Se non sapessimo di mangiarli, gli insetti ci piacerebbero?
Uno studio portoghese ha messo alla prova il palato con elettrodi e sensori cardiaci per capire cosa scatta nel corpo sapendo che si sta mangiando un insetto.
Uno studio portoghese ha messo alla prova il palato con elettrodi e sensori cardiaci per capire cosa scatta nel corpo sapendo che si sta mangiando un insetto.
Eu.Spa. 8 agosto - 14:59 - MILANOMangeremmo un insetto senza saperlo e, soprattutto, potrebbe piacerci? È la domanda a cui prova a rispondere uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience, Psychology and Economics. Nonostante l'entomofagia sia diffusa in circa 113 Paesi nel mondo, per un totale di oltre due miliardi di persone che consumano insetti regolarmente, alle nostre latitudini l'idea di masticare un grillo o una larva provoca quasi sempre un rifiuto e la spiegazione più comune chiama in causa il disgusto. I ricercatori portoghesi hanno però scoperto che quello che le persone dicono di provare e quello che il loro corpo registra durante il pasto sono due cose piuttosto diverse...
gusto e disgusto
—Al test hanno partecipato 38 adulti tra i 18 e i 55 anni, nessuno dei quali aveva mai assaggiato prima un alimento a base di insetti. Prima di arrivare alla degustazione, i partecipanti hanno risposto a un questionario sulle proprie percezioni. Quasi la metà sapeva già che in Portogallo si vendono prodotti a base di insetti, e il 67 per cento si è detto curioso di provarli, ma solo l'8 per cento ne aveva effettivamente notato uno sullo scaffale, e appena il 3 per cento sapeva indicare il nome di un insetto autorizzato alla vendita come alimento (la cavalletta è la specie più riconosciuta). Alla domanda su cosa provassero all'idea di mangiare insetti, l'emozione più citata è stata la sorpresa, seguita da paura, felicità e disgusto. Gli autori hanno trovato un legame tra queste emozioni e la disponibilità a immaginarsi di mangiare insetti in futuro: "quando le persone vengono informate, sono più propense ad accettarli" scrivono.
barretta con insettisnack
—I partecipanti indossavano un casco per l'elettroencefalogramma e un sensore che registrava il battito cardiaco prima, durante e dopo ogni morso. Sono stati divisi in quattro gruppi, secondo due variabili: se venivano informati onestamente su cosa stavano mangiando e quale tra due barrette assaggiavano per prima. Le barrette avevano lo stesso gusto, mela e cannella, ma una conteneva proteine di insetto e l'altra era una normale barretta di cereali; in alcuni casi ai partecipanti è stato detto di stare mangiando quella di cereali quando in realtà era quella di insetti. Ed è qui che le cose si fanno interessanti: mangiare la barretta di insetti ha acceso schemi di attenzione più alta e un'elaborazione visiva più intensa, il tipo di attività cerebrale che accompagna uno stato di allerta, e in diversi gruppi il battito cardiaco è salito in modo misurabile rispetto ai momenti di calma prima e dopo. Questo accadeva anche a chi credeva di mangiare una semplice barretta di cereali: il corpo reagiva a qualcosa che la mente non sapeva. Anche le preferenze hanno seguito la stessa direzione: nella maggior parte dei gruppi, la barretta di insetti è stata indicata come la preferita, con punte dell'89 per cento in un gruppo, mentre in un altro il 70 per cento di chi credeva di aver mangiato cereali ha comunque scelto la versione a base di insetti come la migliore.
occhio non vede...
—E il disgusto? Ovviamente è comparso. Ma secondo i ricercatori è la sorpresa il segnale più importante: a tenere le persone a distanza sarebbe la mancanza di familiarità con gli insetti commestibili, non un rifiuto profondo. Le barrette, del resto, non avevano l'aspetto di un insetto: sapore e forma erano quelli di un normale snack alla mela e cannella. Il 71 per cento dei partecipanti ha dichiarato di potersi immaginare a mangiare cibo a base di insetti in futuro. Da qui la proposta degli autori per allargare il mercato: far assaggiare direttamente il prodotto, sostengono, scioglie le resistenze meglio di qualsiasi discorso sulla novità. Il tema non riguarda solo il gusto: con la popolazione mondiale destinata a superare i nove miliardi entro il 2050, da tempo la scienza cerca fonti proteiche che pesino meno sull'ambiente rispetto agli allevamenti di bovini e suini e gli insetti figurano tra le opzioni più promettenti, per la resa nutrizionale e il minore consumo di terra e acqua.
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