmare la storica doppietta.

VIDEO: Quando Detti da bambino rischiò di perdere una gamba

covid e infortuni

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 Il più grande rimpianto di Morini resta il Covid, che arrivò nell’anno che stava portando ai Giochi di Tokyo 2020. “Con i se e con i ma non si fa lo sport, ma posso dire da dentro, per quelli che erano i riscontri in allenamento, che la cancellazione dei Giochi ci tolse quello che poteva essere il loro momento più grande. Ho ancora i quaderni degli allenamenti di quel periodo: volavano. Sono convinto che, se le Olimpiadi si fossero disputate nel 2020, uno avrebbe potuto vincere i 400 e l'altro i 1500, giocandosi anche gli 800. Forse è un film che mi sono fatto io, ma quei quaderni raccontano una realtà ben precisa”. Per la carriera di Detti, però, Morini ne ha un altro di grande rimpianto: gli infortuni. “Per due volte è rimasto fermo quasi due anni complessivamente. Hanno inciso tantissimo. Resto convinto che il titolo mondiale dei 400 avrebbe potuto vincerlo almeno in un paio di occasioni”. Ma la gara perfetta esiste? “Gli 800 del Mondiale di Budapest. Una gara costruita con pazienza. Sempre dietro nella prima parte, senza forzare per poi crescere progressivamente e nell'ultima parte cambiare ritmo. Una distribuzione perfetta”. Gabri e Greg possono essere paragonati a qualche altra coppia del passato? “Mi viene da dire che forse possono ricordare Klaus Dibiasi e Giorgio Cagnotto. Penso però che Detti e Paltrinieri abbiano avuto qualcosa di unico. Hanno vinto tantissimo, sono cresciuti insieme, si sono allenati insieme ogni giorno e sono rimasti amici pur contendendosi le stesse medaglie. Questo è stato il loro valore aggiunto”. Ma alla fine, Paltrinieri e Detti sono stati fortunati e trovare il Moro, o è l'allenatore quello fortunato? “Le fortune nello sport non arrivano mai per caso. Io credo di aver avuto la capacità di vedere quello che potevano diventare e loro hanno avuto la straordinaria disponibilità di fidarsi completamente del lavoro. È nato un rapporto che è durato tanti anni e che ha prodotto risultati che resteranno nella storia del nuoto italiano. Quindi, riassumendo, direi 50 e 50”. Come sempre.

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