Vivere all'estero cambia davvero il carattere?
La Gazzetta dello Sport

Vivere all'estero cambia davvero il carattere?

Martedì 11 agosto 2026
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Un'indagine su 180 studenti universitari ha provato a misurare cosa cambia in un anno lontano da casa

Un'indagine su 180 studenti universitari ha provato a misurare cosa cambia in un anno lontano da casa

Eu.Spa. 11 agosto - 10:08 - MILANO

Ogni anno all'incirca 150 mila persone lasciano l'Italia per andare a vivere altrove. Gli iscritti all'Aire, l'anagrafe degli italiani residenti all'estero, superano oggi i 6.412.752. Ma chi parte per un dottorato, un master, un lavoro o, semplicemente, per cambiare vita, prima o poi torna, magari solo per le vacanze o per una visita ai genitori. E, quasi sempre, chi lo aspetta a casa nota qualcosa di diverso: un modo di parlare o di reagire che prima non c'era. Si avverte un cambiamento, senza sapere bene in cosa. Ma davvero un periodo all'estero può modificare il carattere di una persona?  

vivere all'estero

Per scoprirlo, alcuni ricercatori della Durham University e della University of Sydney hanno seguito per quattordici mesi 180 studenti universitari britannici. Di questi, 110 hanno trascorso l'intero anno accademico 2018-2019 all'estero, in 32 destinazioni diverse, con Francia, Spagna, Germania e Italia mete più frequenti, mentre 70 sono rimasti nel proprio ateneo. Per 72 dei partenti l'anno fuori era obbligatorio, soprattutto per chi studiava lingue moderne, mentre gli altri 38 lo hanno scelto volontariamente. Il gruppo era composto in prevalenza da donne, con un'età media intorno ai vent'anni. 

test di personalità

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Per misurare la personalità i ricercatori hanno incrociato più strumenti: i cinque grandi tratti, apertura mentale, coscienziosità, estroversione, amicalità e nevroticismo, sono stati rilevati quattro volte nel corso dell'anno, mentre ansia, curiosità e resilienza sono state seguite ogni mese. Risultato: alla fine dell'anno, chi era stato all'estero è risultato più incline all'amicalità, più curioso e con un'ansia più bassa rispetto a chi era rimasto a casa, anche se su quest'ultimo dato meglio andare cauti: chi sarebbe poi partito aveva un'ansia più bassa già all'inizio dello studio, prima ancora di salire su un aereo, il che apre la possibilità che a scegliere di andare all'estero siano soprattutto le persone già più tranquille e aperte. Gli altri quattro tratti principali, apertura mentale, coscienziosità, estroversione e nevroticismo, invece, sono rimasti sostanzialmente uguali tra i due gruppi, e lo stesso vale per la resilienza. 

Passaporto

cambiamento graduale

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Il dato più interessante riguarda però il modo in cui il cambiamento avviene:i questionari hanno rivelato che non è repentino, ma si manifesta un po' per volta.Gli studenti che, giorno dopo giorno, si sono sentiti curiosi, disponibili verso gli altri o tranquilli hanno mostrato, a fine anno, il cambiamento di carattere previsto, come se questo fosse la somma di migliaia di piccole interazioni ripetute nell'arco dei 365 giorni trascorsi in un posto non familiare. Poiché gli studenti hanno scelto da soli se partire o restare, i ricercatori non possono dire con certezza che sia stato l'anno all'estero a produrre questi cambiamenti, e non escludono che alcune differenze esistessero già prima della partenza. Ma il sospetto che un periodo di vita in un altro Paese modifichi il carattere in alcuni tratti, lo confermerebbe anche un altro studio, condotto su un diverso gruppo di universitari britannici e secondo cui il 77 per cento degli studenti, dopo un periodo all'estero, ammetteva di sentirsi più sicuro di sé e più indipendente. 

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