Accerchiata, sofferente ma ancora la squadra da battere: il lavoro di Velasco sull'anima dell'Italia
La Gazzetta dello Sport

Accerchiata, sofferente ma ancora la squadra da battere: il lavoro di Velasco sull'anima dell'Italia

Giovedì 3 settembre 2026
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Tra la partita tirata con la Svezia, i veleni e le insidie della semifinale, l’ItalVolley arriva a Istanbul con la possibilità di completare uno storico Triplete

Facciamo le valigie, con le poche energie che ancora restano alle azzurre del volley dopo una delle serate più complicate degli ultimi due anni, e andiamo sul Bosforo, dove l’Italia si giocherà l’Europa tra i profumi dell’Asia. Facciamo le valigie per Istanbul, mettiamoci dentro i nostri ori giusto per ricordarci quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni, in un angolino ci infiliamo il manuale della perfetta attaccante riscritto ieri a Brno da Paola Egonu quando le nostre braccia tremavano come foglioline, e se c’è ancora posto prima di chiudere il trolley riponiamo con cura uno dei comandamenti più celebri di Julio Velasco: "Possiamo soffrire, anche tanto, ma non subire". L’Italia contro la Svezia, diciannovesima del ranking mondiale, è passata attraverso le dodici fatiche di Ercole, una battaglia che abbiamo anche rischiato di perdere, ma la Repubblica democratica fondata sulla pallavolo è ancora la nostra. Il muro di Miriam Sylla dentro per un capello nelle ultime cardiopatiche fasi del quarto set è l’istantanea di una squadra che non molla mai. 

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