Perché la Russia compra la benzina dall'India?
Il petrolio russo parte verso l'India e... torna indietro. Un cortocircuito che dice molto sullo stato reale dell'economia di Mosca
Il petrolio russo parte verso l'India e... torna indietro. Un cortocircuito che dice molto sullo stato reale dell'economia di Mosca
Jacopo Moretti 19 agosto - 19:27 - MILANO La Russia sta importando decine di migliaia di tonnellate di benzina dall'India.La Russia, uno dei maggiori produttori di greggio al mondo, si ritrova costretta a importare carburante dall'estero, anche dall'India, uno dei Paesi che quel greggio lo compra da lei ogni giorno. Un controsenso che sembra uscito da un manuale di economia paradossale ma che in realtà racconta meglio di ogni statistica lo stato di salute del sistema russo. Come può un gigante dell'energia come Mosca trovarsi a corto della benzina che dovrebbe produrre in casa?
LEGGI ANCHE
In Russia vanno a ruba le auto elettriche cinesi
Il conflitto con l'Ucraina ha compromesso oltre il 30% della capacità di raffinazione russa.il meccanismo
—La spiegazione sta tutta in un giro che parte e finisce nello stesso punto. La Russia vende il proprio greggio alle raffinerie indiane, spesso a prezzi scontati rispetto al mercato internazionale, quelle raffinerie lo trasformano in benzina e diesel, e una parte di quel carburante torna indietro verso i porti russi. Secondo Reuters, almeno 60.000 tonnellate di benzina sono già state imbarcate dall'India verso la Russia in due carichi distinti e il piano del Cremlino sarebbe quello di arrivare a importare fino a 400.000 tonnellate al mese, contando anche sulle forniture della vicina Bielorussia, che solo a giugno ha triplicato in un mese le spedizioni via ferrovia, arrivando a oltre 181.000 tonnellate, quasi 20 volte il livello dello stesso periodo del 2025. Per rendere sostenibile l'operazione, il parlamento russo ha approvato modifiche fiscali che introducono sussidi statali sulle importazioni di carburante, calcolati proprio sui costi di trasporto dall'India. Il fenomeno, del resto, si inserisce in un trend più ampio: negli ultimi anni l'India è diventata uno dei principali sbocchi del petrolio russo, con importazioni salite a un record di 2,8 milioni di barili al giorno a luglio 2026, quasi la metà del proprio fabbisogno di greggio importato. Ed è proprio dentro questo flusso già enorme che si nasconde il paradosso della "benzina di ritorno".
LEGGI ANCHE
Flotte ombra, scorte, raffinerie "teiera": come la Cina prova a resistere alla crisi energetica
Oltre la metà delle importazioni di greggio dell'India provengono dalla Russia.Dietro il paradosso
—Il problema di Mosca non è la scarsità di petrolio, ma la capacità di trasformarlo in carburante utilizzabile. Da mesi le forze ucraine colpiscono sistematicamente le raffinerie russe, mettendo fuori servizio impianti e unità critiche. Basti pensare che nel 2026 questi attacchi hanno compromesso oltre il 40% della capacità di raffinazione del Paese (pari a 3,6 milioni di barili al giorno secondo EA Analytics), provocando code ai distributori, razionamenti in diverse regioni e un'impennata dei prezzi alla pompa che in alcune stazioni ha superato i 100 rubli al litro. A complicare tutto c'è anche la logistica: una rete costruita per portare i prodotti raffinati dall'interno verso i porti di esportazione fatica enormemente a fare il percorso opposto, distribuendo carburante importato su un territorio che attraversa undici fusi orari. È il segno di un logoramento lento ma profondo: le sanzioni non hanno provocato il collasso improvviso dell'economia russa, ma ne stanno progressivamente erodendo la capacità di sostenere consumi civili e sforzo bellico insieme, un pieno di benzina alla volta.
Leggi anche Come è fatta una nave porta Gnl: serbatoi, propulsione, chi le costruisceIndustria auto: terre rare, materie prime critiche, dipendenza strategica© RIPRODUZIONE RISERVATA