ADHD e corsa: i runner ne mostrano più tratti della media
Secondo uno studio su 601 fondisti, il 9,7% supera la soglia di screening per l'ADHD, contro il 3,1% degli adulti. I numeri, le ipotesi e i limiti
Secondo uno studio su 601 fondisti, il 9,7% supera la soglia di screening per l'ADHD, contro il 3,1% degli adulti. I numeri, le ipotesi e i limiti
Laerte Salvini 10 agosto - 09:57 - MILANONei gruppi di allenamento circola da anni una battuta che sa di verità: chi si innamora dei chilometri, quelli veri, ha spesso una testa che non sta mai ferma. Per la prima volta qualcuno ha provato a trasformare quell'impressione in un dato. Un gruppo di ricercatori tra Francia, Svizzera e Spagna ha analizzato 601 fondisti e ha scoperto che quasi uno su dieci - circa il 9,7% - supera la soglia di screening per il disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Nella popolazione adulta generale la quota si ferma intorno al 3,1%: tre volte meno. La ricerca, firmata da Volker Scheer e Beat Knechtle e pubblicata su Acta Psychologica, è la prima a guardare dentro il mondo dell'endurance con questa domanda precisa. Tra gli atleti in generale si stimava una prevalenza del 7-8%, ma su chi corre mezze maratone, maratone e ultra nessuno aveva mai indagato.
che cosa dicono i dati
—Il campione è ampio e ben distribuito: 222 donne, 379 uomini, età media 42,8 anni. Lo strumento è l'ASRS-5, un questionario di screening a cinque domande validato per gli adulti. E qui compaiono alcune sorprese. La prima riguarda le distanze. Sono i mezzo-maratoneti a segnare il picco, con il 14,8%, davanti a maratoneti (8,0%) e ultramaratoneti (8,7%). Una differenza che però non è statisticamente significativa, e quindi va maneggiata con prudenza. Nessuno scarto rilevante tra i sessi: donne al 10,8%, uomini al 9,0%. Interessante il capitolo prestazione: tra gli atleti d'élite del campione nessuno è finito sopra soglia, contro il 10,1% dei non professionisti. L'unico fattore davvero significativo resta l'età: più si è giovani, e in particolare sotto i 40, più cresce la percentuale di screening positivi.
lo screening non è diagnosi
—Bisogna in ogni caso sottolineare che l'ASRS-5 non fornisce una diagnosi: individua semplicemente le persone le cui risposte sono compatibili con l'ADHD. Un risultato positivo allo screening significa soltanto che sarebbe opportuno sottoporsi a una valutazione clinica approfondita, non che si abbia il disturbo. La lettura corretta, quindi, è questa: i fondisti riportano con maggiore frequenza tratti riconducibili all'ADHD rispetto alla popolazione generale, e per questo potrebbero beneficiare di un approfondimento diagnostico. Non significa che un runner su dieci ne sia realmente affetto.
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Perché quel legame, forse, esiste
—Lo studio offre una fotografia della situazione, non una spiegazione: sul perché di questa associazione non può trarre conclusioni definitive. L'ipotesi, però, ha una sua logica e potrebbe funzionare in entrambe le direzioni. La corsa di resistenza offre infatti molti degli stimoli che un cervello con ADHD tende a ricercare: una routine intensa, un riscontro immediato, uno sfogo socialmente accettato per l'irrequietezza e la scarica di dopamina legata allo sforzo. Non a caso, molte persone descrivono l'attività fisica come una forma di automedicazione. Che sia la corsa ad attirare chi presenta questi tratti, che contribuisca ad attenuarli o che entrambe le cose siano vere, è una domanda a cui questo studio non può rispondere. Il quadro, del resto, è più sfumato della narrazione secondo cui correre risolve ogni problema. Lo stesso gruppo di ricerca aveva già analizzato ansia, sonno e depressione tra i fondisti, delineando uno scenario più complesso: la corsa resta uno strumento prezioso per il benessere mentale, ma il rapporto tra attività fisica e salute psicologica è molto meno lineare di quanto si possa pensare. Scheer e colleghi sottolineano l'importanza di una maggiore consapevolezza all'interno della comunità dei runner, promuovendo informazione, servizi di supporto e strumenti di screening messi a disposizione da federazioni e professionisti. Per chi pratica la corsa, il messaggio è soprattutto un invito a conoscere meglio il tema, senza trarre conclusioni affrettate sulla base di un articolo o di un questionario.
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