Diana Bianchedi quando era in corsa per il Coni: "Essere donna non è più un freno"
La Gazzetta dello Sport

Diana Bianchedi quando era in corsa per il Coni: "Essere donna non è più un freno"

Domenica 9 agosto 2026
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Il nuovo capodelegazione della Nazionale, in questa chiacchierata con la Gazzetta di qualche mese fa, confessava le sue idee per "cambiare la vita delle persone con lo sport". E non solo...

Il nuovo capodelegazione della Nazionale, in questa chiacchierata con la Gazzetta di qualche mese fa, confessava le sue idee per "cambiare la vita delle persone con lo sport". E non solo...

Elisabetta Esposito Giornalista 9 agosto - 13:14 - MILANO English version

Ripubblichiamo l'intervista a Diana Bianchedi, nuova capodelegazione della Nazionale di calcio azzurra ex campionessa olimpica nel fioretto. Le sue parole risalgono all'aprile del 2025, quando era in corsa per diventare presidente del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), ruolo che poi sarebbe stato occupato da Luciano Buonfiglio.

Lo sport le ha cambiato la vita (“Ero una bambina chiusa, isolata, stavo sempre chiusa in casa a studiare, poi ho iniziato a fare scherma”) e lei, Diana Bianchedi, sembra avere un senso di riconoscenza che la spinge ogni giorno a cercare il modo migliore per valorizzarlo e, soprattutto, diffonderlo. La due volte campionessa olimpica del fioretto, laureata in Medicina e Chirurgia e specializzata in Medicina dello Sport, dopo anni da dirigente sportiva con vari incarichi (nel 2001 è stata scelta come prima vicepresidente donna del Coni, la più giovane di sempre), oggi è nel comitato organizzatore dei Giochi di Milano Cortina 2026 con il ruolo di chief strategy planning and legacy officer. La intercettiamo mentre è a Cracovia (per il Forum dello Sport dell’Unione Europea) per parlare di questo slancio al femminile dello sport che sta cambiando gli scenari. 

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Ai Giochi di Los Angeles 2028 avremo più donne che uomini. Che cosa c’è dietro questo traguardo? 

“Un lungo percorso, che ha portato prima all’Olimpiade gender balance di Parigi e adesso al sorpasso. Sono state cambiate le regole, il numero di discipline femminili è aumentato. Le Olimpiadi invernali in questo senso sono un filo indietro, ma con il 47% di atlete i Giochi di Milano Cortina saranno quelli che più si sono avvicinati alla parità”. 

La sensazione è che lo sport sia davvero passato dalle parole ai fatti. 

“È vero, qui parliamo di cose concrete. Il Cio ha fatto tanti progetti, più o meno grandi, per arrivare a questo cambiamento, ma c’è ancora da fare: i tecnici donne, ad esempio, a Parigi erano circa il 15%, bisogna lavorarci, serve tempo”. 

Anche le dirigenti sportive sono poche. In Italia abbiamo appena due presidenti federali donne, di contro Kirsty Coventry è appena diventata presidente del Cio. Pensa che questa svolta possa essere per le donne dello sport una spinta a provarci? 

“Alla base di tutto ci deve essere le giusta preparazione: Coventry è una donna, ma è soprattutto una campionessa olimpica e ministro dello Sport in un Paese complesso come lo Zimbabwe, conosce alla perfezione questo mondo e ha ricoperto ruoli importanti nel Cio. Eleggerla soltanto perché donna sarebbe stato un boomerang. Oggi per fortuna vengono valutate le competenze, l’essere donna non è più un freno come in passato. Anche in Italia”. 

A proposito, il 26 giugno il Consiglio Nazionale del Coni vota il prossimo presidente. Il suo nome è girato tra quello dei possibili successori di Malagò, ritiene di essere pronta? 

“Mi preparo da tanto: sono stata una delle prime studentesse-atleta quando ancora non esisteva la parola dual career e la più giovane vicepresidente del Coni ben 24 anni fa, sono tornata in Consiglio in rappresentanza degli atleti, da medico mi sono sempre occupata della loro salute e della lotta al doping, da otto anni mi occupo dell’organizzazione dei Giochi che per ogni atleta è un po’ la sublimazione di un percorso. Per cui dico sì, sono pronta perché ho tanta esperienza alle spalle. Poi ci vuole il giusto contesto, sono molto attenta ai momenti e alle istituzioni, ci sono anche degli incontri già previsti di Malagò con gli altri presidenti e il suo Consiglio Nazionale, quindi oggi posso dire che io mi sono preparata, da tanto tempo. Mi dispiacerebbe sapere di essere stata scelta perché donna, preferirei essere la prima campionessa olimpica donna presidente del Coni: io non ho meriti per essere una femmina, mentre per quegli ori ho faticato tanto, così come per laurearmi in Medicina mentre facevo i Giochi o aver fatto due figli mentre ero vicepresidente del Coni senza saltare mai una Giunta. Queste sono le cose di cui vado fiera”.

Il fattore maternità spesso ha rallentato le carriere delle donne, per quel retaggio culturale che vuole che si occupino dei figli... 

“Ma io penso di averlo fatto! Mio marito mi dice spesso che riesco a rompere le scatole anche lavorando a 600 chilometri... Ancora mi chiamano per sapere dove stanno le cose. Il punto è che noi sappiamo fare più cose insieme, quindi si può essere mamme e atlete, mamme e dirigenti...”. 

Parliamo di Milano Cortina. Quale sarà l’eredità dei Giochi? 

“Siamo focalizzati su due macroaspetti. Il primo è il more movement, concentrandoci sì sulle scuole e le città, ma anche sulla fascia 35-55 anni che è quella che fa meno attività: facciamo cose apparentemente piccole ma concrete, come creare spazi che favoriscano lo sport sui luoghi di lavoro. Il tutto puntando sull’inclusività e l’accessibilità, che io preferisco chiamare accoglienza. Il secondo riguarda lo sviluppo economico-sociale, con il progetto “Impact 2026” fatto con il premio Nobel Muhammad Yunus, l’inventore del microcredito, per favorire le aziende con una connotazione sociale. Poi c’è la legacy per gli atleti, a partire dalla dual career, e ovviamente quella che riguarda gli impianti, come l’Arena di Verona accessibile, così come la metropolitana di Milano. Io considero legacy tutto ciò che è scattato con la scintilla olimpica. Del resto se non sfruttiamo un’occasione così per ispirare una platea tanto ampia e lanciare certi messaggi perché dovremmo fare i Giochi? So che posso sembrare esagerata, ma io sono davvero convinta di poter cambiare la vita delle persone attraverso lo sport”. 

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Come lo sport ha fatto con lei. Che ora vuole restituire il favore.

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