Quadarella: "La laurea, l'Australia, il mio idolo Fede Pellegrini e... Sì! Sono ancora affamata"
La Gazzetta dello Sport

Quadarella: "La laurea, l'Australia, il mio idolo Fede Pellegrini e... Sì! Sono ancora affamata"

Sabato 8 agosto 2026
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La nuotatrice azzurra, la più vincente nella storia degli Europei, è carica in vista della nuova rassegna: "Ho un conto aperto con Parigi e voglio tornare a casa con sensazioni più felici rispetto all’ultima volta"

La nuotatrice azzurra, la più vincente nella storia degli Europei, è carica in vista della nuova rassegna: "Ho un conto aperto con Parigi e voglio tornare a casa con sensazioni più felici rispetto all’ultima volta"

Sergio Arcobelli Giornalista 8 agosto 2026 (modifica alle 09:23) - MILANO

Parigi è il luogo dove ha conosciuto la delusione più grande della carriera. Nel 2024, due quarti posti olimpici, due medaglie sfiorate, lacrime difficili da dimenticare. Eppure è proprio lì che Simona Quadarella torna per gli Europei, al via lunedì, con uno spirito diverso. Più consapevole, più leggera, più forte. Nel frattempo è diventata la nuotatrice azzurra più vincente nella storia della rassegna continentale, ha cambiato allenatore, si è laureata in Comunicazione Digitale con 105 e ha vissuto un periodo di allenamento di tre mesi in Australia che le ha aperto nuovi orizzonti. Adesso punta alla doppia cifra di ori europei e vuole riscrivere anche il suo rapporto con la capitale francese.

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Simona, Parigi ti riporta inevitabilmente ai Giochi. Come procede il cammino verso Los Angeles 2028? 

"Siamo già a metà del nuovo ciclo olimpico e mi sembra incredibile quanto il tempo sia passato in fretta. Quattro anni sembrano lunghi, invece scorrono velocemente. Ci sono tantissimi appuntamenti importanti: non ci si annoia mai e non c’è mai il momento di abbassare la guardia". 

È stato un anno intenso anche fuori dalla piscina. 

"Ho scelto di viverlo in maniera diversa, cercando un equilibrio. Mi sono laureata, ho fatto un’esperienza in Australia e ho conosciuto una realtà completamente differente. Tutto questo mi ha aiutata a crescere". 

Dopo l’Olimpiade avevi promesso ai tuoi genitori Carlo e Marzia che avresti concluso gli studi così come tua sorella Erica, ingegnere. Missione compiuta. 

"Ci tenevo tantissimo. Era un obiettivo che avevo da tempo e sono contenta di averlo raggiunto. Un altro capitolo finito, ma ne ho molti altri da scrivere".

Perché hai sentito il bisogno di andare fino in Australia? 

"Avevo voglia di cercare stimoli nuovi, di fare un’esperienza diversa e di mettermi alla prova. Non sono partita pensando soltanto al miglioramento tecnico. Quello posso trovarlo anche a casa con Gianluca Belfiore, il mio allenatore. Volevo vivere qualcosa a 360° gradi e, alla fine, è stata una scelta che ha funzionato". 

Che cosa ti ha colpito di più? 

"All’inizio avevo quasi paura, anche se con me c’era pure Sara Franceschi. Non avevo mai fatto una cosa del genere e non sapevo cosa aspettarmi. Invece è andato tutto meglio del previsto". 

Che cosa ti porti dentro da quei mesi? 

"Tante consapevolezze, ma soprattutto porto con me le persone che ho conosciuto". 

È cambiata anche la percezione che hai di te stessa? 

"Sì. Ho capito che posso rimettermi in gioco ogni volta. Grazie al nuoto ho viaggiato tanto, però non avevo mai vissuto un’esperienza del genere lontano da casa per così tanto tempo. Adesso so che posso affrontare situazioni nuove e adattarmi".

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Ti senti ancora affamata nonostante tutto quello che hai già vinto? 

"Assolutamente sì. Questa esperienza mi ha fatto capire che potrei rifarla ancora. Con il passare degli anni ti rendi conto che il momento del ritiro si avvicina velocemente e forse proprio questo pensiero mi spinge a dare ancora qualcosa in più. Sento di avere ancora tanto da offrire". 

