La macchina perfetta non risponde più: vomito e crampi, ora il corpo presenta il conto a Nole
La Gazzetta dello Sport

La macchina perfetta non risponde più: vomito e crampi, ora il corpo presenta il conto a Nole

Mercoledì 2 settembre 2026
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Il tennista serbo è riuscito a sfruttare una carriera longeva grazie a diete e allenamenti curati in ogni dettaglio. Dopo 20 anni ad alti livelli però il suo fisico è in crisi

Per vent’anni Novak Djokovic ha trattato il proprio corpo come un territorio da conquistare. Lo ha studiato, educato, alleggerito, nutrito, allungato, ascoltato. Ha tolto alimenti, aggiunto integratori, imparato a respirare meglio, a meditare, a dormire, a recuperare. Ha inseguito ogni dettaglio con la stessa ferocia con cui inseguiva la palla, fino a trasformare un fisico un tempo fragile nella macchina più resistente della sua generazione. Adesso, però, quella macchina sembra non rispondere più ai comandi. A New York Djokovic ha vomitato più volte in campo, si è spezzato, ha avuto crampi, ha perso forza ma non coraggio, restando in campo fino alla fine, come il guerriero che ci ha abituato a essere. L’uscita al primo turno, ma soprattutto il modo con cui arrivata è un messaggio che non si può ignorare e che già aveva dato le prime avvisaglie a Cincinnati. Sembra che il suo fisico, ormai al limite dopo 20 anni di battaglie gli abbia imposto di fermarsi: una crisi del sistema su cui ha costruito la propria vita. Nole non ha mai dato per scontato il suo corpo, l’ha sempre governato. Tutto nella sua vita da sportivo ha dovuto essere funzionale alla performance, tutto deve avere una ragione: quello che entra nello stomaco, le ore di sonno, il modo di respirare, i pensieri, perfino l’energia con cui ci si muove nel mondo: “Ogni cosa che faccio impatta la mia performance: come mangio, come dormo, come respiro, come penso», ha detto recentemente. La formula Djokovic. 

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