Mattia Binotto: "Questa Ferrari mi piace. Todt e Schumacher i miei maestri"
L’ex team principal ora all’Audi: "La squadra finora è stata creativa. La mia prima Monza? Da stagista neolaureato, non dimenticherò mai quell'emozione"
L’ex team principal ora all’Audi: "La squadra finora è stata creativa. La mia prima Monza? Da stagista neolaureato, non dimenticherò mai quell'emozione"
Giulia Toninelli Giornalista 3 settembre - 08:31 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleA casa, ma con i colori di una nuova avventura, la più ambiziosa della sua carriera. Mattia Binotto arriva a Monza al centro della sua prima stagione da team principal e CEO del team Audi, guardando al futuro senza mai dimenticare le lezioni più importanti del suo passato.
Binotto, come giudica la prima metà della stagione di Audi in F.1?
"Il giudizio è parziale, perché siamo solo all’inizio di un progetto che sapevamo sarebbe stato lungo e importante. L’obiettivo che ci eravamo fissati per quest’anno non era tanto quello di essere sempre a punti o di raggiungere determinate posizioni, ma di essere visti nel paddock come un team che ha piani seri per il futuro. E ci stiamo riuscendo".
La sfida è importante anche in termini di infrastrutture, che in Audi state ampliando. Come vi state muovendo e a che punto siete?
"C'è tutta una costruzione che sta avvenendo dietro le quinte della Formula 1 ed è un lavoro enorme e non ancora visibile, che ci impegna costantemente al di fuori di quello che succede in pista. La Formula 1 di oggi richiede però strutture importanti, sia sul piano della crescita del personale che su quello degli impianti".
Che cosa non vedono i tifosi?
"La squadra sta crescendo come numero di persone, stiamo assumendo un sacco di giovani, e di questo sono molto orgoglioso, così come di quello che viene fatto nelle nostre sedi. Però spesso le persone non sanno quanto tempo ci voglia per arrivare all’eccellenza: per esempio per avere un nuovo simulatore serve un nuovo edificio, perché oggi gli edifici per contenerli sono alti 15 metri e nel nostro caso il simulatore non sarà pronto prima della fine del 2027. Quindi siamo nel 2026 e già pensiamo a qualcosa che verrà utilizzato nel 2028".
Sente di aver portato italianità nel team?
"Sì, perché se c’è un valore aggiunto che posso portare è quello di una cultura diversa rispetto a quella svizzero-tedesca, creando così un ambiente eterogeneo che possa arricchirsi in entrambe le direzioni. Stiamo rompendo qualche schema del passato e spero di aver contribuito".
Qual è il ricordo della sua prima Monza?
"Non era una gara, era un test. Era il 1995 e io ero uno stagista neolaureato appena arrivato in Ferrari. Già il fatto di essere in pista e vedere una macchina uscire dal box su questo rettilineo immenso, infinito, era qualcosa da pelle d’oca".
VIDEO: Ferrari, il successo a Monza può arrivare grazie a Kimi Antonelli: il possibile scenarioTodt, che di quella Ferrari era team principal, l’ha citata insieme ad Andrea Stella come uno dei suoi motivi di orgoglio più grandi. Cosa significa per lei?
"Il nostro orgoglio più grande è quello di aver fatto parte di quella squadra, insieme a Jean. È stata una scuola incredibile, quella di quel periodo così vincente, e non penso sia un caso che tanti di noi hanno trovato la loro strada poi in Formula 1 in ruoli differenti".
Questo weekend si celebrano 30 anni dal primo successo a Monza di Schumacher in rosso. Che ricordo ne ha?
"Michael rimane un riferimento assoluto. Parlo spesso di lui ai miei piloti, dicendo che un campione non si vede solo quando indossa il casco. Schumacher sapeva trasformare una squadra ed era sempre l’esempio da seguire, il primo ad alzare l’asticella. Pretendeva tanto, ma era anche il più generoso".
Schumacher pretendeva tanto dal team, ma era anche il più generoso. Rimane un riferimento assoluto, parlo spesso di lui ai miei piloti.
Mattia BinottoÈ soddisfatto dei suoi piloti?
"Molto. Nico Hulkenberg e Gabriel Bortoleto sono due piloti veloci, che lavorano bene insieme e che stanno contribuendo in modo importante alla crescita del nostro team in un momento così delicato come quello di questa prima stagione. Non li vedo come il giovane e il vecchio, quello che deve imparare e quello con esperienza, sono semplicemente due bravissimi piloti che danno il meglio".
Ci sono sempre più piloti giovanissimi, come il suo Bortoleto, che stanno stupendo in F.1. La sorprende vedere questa generazione così matura?
"Questa generazione mi piace molto, ma non parlo solo dei piloti. Mi sorprendono tutti i ragazzi di questa generazione e lo vedo anche nel nostro team, dagli ingegneri ai ragazzi che ricoprono ogni settore, hanno proprio una marcia in più ed è bello vederli all’opera, anche confrontarsi con i più grandi".
Chi la sta sorprendendo tra i suoi avversari quest’anno?
"Mi sta piacendo la Ferrari. Non è una sorpresa perché sono ragazzi che conosco e di cui so il valore, ma è bello aver visto quest’anno la loro creatività dal punto di vista tecnico in pista. Spero continuino così".
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