Malattie delle valvole del cuore: il rischio aumenta per chi soffre di solitudine
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Malattie delle valvole del cuore: il rischio aumenta per chi soffre di solitudine

Giovedì 3 settembre 2026
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La scienza conferma ancora una volta che la solitudine fa male al cuore, e questa volta il bersaglio sono le valvole cardiache

La scienza conferma ancora una volta che la solitudine fa male al cuore, e questa volta il bersaglio sono le valvole cardiache

Daniele Particelli 3 settembre - 18:27 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha chiarito a più riprese che la solitudine non è soltanto una condizione emotiva, ma un vero e proprio fattore di rischio per la salute fisica, paragonabile per certi versi al fumo o alla sedentarietà. Le evidenze si moltiplicano e riguardano ambiti sempre più diversi, dalla salute cognitiva a quella cardiovascolare. 

L'ultimo tassello di questo quadro arriva da uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association e condotto presso il Secondo Ospedale Xiangya della Central South University di Changsha, in Cina. I ricercatori hanno individuato un legame tra la solitudine e le malattie delle valvole cardiache, una categoria di patologie ancora poco discussa nel dibattito pubblico sulla salute del cuore.

Cosa sono le malattie valvolari cardiache

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Il nostro cuore è dotato di quattro valvole che regolano il flusso del sangue tra le sue camere e verso il resto del corpo. Quando una di queste valvole smette di funzionare correttamente, si parla di cardiopatia valvolare. Nella sua forma degenerativa, quella oggetto dello studio, le valvole si irrigidiscono gradualmente nel tempo, rendendo sempre più difficile la circolazione del sangue. Si tratta di una condizione che può evolvere silenziosamente per anni e che, nei casi più gravi, richiede un intervento chirurgico per la sostituzione della valvola danneggiata.

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Lo studio: quasi mezzo milione di persone monitorate per 14 anni

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Per approfondire il legame tra la solitudine e la salute cardiaca, i ricercatori hanno analizzato i dati di circa 463.000 adulti iscritti alla UK Biobank, seguiti per un periodo di quasi quattordici anni. Nel corso del periodo di osservazione sono stati diagnosticati oltre 11.000 nuovi casi di cardiopatia valvolare degenerativa: circa il 72% dei partecipanti ha riferito di sperimentare una solitudine minima, mentre il restante 28% ha dichiarato livelli più elevati di isolamento sociale.

I risultati rivelano che rispetto alle persone con bassa solitudine, quelle che si dichiaravano sole presentavano un rischio maggiore del 19% di sviluppare una cardiopatia valvolare degenerativa in generale, del 21% per la stenosi della valvola aortica e del 23% per l'insufficienza della valvola mitrale. Il rischio saliva ulteriormente nelle persone che combinavano un'elevata predisposizione genetica alle malattie valvolari con alti livelli di solitudine, configurando una sorta di doppio svantaggio.

Non è solo una questione di stile di vita

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I ricercatori hanno anche tentato di fare una spiegazione a questo legame, ipotizzando come i comportamenti poco salutari spesso associati alla solitudine - come obesità, fumo, consumo eccessivo di alcol, sonno irregolare e scarsa attività fisica - siano in grado di spiegare solo in parte la relazione osservata. Questo suggerisce che la solitudine possa agire sul cuore anche attraverso meccanismi biologici diretti, legati per esempio all'infiammazione cronica o alla risposta allo stress, che la ricerca sta ancora esplorando.

"I nostri risultati suggeriscono che affrontare la solitudine potrebbe contribuire a ritardare la progressione della malattia, posticipare interventi chirurgici come la sostituzione valvolare e, in definitiva, ridurre l'onere clinico ed economico a lungo termine delle malattie valvolari cardiache", ha sottolineato il co-autore dello studio Cheng Wei.

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