Destriero, 34 anni fa il record italiano nell'Oceano Atlantico poi la demolizione
La Gazzetta dello Sport

Destriero, 34 anni fa il record italiano nell'Oceano Atlantico poi la demolizione

Domenica 9 agosto 2026
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Il 9 agosto 1992, l'innovativa nave dello Yacht Club Costa Smeralda scriveva una delle più belle pagine della marineria italiana, stabilendo il primato di velocità da New York a Bishop Rock a quasi 100 km/h di media

Il 9 agosto 1992, l'innovativa nave dello Yacht Club Costa Smeralda scriveva una delle più belle pagine della marineria italiana, stabilendo il primato di velocità da New York a Bishop Rock a quasi 100 km/h di media

Maurizio Bertera 9 agosto - 08:04 - MILANO Tutta la potenza e l'imponenza di Destriero, gioiello italiano del mare

La grandezza di un'impresa, spesso, si vede a posteriori: nel caso dei record di velocità è più semplice che in altri. Conta la 'resistenza' del primato che nel caso di Destriero - la nave dello Yacht Club Costa Smeralda - supera domenica 9 agosto i 34 anni. Era infatti l’alba del 9 agosto 1992 quando Destriero, partita da New York, alle ore 6:15 tagliò il traguardo virtuale del faro di Bishop Rock nelle Isole Scilly, in Inghilterra, dopo aver percorso 3106 miglia nautiche. Il tempo era stato di 58 ore, 34 minuti e 50 secondi alla velocità media di 53,09 nodi (98,32 km/h) mentre la miglior distanza coperta nell'arco di 24 ore fu di 1.402 miglia nautiche alla velocità media di 58,4 nodi. 21 ore  e mezza in meno del precedente record, stabilito catamarano inglese Hoverspeed Great Britain nel giugno 1990. Destriero aveva un padre nobile: il principe Karim Aga Khan, fondatore della Costa Smeralda e presidente dello Yacht Club che dieci anni prima aveva lanciato la sfida di Azzurra all'America's Cup, novità clamorosa per la vela italiana. E aveva trovato appoggi importanti quali la Fiat di Giovanni Agnelli, l'Iri di Franco Nobili, l’Alitalia presieduta da Umberto Nordio, il Coni guidato da Arrigo Gattai. Destriero fu una grande sfida sportiva ma soprattutto tecnologica, grazie all’impiego di un innovativo sistema di propulsione che, visti i risultati, fu in breve tempo introdotto da diversi armatori e corpi militari.

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REGOLE CONTROVERSE

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Senza nulla togliere all'impresa dei ragazzi del Destriero, va ricordato che pochi riconoscimenti sono stati prestigiosi e fonti di discussione quanto il Nastro Azzurro: derivato - pare - dalle corse di cavalli, fu usato per la prima volta intorno al 1910 per celebrare la nave più veloce nella traversata atlantica da est a ovest. Nell'albo d'oro sono considerate - per estensione - anche le navi che stabilirono il primato prima del 1910. L'ufficializzazione avvenne nel 1935, su proposta del deputato inglese Harold Hales, venendo per questo chiamato anche 'Hales Trophy'. Dal momento che ogni nave percorre una rotta differente, il record veniva attribuito in relazione alla velocità media piuttosto che al tempo impiegato per la traversata. La tradizione ha sempre assegnato il Nastro Azzurro solo quando il record di velocità veniva infranto nella traversata da est a ovest, durante la quale si deve affrontare l'azione sfavorevole della corrente del Golfo. I record stabiliti nelle traversate da ovest a est - come appunto quello di Destriero - godono comunque di una certa considerazione. Altro punto che ha provocato più di una controversia: il regolamento prevede che le navi siano iscritte nei registri ufficiali del Naviglio dello stato di bandiera, ufficialmente autorizzate al servizio passeggeri e abilitate al trasporto postale. Questo, unitamente all'avvento dei voli transatlantici, ha di fatto esaurito la competizione nel 1952, con il primato del transatlantico United States, tuttora imbattuto. In realtà, ci sono state più imbarcazioni che hanno frantumato il suo record di 3 giorni, 12 ore e 12 minuti. Il valore della sfida lanciata dallo Yccs era aumentata dalla speranza di affiancarsi all'unica nave italiana entrata nell'albo del Nastro Azzurro: il transatlantico Rex che nell'agosto 1933 tenne una media di 28,92 nodi da Gibilterra al faro di Ambrose.  Curiosità: fu protagonista di un'iconica scena di Amarcord - uno dei capolavori di Federico Fellini - girata in un mega capannone fingendo un passaggio al largo di Rimini. Doppia finzione, in quanto la nave - orgoglio del regime fascista - non fece mai servizio di linea in Adriatico, 

