Acerbis e la Superbike: "È un campionato perfettamente in linea con il nostro target"
La Gazzetta dello Sport

Acerbis e la Superbike: "È un campionato perfettamente in linea con il nostro target"

Venerdì 4 settembre 2026
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In occasione del round francese di Magny-Cours, di cui l'azienda bergamasca è title sponsor, il Ceo Guido Acerbis ripercorre oltre cinquant’anni di storia del marchio e guarda al futuro: "Abbiamo scelto di crescere senza fondi di investimento e senza perdere la nostra indipendenza"

In occasione del round francese di Magny-Cours, di cui l'azienda bergamasca è title sponsor, il Ceo Guido Acerbis ripercorre oltre cinquant’anni di storia del marchio e guarda al futuro: "Abbiamo scelto di crescere senza fondi di investimento e senza perdere la nostra indipendenza"

Adriano Bestetti 4 settembre - 12:11 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Guido Acerbis, Amministratore Delegato del gruppo dal 2006

Questo fine settimana il Mondiale Superbike 2026 fa tappa sullo storico circuito francese di Magny-Cours, evento che anche quest’anno esibisce il nome Acerbis in qualità di title sponsor. L'azienda bergamasca vanta un legame ormai consolidato con il campionato delle derivate di serie, una collaborazione iniziata ormai diversi anni fa (è sponsor ufficiale dal 2013) e che nel tempo è diventata un pilastro della strategia del marchio in termini di visibilità internazionale. Fondata nel 1973 ad Albino, in provincia di Bergamo, da Franco Acerbis, l'azienda ha costruito la propria reputazione nel mondo dell'off-road grazie alle sue celebri componenti plastiche, per poi trasformarsi in una realtà globale specializzata in accessori, abbigliamento tecnico, protezioni, caschi e stivali per motociclisti.

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Guido acerbis

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Oggi Acerbis è presente in numerosi mercati internazionali e opera anche in altri settori sportivi, mantenendo però il motociclismo al centro della propria identità. Alla guida del gruppo c'è ora Guido Acerbis, figlio del fondatore e amministratore delegato dal 2006, che ha raccolto l'eredità del padre accompagnando l'azienda in una nuova fase di espansione internazionale senza mai rinunciare alle radici familiari che ne hanno caratterizzato l’intera storia. Lo abbiamo avvicinato giusto alla vigilia dell’Acerbis French Round di Magny-Cours per parlare del rapporto con la Superbike, dell'evoluzione del gruppo negli ultimi decenni, delle sfide legate allo sviluppo della gamma e delle prospettive future di un marchio tra i più riconoscibili dell'industria motociclistica italiana.

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Acerbis è un nome che gli appassionati di moto associano immediatamente al motorsport, anche per via dei tanti anni di presenza nel mondiale Superbike anche come title sponsor di diversi round, incluso quello di questa settimana a Magny-Cours. Tuttavia, per tanti appassionati, il primo pensiero associato ad Acerbis resta legato al mondo off-road. Quali sono gli obiettivi principali del vostro ormai consolidato rapporto con questo campionato?
​"Il mondo Superbike è seguito da appassionati di motorsport in senso ampio, non come altre discipline di nicchia che raccolgono un pubblico molto più settoriale e specifico. La Superbike offre visibilità mediatica e l’accesso a un pubblico perfettamente in linea con il nostro target. Se si guardano ad esempio le moto dei visitatori presenti presso i circuiti, solo una piccola parte di queste sono supersportive. La maggior parte sono moto delle categorie adventure e touring, segmenti che rappresentano per noi un mercato strategico e di interesse".

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Acerbis affonda le proprie radici nel mondo dell'off-road:

Acerbis è una delle aziende italiane più riconoscibili nell’industria delle due ruote. Quali sono stati i momenti più importanti nella crescita dell’azienda nei suoi oltre 50 anni di storia?
​"Nasciamo negli anni 70 come produttori di accessori per moto, nello specifico con le plastiche. Il passo strategico negli anni 90 è stato quello di ampliare l’offerta al mondo delle protezioni, abbigliamento, caschi e stivali destinati ai piloti. Oggi queste famiglie di prodotti sono di dimensioni molto superiori a quella nativa dell’azienda. Altri passaggi importanti sono stati fatti nell’area commerciale aprendo le varie filiali estere: negli Stati Uniti negli anni 80, in Inghilterra negli anni 90 e la diversificazione produttiva in Repubblica Ceca a metà anni 2000. Un altro momento importante della nostra crescita è stata la nascita della linea Road nel 2011. E nel 2005 lo studio e la produzione di abbigliamento tecnico sportivo, che hanno dato vita l’anno successivo al primo catalogo dedicato allo sport e, nel 2008, alla divisione Acerbis Football, successivamente ampliata nell’attuale Acerbis Sport".

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un esempio di guanti Acerbis per il fuoristrada

Quali sono le sfide più complesse nello sviluppo di prodotti come guanti e stivali, che devono garantire mobilità, sensibilità e protezione? 
"La priorità per un motociclista è la protezione. In quest’ambito sono state fatte tante cose ed il livello a oggi è ottimo. La nuova sfida è l’ergonomia, per rendere i prodotti, oltre che sicuri, anche il più confortevoli possibile per ognuna delle tante discipline motociclistiche esistenti. Per fare questo non esiste un'unica vestibilità, che vada bene per tutte. Quindi abbiamo dovuto sviluppare prodotti specifici per le diverse attività che si possono svolgere sulle due ruote. Proprio per questo motivo è consigliato provare i prodotti prima dell’acquisto".

