Lonzi, Berruti e quell'oro nello stesso giorno: "Tutti siamo stati ispirati da Livio. E dopo la vittoria..."
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Lonzi, Berruti e quell'oro nello stesso giorno: "Tutti siamo stati ispirati da Livio. E dopo la vittoria..."

Lunedì 10 agosto 2026
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Il centrovasca dell’Italia ricorda il 3 settembre 1960: il Settebello e Berruti olimpionici insieme

Il centrovasca dell’Italia ricorda il 3 settembre 1960: il Settebello e Berruti olimpionici insieme

Massimo Brizzi Giornalista 10 agosto - 07:59 - MILANO

La voce trema solo impercettibilmente al telefono, dopo le presentazioni preliminari. "Perché mi chiede di Livio Berruti? Cosa gli è successo... Oddio mi dispiace tantissimo, che brutta notizia che mi sta dando". Gianni Lonzi viene colto alla sprovvista dall’apprendere della scomparsa di Livio Berruti, olimpionico come lui in quella Roma da sogno del 1960 che fece esaltare tutta l’Italia. Sportiva e no. Lui, Lonzi, 88 anni compiuti 6 giorni fa, ex giocatore e allenatore di pallanuoto e poi dirigente sportivo italiano, è stato oro con il Settebello nello stesso giorno, il 3 settembre 1960, in cui Berruti vinse i 200 metri di atletica ai Giochi. Una medaglia come legame, un filo che resta a unire per la vita campioni di discipline diverse, uniti dal trionfo più prestigioso. "Ognuno di noi dopo è rimasto vicino al proprio orticello e il mio è sempre stato quello delle piscine, ma il legame c’era. Abbiamo perso un campione di tutti". In sottofondo una voce femminile aggiunge: "E soprattutto un amico". È Antonella Ragno che lo sussurra, moglie di Lonzi e anche lei campionessa: oro nel fioretto a a Monaco 1972 e bronzo in quella edizione dei Giochi a Roma, replicato poi a Tokyo nel 1964. 

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Cosa ha rappresentato Berruti per lo sport italiano? 

"Berruti a Roma fece una cosa eccezionale, sia per il palcoscenico straordinario, sia per la specialità in cui ci riuscì e gli avversari battuti. Un tempo però lo sport tutto, e quindi anche l’Olimpiade, li vivevamo in modo diverso". 
 

Ci spieghi meglio a quell’epoca com’era l’olimpismo. 

"Allora c’erano valori, tradizioni e regole degne di Pierre de Coubertin, che oggi molti atleti non sanno nemmeno chi sia. Ecco, Berruti era un campione degno di quei tempi". Che doti aveva Berruti? 

"Lui era campione naturale, diciamo un talento naturale e vinse in maniera magnifica: è stato grande sotto tutti gli aspetti". 

Quell’oro quanto fece da traino per il movimento sportivo italiano? 

"Tantissimo. È stato di grande ispirazione, in tutti i settori dello sport. Quando c’è una medaglia importante arriva sempre una spinta nuova. Magari si vinceva nel pugilato e il giorno dopo c’erano tanti che si presentavano a iscriversi in palestra per cercarvi una soluzione di vita. Berruti ha aperto le porte a tanti e per anni è stato portato in palmo di mano". 

Quanto il successo di uno aiutava e compattava il gruppo? A Roma e non solo? 

"Tanto, ma una volta lo sport si faceva per il piacere di farlo, ora no. Ora ci si allena tantissimo, troppo, in tutti i campi, e quando i genitori portano un bimbo a scuola calcio urlano perché vogliono il campione e guadagnare tanti soldi. Ai tempi miei e di Berruti era diverso". 

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Gli allenamenti saranno stati duri anche allora. 

"Oggi il campione si costruisce, Berruti era un atleta naturale". 

Berruti e voi a Roma vinceste l’oro nello stesso giorno: Berruti oscurò un po’ voi campioni della pallanuoto? 

"L’oro di Berruti è stato molto simbolico, ha fatto bene a tutti noi in quel momento. Di oscuramento forse si parlò dopo: in quegli istanti era solo gioia. Eravamo a Roma, in uno scenario idilliaco per tutti noi, giovani e atleti, era qualcosa di fantastico, un palcoscenico meraviglioso con il nostro pubblico. Non c’erano soldi, ma solo felicità: avevamo, e non voglio passare per presuntuoso, ideali più romantici e attinenti ai valori della competizione. Senza invidia". 

Si ricorda quella serata? 

"Andammo tutti quanti a cena fuori a festeggiare, c’era grande e legittima euforia: è un qualcosa che abbiamo sempre ricordato con piacere". 

Com’era lo spirito di squadra a quei Giochi, parlo del gruppo italiano nel suo complesso? 

"Vivevamo tutti insieme al Villaggio, poi ognuno aveva le proprie strutture per allenamenti e gare: c’era un clima di grande partecipazione e coinvolgimento. Berruti con quell’oro fece godere tutti quelli che parteciparono a quell’edizione dei Giochi: fu di certo un’ispirazione". 

Che tipo di personalità aveva Berruti? 

"Era una persona in gamba: un alteta di grande modestia diventato però una grande campione". 

In cosa Berruti potrebbe ispirare gli sportivi di oggi? 

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"Lui aveva una semplicità non facile a trovarsi. Non c’erano le tv e quando capitava qualcosa di eccezionale finiva per coinvolgeva tutti. Lui ci riuscì a modo suo, da campione umile. Se mi avessero chiesto un atleta da ricordare di Roma 1960 avrei sempre detto “Berruti”. Mi dispiace che se ne sia andata una figura di questa portata: è un vero dispiacere".

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