L’Australia ti ha cambiata, ma il tuo futuro resta a Roma. 

"Senza dubbio. Io voglio allenarmi con Gianluca. L’obiettivo è arrivare fino a Los Angeles lavorando insieme. Roma resta casa mia e infatti quando ho cambiato allenatore ho deciso di restare nel mio ambiente perché sapevo che sarebbe stato il posto giusto". 

In Australia hai condiviso il lavoro con Lani Pallister, una delle tue grandi rivali. Che cosa hai imparato osservandola da vicino? 

"Che bisogna semplicemente allenarsi tanto. Lei è fortissima, ma abbiamo caratteristiche differenti. Facciamo entrambe gli 800 e i 1500, però è più veloce di me e lavoriamo in modo diverso. È la dimostrazione che si può arrivare allo stesso obiettivo seguendo strade differenti".

Sei già la nuotatrice italiana più vincente nella storia degli Europei. Otto ori, uno in più di Federica Pellegrini, e adesso puoi arrivare in doppia cifra. Ti senti la regina d’Europa? 

"No, perché siamo tanti italiani ad andare forte in Europa. I risultati degli altri danno forza anche a me e credo che questo sia uno dei punti di forza del nostro movimento". 

Da bambina chi guardavi? 

"Federica Pellegrini e Alessia Filippi. Le osservavo dal divano di casa e sognavo di diventare come loro". 

Adesso torni nella città dell’Olimpiade. C’è ancora un conto aperto con Parigi? 

"Non parlerei di conto aperto. Intanto sarà un’altra piscina. È chiaro che qualsiasi risultato riuscissi a ottenere agli Europei non cancellerebbe quello che è successo alle Olimpiadi. Però spero di tornare a casa con sensazioni diverse e sicuramente più felici rispetto all’ultima volta". 

Le ferite dei due quarti posti sono davvero cicatrizzate? 

"Sì, ormai quella delusione è alle spalle da tempo. Le sconfitte fanno parte della carriera di ogni atleta e, nel mio caso, mi hanno aiutata a crescere. Forse anche più delle vittorie".

Paradossalmente, dopo Parigi hai iniziato a nuotare ancora più forte. Come te lo spieghi? 

"È proprio così. Anagraficamente sono ancora giovane, ma sto abbassando i miei tempi. Ho sviluppato una consapevolezza diversa e oggi affronto sia gli allenamenti sia le gare con una leggerezza che qualche anno fa non avevo. Per il mio carattere sta facendo davvero la differenza".

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L’argento mondiale conquistato dopo l’Olimpiade sembra aver rappresentato una svolta. 

"Per me ha significato tantissimo. Ho sempre raggiunto almeno una finale in ogni Mondiale ed è un aspetto a cui tengo molto. Quella medaglia è stata una rivincita dopo i due quarti posti olimpici, ma soprattutto ha segnato un cambiamento. Da lì sono cambiate tante cose, tutte in positivo, e questo oggi mi rende molto più serena". 

Sento di avere ancora qualcosa da dimostrare e tanto da fare prima di chiudere il capitolo nuoto"

Simona Quadarella

A Singapore hai demolito il record europeo dei 1500 e hai nuotato il tuo personale negli 800. Perfino Katie Ledecky, per una volta, è sembrata un po’ meno lontana. 

"In realtà non le ero mai stata così vicina ed è stata un’emozione enorme. Però resta un’atleta straordinaria, praticamente imprendibile. Durante la gara cerco di non guardarla, perché preferisco concentrarmi su me stessa e sulla mia prova. Senza di lei avrei vinto molto di più…". 

Dove trovi ancora tutte queste motivazioni dopo una carriera piena di successi? 

"Il desiderio di confermarmi continua a darmi tantissima soddisfazione. Sto mettendo tutta me stessa per migliorare ancora". 

C’è anche altro? 

"Forse sì. Con il passare degli anni mi rendo conto che il giorno in cui dovrò lasciare questo sport si avvicina lentamente. È un pensiero che, invece di frenarmi, mi spinge a dare ancora di più. Sento di avere ancora qualcosa da dimostrare e tanto da fare prima di chiudere questo capitolo".

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