6 sprint da 30 secondi potrebbero essere più benefici di 90 minuti di esercizio moderato
Uno studio ha misurato come cambiano proteine e metaboliti dopo lo sprint e dopo l'esercizio a ritmo blando
Uno studio ha misurato come cambiano proteine e metaboliti dopo lo sprint e dopo l'esercizio a ritmo blando
Eu. Spa. 3 settembre - 12:08 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleTre minuti di sprint, spalmati in sei ripetute da 30 secondi e novanta minuti di pedalata a ritmo blando. Sulla carta, la seconda opzione sembra quella più impegnativa e quella che "fa bene" perché dura di più e stanca meno. Un gruppo di ricercatori della Rockefeller University ha misurato cosa succede davvero nel sangue dopo le due sessioni, ed è qui che la gerarchia si ribalta.
sprint e proteine
—Lo studio ha confrontato tre tipi di allenamento: sei sprint massimali da 30 secondi, novanta minuti di ciclismo continuo a intensità moderata e una corsa sul tapis roulant, sempre a ritmo blando. Subito dopo lo sprint, quasi un quarto delle proteine misurate nel sangue dei partecipanti risultava alterato.Il ciclismo moderato, nello stesso arco di tempo, ne aveva modificato meno dello 0,25%. La corsa moderata si è collocata a metà strada, sopra il ciclismo ma comunque molto lontana dai numeri prodotti dallo sprint. Lo sprint ha inoltre cambiato la concentrazione di oltre 200 metaboliti e provocato un aumento immediato di proteine legate alla crescita dei vasi sanguigni, alla rigenerazione dei tessuti e alla segnalazione ormonale. Parte di queste proteine entra in circolo attraverso un meccanismo chiamato "shedding dell'ectodominio": invece di essere prodotte da zero e poi secrete, sono porzioni di proteine già presenti sulla superficie delle cellule che vengono tagliate via e rilasciate nel sangue in pochi istanti, una scorciatoia molto più rapida della sintesi classica. In parole povere, lo sprint sembra cambiare il modo in cui le cellule gestiscono il carburante, rispondono agli ormoni e percepiscono la disponibilità di nutrienti.
meccanismi molecolari
—Con l'esercizio moderato la risposta, invece, è arrivata in ritardo ed è stata più contenuta. Solo tre ore dopo la fine della pedalata, nel sangue compariva un'ondata di acidi grassi e proteine di origine epatica, le stesse che di solito accompagnano uno sforzo di resistenza prolungato. Le cellule adipose esposte al sangue post ciclismo hanno mostrato variazioni minime nell'attività genica.
Confrontando le proteine sensibili all'esercizio con i dati sanitari di oltre 53.000 persone della UK Biobank, i ricercatori hanno visto poi che molte di queste proteine sono legate a un rischio più basso di malattie cardiovascolari e metaboliche. Un legame particolarmente marcato per obesità, diabete di tipo 2 e altri disturbi metabolici: delle 33 proteine associate a un rischio più basso, 32 si modificavano dopo lo sprint, contro 3 dopo l'esercizio moderato. Più di un quarto di queste proteine è risultato collegato anche a un invecchiamento biologico più lento. "È noto che intensità diverse di esercizio stimolano adattamenti diversi in tutto l'organismo - chiosa Luke Olsen, l'autore principale dello studio - ma i meccanismi molecolari che collegano questi adattamenti all'intensità erano perlopiù sconosciuti. I nostri esperimenti suggeriscono che le eserchine, proteine e metaboliti rilasciati nel sangue dopo l'esercizio, sono molto sensibili all'intensità dello sforzo e potrebbero essere i mediatori chiave degli effetti benefici di brevi periodi di esercizio vigoroso".
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