Che fine ha fatto la Var? Zero chiamate in due turni. Le direttive di Orsato e Messina
Al monitor non va più nessuno, in due partite solo silent check
Al monitor non va più nessuno, in due partite solo silent check
Matteo Dalla Vite Giornalista 31 agosto (modifica alle 09:53) - BOLOGNA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDaniele Orsato e Domenico Messina sono sicuri che il “restyling” in atto sarà un beneficio per tutti. Serve tempo ma la sterzata è convinta. Il tempo effettivo medio alla prima giornata è aumentato (58’17” quest’anno, 54’20” alla prima di un anno fa), si gioca di più, gli allenatori stessi se ne sono accorti e hanno applaudito, i giocatori non si rotolano più come un tempo ma sembrano tutti “highlander”: subito in piedi e... combattere. Ma il Var? Ecco. L’arbitro chiamato a video? Le “On field review”? Puff, sparite. C’era una vecchia canzone Anni 80 che aveva come titolo “Video killed the radio star”. Non siamo a questi livelli ma chiamate al Var in una giornata e trequarti? Zero. Vedremo oggi. Un anno fa furono zero alla prima (con check e primo annuncio marziale di Manganiello) e tre alla seconda (più vari silent-check). E qui è l’altra ristrutturazione. Che parte dalla Uefa (Rosetti: "È calcio e non PlayStation") e arriva direttamente a Orsato e Messina, rispettivamente designatore e dt di Can e Aia che - sabato a Monza - sono straconvinti che velocità del gioco, poche interruzioni e arbitro centralissimo capace di decidere ("Li vogliamo coraggiosi" ha detto Messina) daranno una svolta. Inevitabile che questa sterzata abbia portato a discussioni: ma il cambiamento è in atto.
Keita: no rigore
—Un campionato fa, prima giornata, Gianluca Manganiello sembrò a un passo dallo sbarco in Normandia. Era Como-Lazio, Castellanos in gol, l’arbitro di Pinerolo in quel 24 agosto 2025 non venne però richiamato al Var – la cosiddetta OFR - ma ricevette la comunicazione “silent” che evidenziava il fuorigioco del laziale. Fu il primo annuncio al pubblico dello stadio, ed è per questo che ha fatto casistica, ma non fu una “review”. In questa stagione hanno fatto discutere il contattone De Bryune-Vasquez (considerato non punibile dall’arbitro di campo) o Vlasic; nella seconda giornata alcuni passi hanno lasciato strascichi, un po’ come il fuorigioco sul gol di Berardi in Sassuolo-Toro. Due i casi: il contatto del difensore viola Dragusin su Monterisi (non c’è imprudenza nell’intervento del viola, quindi Var silente: semmai era un rigore da campo) ma anche il duello Alajbegovic-Keita per Juve-Parma. In quest’ultimo caso, il Var non interviene e secondo i vertici è giusta scelta: Keita allarga la gamba, certo, ma è anche vero che il difendente ha il piede piantato a terra, quindi no rigore, no Var.
Coerenza
—È tutto frutto di una nuova linea, che in Europa chiedono e avallano. Ci devono essere cose serie e marchiane per sanzionare e andare al Var (per situazioni non viste, ovviamente): questo è il concetto che passa e deve passare fra gli arbitri. Ricordate come arbitrava Orsato? Lasciava correre cose che magari altri si mettevano a fischiare o sanzionare: quello è il metro di giudizio. "Vanno fischiati i falli, non i contatti" ha detto più volte il designatore. Il focus d’ora in avanti sarà quello di usare lo stesso metro sempre. Resta il fatto che un anno fa si definiva il Var come moviola (troppi interventi) mentre ora “manca”: si troverà la giusta via di mezzo.
4-0
—Nella prima giornata di questo campionato, solo silent-check (per Zufferli, Rapuano e Crezzini) e nessun arbitro a video. In 18 gare di quest’anno, zero video. Nella seconda giornata di un anno fa (2025-26) le OFR furono 4: in Inter-Udinese (braccio di Dumfries), in Lecce-Milan (annullamento di due gol ai rossoneri) e in Pisa-Roma. Ah, quest’anno l’arbitro (Di Loreto) è andato a video in Verona-Ascoli, solo in B. Ma in A no: video ”off”.
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