Juve, mai dire cessione: zero calciatori venduti, è la prima volta nell'era moderna
Nonostante non si siano riusciti a liberarsi di nessun esubero a titolo definitivo, Carnevali e Massara hanno comunque consegnato a Spalletti 9 rinforzi
Nonostante non si siano riusciti a liberarsi di nessun esubero a titolo definitivo, Carnevali e Massara hanno comunque consegnato a Spalletti 9 rinforzi
Fabio Russo Giornalista 3 settembre - 18:44 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleScordatevi le estati in cui la Juve sfruttava il sacrificio dei big per ricostruire o dare continuità ai cicli vincenti. Quella del 2001, in cui gli addii di Inzaghi e, soprattutto, Zidane, permisero ai bianconeri di reinvestire su Buffon, Nedved e Thuram. O quella del 2016, quando la vendita record di Pogba al Manchester United finanziò i colpi Higuain e Pjanic. Per la prima volta nell'era moderna, infatti, in questa sessione di calciomercato appena conclusa, la Vecchia Signora ha trasferito calciatori soltanto in prestito o si è liberata di loro attraverso addii gratuiti e risoluzioni di contratto.
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—La rivoluzione di Carnevali e Massara ha portato a salutare 7 calciatori temporaneamente (Openda, Rouhi, Joao Mario, Adzic, Di Gregorio, Miretti e David) e 4 definitivamente, ma senza incassare denaro: Vlahovic e Kostic si sono svincolati, Perin è passato al Palermo a titolo gratuito e con Arthur è stato raggiunto un accordo per la conclusione anticipata del rapporto. Una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, in cui a farla da padrone erano state le cessioni a titolo definitivo, soprattutto di calciatori cresciuti nella Next gen. Per ritrovare un caso simile a quello attuale bisogna risalire all'estate del 2023, la prima della gestione Giuntoli, quando ci fu un unico addio a titolo definitivo: quello di Denis Zakaria, rientrato dal prestito al Chelsea e venduto al Monaco per 20 milioni.
juve, 9 arrivi e 11 addii
—Estati di magra dal punto di vista degli incassi c'erano state a cavallo tra gli ultimi anni Novanta e i primi anni Duemila: nel 1998, per esempio, a lasciare Torino a titolo definitivo furono Torricelli e Dimas, due anni più tardi Oliseh, Amoruso e Mirkovic, nel 2003 il solo Emiliano Moretti al Parma. Tempi lontani, in cui i club italiani non badavano a spese e c'era pure maggior possibilità di spesa tra le medio piccole di Serie A, che favoriva la possibilità di piazzare gli esuberi. Operazione non riuscita quest'estate alla Juve, ma che non ha impedito ai dirigenti della Juve, nonostante la necessità di rispettare i paletti del settlement agreement firmato con la Uefa, di consegnare a Spalletti 9 rinforzi, di cui 4 a titolo definitivo. "Il mercato possibile", perché, per dirla con il tecnico toscano, quello "perfetto non esiste più".
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