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Il traguardo del record: alle spalle di Destriero c'è il faro di Bishop Rock

SOLUZIONI MAI REALIZZATE

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Tornando alla tecnologia, il plus di Destriero erano le tre turbine a gas General Electric LM1600 in moduli realizzati dalla tedesca Mtu, capaci di sviluppare complessivamente oltre 60.000 cavalli, collegate a tre idrogetti KaMeWa modello 125 tramite riduttori Renk-Tacke. L'autonomia a pieno carico era di oltre 3.000 miglia nautiche, grazie a giganteschi serbatoi che potevano contenere oltre 600 tonnellate di carburante fornito dall’Agip, con una velocità a pieno carico di oltre 40 nodi e nominale di oltre 70 nodi, rispettivamente 75 e 130 km/h circa. Le immagini della barca, una scia bianca che rimaneva compatta per due chilometri, fecero il giro del mondo. Tecnicamente, la nave era un monoscafo in alluminio con carena a V profondo, costruita dalla Fincantieri preso il cantiere di Muggiano: lunga 60 metri e larga 13 metri aveva un assetto da vedetta militare, peraltro specialità del cantiere spezzino. Anche in termini di tecniche costruttive furono sperimentate e utilizzate diverse novità, come il taglio delle lamiere al plasma sommerso: un sistema ideato per non lasciare la minima sbavatura. La sagomatura di tutte le parti che componevano l’intera nave venne completamente gestita attraverso macchine a controllo numerico e l’assemblaggio della struttura avvenne con le stesse modalità e schemi derivati dalla costruzione delle unità militari. Ma il design e lo studio aerodinamico delle sovrastrutture vennero curati da Pininfarina.

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Cesare Fiorio è stato il comandante del Destriero

FIORIO E I SUOI COMPAGNI

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L'equipaggio che prese parte all'impresa era composto da Cesare Fiorio, comandante e responsabile del programma Destriero Challenge, da Odoardo Mancini comandante, Aldo Benedetti comandante in seconda, Sergio Simeone primo ufficiale, Franco De Mei operatore di telecomunicazioni, Giuseppe Carbonaro direttore di macchina, Mario Gando e Nello Andreoli capomacchinisti, Massimo Robino elettricista, Silvano Federici, Cesare Quondamatteo e Carlo Chiara motoristi e i tecnici Davide Maccario, Giacomo Petriccione, Giuseppe Valenti e Michael Hurrle oltre a Franco Liistro responsabile comunicazione e ufficio stampa. Bello il ricordo di Cesare Fiorio, uno dei maggiori manager sportivi italiani (18 titoli mondiali in bacheca) che da anni vive in Puglia dove si occupa del suo relais hotel Masseria Camarda. "Più il tempo passa più mi rendo conto di quanto grande, oserei dire stratosferica, è stata l’impresa che abbiamo portato a termine - racconta - ogni anno, in questi giorni, è inevitabile che il pensiero vada a quei giorni di navigazione, al solo pensarci mi vengono ancora i brividi. Ogni volta ripenso alle ultime ore di navigazione. Era notte piena, l’emozione era oramai padrona di tutto l’equipaggio che non aveva mai chiuso occhio da oltre 50 ore". C'è un solo rammarico in questa bellissima storia: la demolizione nel maggio 2024 di Destriero nei famosi cantieri Lurssen di Brema (Germania) dopo vari passaggi che avevano sempre più rovinato la nave, praticamente abbandonata, e qualche tentativo infruttuoso di recupero. Peccato davvero.

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