Vacanze F1, come funzionano e perché sono obbligatorie
La Gazzetta dello Sport

Vacanze F1, come funzionano e perché sono obbligatorie

Venerdì 7 agosto 2026
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Il regolamento sportivo impone alle scuderie un periodo di stop totale alle attività, salvo l'ordinaria amministrazione. Un momento essenziale per consentire ai piloti, ma anche a ingegneri e meccanici di tirare il fiato in un calendario fitto di viaggi e attività in pista

Il regolamento sportivo impone alle scuderie un periodo di stop totale alle attività, salvo l'ordinaria amministrazione. Un momento essenziale per consentire ai piloti, ma anche a ingegneri e meccanici di tirare il fiato in un calendario fitto di viaggi e attività in pista

Giorgio Burreddu Collaboratore 7 agosto - 19:09 - MILANO I membri della Ferrari in azione ai box

Non c’entrano nulla con l’abbronzatura, con i tramonti in riva al mare, i dj set da notti magiche e quel senso di tremenda nostalgia che l’estate si porta dietro. Le vacanze dei piloti di Formula 1 servono. Un’estate al mare per vedere gli ombrelloni-oni-oni, cantava Giuni Russo. Ma anche per mettere in pausa il forsennato bisogno di aggiornamenti sulle monoposto. I team sono come i software delle big tech: hanno bisogno di rincorrere l’ultimo update. E l’estate placa gli animi. Anzi, per qualche giorno li obbliga proprio a spegnere tutto. La pausa estiva della Formula 1 non è infatti una gentile concessione del calendario, né una specie di ferie aziendali lasciate al buon cuore dei team principal. È regolamento. Le squadre devono osservare un periodo di shutdown obbligatorio di 14 giorni consecutivi tra luglio e agosto. Quattordici giorni nei quali la corsa allo sviluppo, almeno ufficialmente, si ferma. E cosa resta? Un Kimi Antonelli in versione gossip, un Lewis Hamilton con un nuovo cucciolo, un Charles Leclerc prossimo neopapà. 

VIDEO: Kimi Antonelli, vacanze da sogno: un'estate da film sullo yacht

rallentare il passo

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D’altra parte, anche la F1 ha bisogno di rallentare il passo. Quest’anno riprenderà il 23 agosto con il GP d’Olanda, uno dei più belli e affascinanti gran premi del Circus. Una manciata di giorni ancora, e poi sarà di nuovo bagarre. Fino ad allora niente progettazione di nuovi componenti, niente produzione di pezzi destinati a rendere la macchina più veloce, niente galleria del vento, niente call, meeting, investigazioni spy, riunioni tecniche organizzate per preparare il prossimo pacchetto aerodinamico. Il principio è facile: se la Formula 1 si ferma, lo deve fare. Non ci sono idee che tengano. Articolo 21.8 del regolamento sportivo: “Tutti i concorrenti devono osservare un periodo di chiusura di quattordici (14) giorni consecutivi durante i mesi di luglio e/o agosto”. Il calcio viaggia su altri principi: c’è sempre un’amichevole alle porte. E il tennis ha qualche torneo ben pagato in cui esibirsi. La F1 no. Non può esistere una fabbrica che continua a macinare idee mentre quella del rivale chiude per ferie. La pausa deve essere uguale per tutti, proprio perché in questo sport anche una settimana di lavoro in più può trasformarsi in qualche centesimo guadagnato al giro. 

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contenimento costi

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È una regola nata anche per contenere i costi, molto prima che il budget cap diventasse uno dei pilastri della Formula 1 moderna. Ma soprattutto serve alle persone. Andare ai 300 orari sulle piste del mondo non è un videogame. Il livello di stress è elevato. E la concentrazione psico-fisica richiesta è impressionante. Sì, tutti lo abbiamo provato: si chiama burnout. Ma per i piloti è anche molto più di questo. Le cifre iperboliche non tappano la falla della tensione, dell’affaticamento, del logorio, della pressione, della fatica. Vale per i piloti, ma anche per tutto quello che ruota attorno a loro. Dietro ai ventidue protagonisti che vediamo in televisione ci sono centinaia di ingegneri, meccanici, tecnici, addetti alla logistica e membri dello staff che attraversano continenti per mesi, infilando un Gran Premio dietro l’altro. Per molti di loro agosto è il primo vero momento dell’anno in cui il cronometro smette di comandare. 

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le attività consentite

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Non tutto, naturalmente, viene sigillato con il nastro adesivo. Restano possibili le attività essenziali di manutenzione e continuano a lavorare i settori che non incidono direttamente sulle prestazioni della monoposto, come alcune funzioni amministrative, finanziarie, legali o di marketing. Anche eventuali riparazioni particolari possono essere gestite secondo quanto consentito dalla Fia. Ma il cuore competitivo della squadra viene congelato. I piloti, invece, dopo gli ultimi debriefing e gli impegni con sponsor e media, possono davvero sparire. Ibiza o isole esotiche, Sardegna per i più fashion, yacht, montagna, padel, biciclette, fotografie con il filtro: è l’estate, bellezza. Non è soltanto una questione di cocktail e creme solari. Anche loro hanno bisogno di staccare dai simulatori, dai briefing, dalle pressioni, dai trasferimenti, dalla preparazione fisica e dalla continua richiesta di essere performanti ogni singolo weekend.

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