Béatrice, il tennis, il golf e il mostro d'acciaio che ha domato per quarant'anni
La Gazzetta dello Sport

Béatrice, il tennis, il golf e il mostro d'acciaio che ha domato per quarant'anni

Sabato 8 agosto 2026
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Va in pensione la mitologica pilota francese, che grazie ai muscoli e alla prontezza atletica sviluppati con lo sport attraversava l'Atlantico con il Concorde

Batrice Vialle non è mai stata una bambina che giocava con gli aerei sognando di pilotarne uno da grande. Non immaginava così tanto. Era molto più chiaro quello che non voleva: diventare ingegnere, o peggio lavorare dietro una scrivania. Quando osò dire al suo insegnante di educazione fisica che avrebbe voluto fare il suo mestiere, lui fece il possibile per dissuaderla: le consigliò di provare qualcosa di più intellettuale, con il talento che aveva per la matematica. Lei lo ascoltò. Ma durante il corso di preparazione matematica al Lycée Fénelon di Parigi, un soffio di vento che arrivava dall’Atlantico le mise tra le mani un volantino del concorso di ammissione all'École Nationale de l'Aviation Civile. Subito pensò che fosse roba da uomini, ma leggendo meglio scoprì che da cinque anni era aperto anche alle donne. Era il 1980, Béatrice aveva diciannove anni, e quella fu la prima coincidenza di questa storia. Era nata a Bourges, ultima di cinque fratelli, figli di un ufficiale dell'esercito e di una casalinga. Si erano trasferiti spesso: a Parigi, poi a Gibuti, all’ingresso del Mar Rosso, e più tardi a Soissons, nel Nord della Francia. Béa in quel foglio portato dal vento ci vide un destino e si iscrisse all’addestramento per diventare pilota professionista, che durava quattro anni. Su 34 studenti, solo 3 erano ragazze. 

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