Napoli, le soluzioni anticrisi di Allegri: spazio a De Bruyne, ecco i moduli possibili
Nel 4-3-3 non c’è bisogno di fare troppi cambi. Occhio al 4-2-3-1 con la possibilità del doppio play
Nel 4-3-3 non c’è bisogno di fare troppi cambi. Occhio al 4-2-3-1 con la possibilità del doppio play
Antonio Giordano Collaboratore 2 settembre - 11:31 - NAPOLI English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleL’aritmia s’avverte ovunque, pure nell’anima, e in questa vigilia cortissima, già attraversata da un filo di venticello calunnioso, le vibrazioni diventano inevitabili. Senza McTominay non è semplice starci, è successo talmente poche volte che ormai sembrava fosse impossibile: però adesso accadrà, per un periodo breve-medio, e bisognerà non solo farsene una ragione ma trovare una soluzione. Il calcio di Allegri è pieno di opzioni, nasce con la difesa a quattro, vira su quella a tre, ha tracce di tridente, ha pure l’ipotesi trequartista (lo chiameremo rombo?), ha dentro di sé variabili che consentono di sperimentare, anche in prossimità della Scala: è una partita diversa, si sa, lo dice la storia degli ultimi quattro anni (scudetti che ondeggiano da un club all’altro) ma pure quella del futuro, almeno imminente.
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—Fuori McTominay e dentro De Bruyne viene facile pensarlo, è la prima delle scelte, quella più naturale, si direbbe pure quella meno invasiva, perché lascerebbe quasi tutto invariato e riempirebbe il Napoli di un talento smodato come KDB. In mezzo, Anguissa con Lobotka; e il resto invariato e semmai variabile semplicemente a partita in corso. De Bruyne è altro, non s’offenderà nessuno, la dimostrazione plastica e spettacolare che uno non possa mai valere uno, non certo nel suo caso, e le uniche controindicazioni sarebbero legate al minutaggio, al rischio di doverne giocare tante e anzi troppe in sequenza ravvicinata: ma il turnover, nel caso, a questo serve, a far riposare il genio ch’è in lui. Poi c’è sempre l’albero di Natale, dipende sempre dallo stato di salute degli interpreti, che indurrebbe a dare un’occhiata, inventarsi Lang e Alisson Santos assieme tra le linee o anche no, perché De Bruyne e Vergara a Marassi hanno dimostrato di sapersi ritrovare sintonizzati perfettamente, come sottolineato dal blitz per lo 0-2. Tempo ce n’è sino a San Siro, tre giornate piene di studio degli avversari e anche di se stesso, ma pure di risposte che il fisico e la testa di ognuno dovrà spedire ad Allegri per farlo decidere.
Ancora Scozia
—E però, ritocchino, si può restare sempre a quattro in difesa, ma rileggendo la zona centrale del campo, facendo sposare a Lobotka il dinamismo geometrico di Gilmour, per liberarsi della opacità attuale di Anguissa, e lasciando che KDB resti alle spalle di Hojlund, sospeso tra Politano e Alisson Santos (o Lang), in quello che i puristi definirebbero 4-2-3-1, che un suo perché ce l’avrebbe avendo in passato potuto verificare la consistenza dei due playmaker.
Ricomincio da tre
—Per cinque anni, Allegri ha dominato il calcio italiano in maniera incontrastata, l’ha fatto con la difesa a tre, senza rinunciare, mostrando sensibilità e autorevolezza pure in un’Europa attraversata con fierezza fino alle due finali di Champions League. C’è un po’ carenza di centrali, vero, però Beukema-Rrahmani-Rafa Marin basterebbero e, volendo, ci sarebbero pure Di Lorenzo e Olivera che nel sistema ci saprebbero stare con comodità. Aspettando Badiashile, chiaramente.
Maledizione
—Il destino è sceso in campo un anno fa e l’ha rifatto in questa settimana indigesta: i Fab Four, l’idea "trasgressiva" di mettere assieme quattro artisti diversi e però teoricamente compatibili, fallì nel settembre scorso con l’infortunio di De Bruyne e di Anguissa, esclusi quasi contemporaneamente da un tackle della sorte. Stavolta, ad Allegri non è stato neanche concesso di riflettere sulle possibilità di convivenza di "quei" quattro lì, tecnica allo stato puro, intelligenza, ispirazione, atletismo e fantasia. Non c’è posto per i Fab Four nel Napoli e non l’ha deciso nessuno.
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