Ravanelli: "Juve, l'Europa League deve essere l'obiettivo. Spalletti è una garanzia e Yildiz..."
Penna bianca racconta i bianconeri tra passato e futuro: "Alajbegovic? Grande personalità. L'Inter è ancora un gradino sopra tutte le altre"
Penna bianca racconta i bianconeri tra passato e futuro: "Alajbegovic? Grande personalità. L'Inter è ancora un gradino sopra tutte le altre"
dal nostro inviato Roberto Maida 10 agosto - 08:30 - PERTH (AUSTRALIA)Fieramente Legend. Fabrizio Ravanelli si emoziona ancora a parlare di Juve davanti ai tifosi, che ricordano la sua dedizione alla causa e ovviamente il gol segnato nella finale di Champions League a Roma contro l’Ajax. Gli stand di Casa Juventus, nel centro di Perth, sono pieni di tifosi italiani che comprano gadget bianconeri e aspettano di potergli stringere la mano. "È bellissimo sapere che tanti nostri connazionali hanno fatto fortuna dall’altra parte del mondo – spiega – senza però dimenticare le origini e l’amore per l’Italia. E’ un vero piacere incontrarli".
VIDEO: Juventus-Inter, Spalletti: "Papera Di Gregorio? Oggi è stato bravo..."Ravanelli, l’amichevole di sabato ha evidenziato una certa differenza tra l’Inter e la Juve.
"Questa cosa non deve sorprendere, perché l’Inter ha vinto lo scudetto ed è superiore a tutte le squadre di Serie A. Allo stato attuale, in attesa della fine del mercato, è ancora la più forte".
La Juventus dove si colloca allora nel panorama nazionale?
"Può inserirsi nel lotto delle inseguitrici: Napoli, Roma, Atalanta, Milan, Como. C’è equilibrio in alta quota, sempre dietro ai campioni d’Italia".
Quanto tempo serve per tornare al vertice?
"È un processo, non si può avere tutto e subito anche se capisco l’impazienza dei tifosi. Quando sono arrivato io alla Juventus, abbiamo impiegato tre anni per conquistare il tricolore. E c’erano Baggio, Vialli, Del Piero, Di Livio… Faticavo anche ad andare in panchina, all’inizio, con soli 16 giocatori che potevano entrare in lista. Era una squadra straordinaria nella quale ogni allenamento era una battaglia per mettersi in mostra. In confronto la domenica era una passeggiata: la competizione interna crea uno spirito vincente".
Però anche i calciatori hanno fretta: Bremer sostiene che un club come la Juve non possa accontentarsi di lottare per il quarto posto.
"E io sposo il suo pensiero in toto. Per la Juve arrivare secondi è già una sconfitta. Ma bisogna mettere le fondamenta prima di edificare. Servono i giocatori giusti, che abbiano le qualità anche caratteriali per indossare questa maglia. Mi sembra che abbiamo imboccato la strada giusta".
Nel segno della continuità, con Spalletti in panchina e un organico non molto diverso dalla scorsa stagione.
"Considero Spalletti una garanzia: è un allenatore di qualità, che conosce il calcio italiano e può far crescere la rosa. Ma dietro alle quinte ci sono anche Carnevali e Massara, che sono arrivati da poco e sono due dirigenti molto bravi".
Cosa può imparare questo gruppo da quello dello scudetto 1994-95?
"Come dicevo prima, le squadre si fanno piano piano. All’epoca si creò qualcosa di unico, contro ogni pronostico, perché Lippi intuì che nel primo campionato con i tre punti per vittoria il pareggio sarebbe stato simile a una sconfitta. E così varò un 4-3-3 molto offensivo che ci permise di segnare e vincere molto".
Manca l’attaccante di peso, il centravanti da 20 reti?
"E’ arrivato Kolo Muani, che può fare tanti gol. Non è un colosso ma è abile ad attaccare la profondità. E poi magari dal mercato verrà un altro regalo, chi lo sa…".
Parlava della necessità di vincere. Può essere l’Europa League l’obiettivo stagionale?
"Assolutamente sì. Deve essere l’obiettivo, non nascondiamoci. Vincere non è mai facile, ci vorrà anche un pizzico di fortuna, ma la Juve ha le qualità per arrivare in fondo al torneo. Se ricordate anche il nostro ciclo trionfale cominciò da una Coppa Uefa, nel 1992-93. Magari il precedente è di buon auspicio, incrociamo le dita senza urlarlo a gran voce".
Yildiz si sarebbe ritagliato uno spazio nella sua Juventus?
"Credo proprio di sì perché è un grande talento. Mi parlano molto bene di lui come professionista. Avrebbe dovuto faticare con tanta concorrenza in attacco, però si sarebbe inserito in qualche modo".
Alajbegovic che impressione le ha fatto?
"È un ragazzo che ha tanta personalità, oltre alla qualità. Può dare tanto, proprio insieme a Yildiz, formando lo zoccolo duro della squadra del futuro. E’ stato un investimento intelligente".
Cambiando panorama, come valuta le scelte della Federazione per la Nazionale?
"C’è stata un po’ confusione nelle direttive che venivano inviate durante il casting per il ct. Ci volevano più chiarezza e rispetto dei ruoli. Per tornare credibile, la Figc deve strutturare le varie posizioni senza invasioni di campo".
Che effetto le fa il ritorno della famiglia Gaucci al Perugia, la squadra della sua città?
"Sono entusiasta. E’ un’operazione revival molto affascinante. Spero che Alessandro possa restituire il grande calcio al popolo perugino, che è abituato a frequentare la Serie A e la Serie B".
Ci sarà un ruolo per lei nel Perugia?
"Non credo. Sono molto felice di lavorare come Legend della Juventus. È un privilegio incredibile. Quando sono stato chiamato ho accettato senza esitare e non intendo lasciare questo incarico".
Leggi anche Del Piero: "Che colpo Alajbegovic, di solito quelli così in Italia ce li facciamo soffiare"© RIPRODUZIONE RISERVATA