Diete, spie, punizioni, bombe e la Juve a un passo: storia del più grande talento che non è mai esploso
Dicevano avesse i piedi di gente tipo Baggio o Zidane, le mamme lo aspettavano per chiedergli se volesse sposare le loro figlie, in suo nome sui social era nato una specie di culto pagano... eppure difficilmente avete sentito parlare di Fares Bahlouli, che a 31 anni riparte, per l'ennesima volta
Se il nome di Fares Bahlouli non vi è nuovo, i casi sono due: o seguite il calcio algerino, e quindi pochi giorni fa non vi sarà sfuggito l'annuncio della sua firma con la neopromossa US Biskra, oppure appartenete a un culto pagano che da una decina di anni in Francia promette il Paradiso su un campo da calcio ai suoi fedeli. Se è la prima volta che ne sentite parlare, sappiate questo: quando Martial passò per 80 milioni al Manchester United, e undici anni fa 80 milioni erano una cifra per cui saltare dalla sedia, l'allenatore delle giovanili del Lione Garrido commentò con un "...e non hanno preso nemmeno il migliore di quella generazione". Perché sì, Martial segnava, ma Bahlouli era un'altra cosa, proprio un'altra cosa. Immaginatevi uno alla Baggio, alla Zidane, alla Cherki, un fantasista capace di danzare e inventare, ogni tocco era un bacio alla palla, lo vedevi e ti innamoravi. Di lui in Francia si parla ancora come del più grosso talento non sbocciato degli ultimi anni, ogni frase che lo riguarda finisce con un "se" e tantissimi puntini di sospensione, ancora si sente l'eco delle sue prodezze da adolescente, doppi passi in un fazzoletto o gol da 60 metri. Nella sua storia un po' il destino è sempre di traverso, un po' lui se le va a cercare, la costante è la luce addosso. E quella ti evidenzia o la bellezza o le rughe. Bahlouli, nato a Lione da genitori algerini e gioiello delle giovanili dell'OL, a 16 anni non poteva uscire di casa. Era assediato dai ragazzini che gli chiedevano una foto, dalle mamme che volevano fargli sposare le figlie, da chi gli chiedeva soldi o piaceri, da chi voleva anche solo toccarlo. Era talmente sulla bocca di tutti che persino chi non l'aveva mai visto ne diceva meraviglie. In una mitologica intervista al magazine Sofoot lui individua proprio qui la scatola nera dei problemi: "Stare sotto i riflettori è complicato, sarebbe stato meglio rimanere nell'ombra".