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Lo stesso Guido Acerbis è un grande appassionato del fuoristrada

Quanto conta il feedback dei piloti professionisti nella progettazione di nuovi prodotti e per quali discipline, o in quali aree, risulta più determinante? 
"Il feedback dei piloti è fondamentale in quanto hanno esigenze che, nel tempo, vengono avvertite anche dagli utenti amatoriali. Potrei dire che lo studio e lo sviluppo dei nuovi prodotti in collaborazione con i nostri piloti riguardano tutti i prodotti 'top di gamma' di tutte le discipline. Sono il risultato più diretto della sperimentazione durante le gare".

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Molto ampia la gamma di prodotti in materiale plastico per il Motocross

Passando al tema plastiche, tra i cavalli di battaglia della produzione Acerbis, quali sono le aree in cui la ricerca sui materiali sta producendo i progressi più significativi?
​"La plastica ha vissuto negli ultimi anni un’attenzione che ha stimolato l’accelerazione nella direzione della sostenibilità. Tantissime innovazioni vanno in questa direzione e qualche risultato è già tangibile. Oggi si possono usare materiali di origine bio, alcuni materiali riciclati di buona qualità e altri a basso impatto di Co2. Come Acerbis, abbiamo scelto quest’ultima come strada preferenziale: è un percorso nuovo che, nel tempo, darà i suoi risultati".

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Acerbis è specializzata anche nell'abbigliamento tecnico per il fuoristrada

Quanto è difficile mantenere elevati standard qualitativi in un contesto globale sempre più complicato come quello attuale, tra mutati rapporti commerciali e conflitti internazionali? 
"È stato più complesso negli ultimi due anni rispetto ai precedenti venti. Per quanto ci riguarda, abbiamo scelto di avere dei partner fidelizzati e di onorarli sia nei momenti favorevoli che in quelli difficili. Spostare un sistema produttivo a seconda della convenienza temporanea, dettata magari da eventi politici, non è saggio. Il caso dei dazi Usa, il nostro primo mercato, ne è un esempio: abbiamo sacrificato i nostri margini pur di mantenere un alto standard qualitativo".

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Con l'acquisizione di Bagster, Acerbis ha allargato la sua offerta

Nel 2025, Acerbis ha formalizzato l’acquisizione del marchio francese Bagster. Quali sono le motivazioni strategiche che vi hanno spinto verso questa operazione e quali sinergie vi aspettate di sviluppare tra i due brand? 
"Per noi quella di Bagster è stata un’acquisizione strategica che guarda al futuro, basata sulla complementarità dei prodotti dei due marchi e sulla condivisione di valori fondamentali come la qualità e il servizio al cliente. Cerchiamo infatti aziende di nicchia molto specializzate in prodotti complementari a quelli Acerbis, di modo da integrarle nella nostra distribuzione in più di 100 paesi. Introdurre anche le nuove famiglie di prodotti Bagster come selle, coprigambe e borse morbide, risponde a un’esigenza concreta di ampliamento dell’offerta".

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Il mondo moto è sempre centrale per Acerbis, specialmente per quanto riguarda l’abbigliamento tecnico, kit e accessori, ma ormai l’azienda è attiva in pianta stabile in altri settori. Ad esempio gli sport dinamici come pallavolo, basket e calcio, arrivando anche alla fornitura tecnica per un club come la Cremonese che ha preso parte all’ultima Serie A. Come siete arrivati all’impegno in questi campi così diversi? 
"La nostra strategia è quella di rafforzare il posizionamento di Acerbis come marchio sportivo a 360 gradi, non limitandolo esclusivamente al mondo del motociclismo. L'esperienza maturata nell'abbigliamento tecnico per moto e nel motorsport ci ha consentito di sviluppare un know-how di altissimo livello che abbiamo deciso di trasferire, almeno in parte, anche ad altri settori sportivi. Oggi, quando sento dire 'Acerbis? Quelli del calcio?', capisco che il percorso intrapreso sta dando i suoi frutti: significa che il marchio è riuscito a farsi riconoscere e apprezzare anche al di fuori del suo mercato d'origine."

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Franco Acerbis alla recente presentazione della divisa della Libertas Livorno, squadra di pallacanestro militante in Serie A2

Suo padre Franco ha fondato l’azienda nell’ormai lontano 1973 e lei la stai conducendo ora con ottimi riscontri. Come si mantiene viva l'identità di un'impresa a conduzione, per così dire, "familiare" quando si opera ormai su scala globale? E come rispondete alle inevitabili richieste di acquisizione degli immancabili fondi? 
"Negli ultimi dieci anni abbiamo inserito in azienda manager provenienti dall'esterno che, insieme a quelli cresciuti professionalmente all'interno della realtà Acerbis e della nostra famiglia imprenditoriale, hanno contribuito a un'importante evoluzione della cultura manageriale e dei processi di gestione. Oggi la collaborazione tra famiglia e management rappresenta un grande valore aggiunto: da un lato, i manager apportano competenze, metodo e una visione gestionale strutturata; dall'altro, la famiglia garantisce una prospettiva di medio-lungo periodo e una forte continuità nei valori aziendali. Per quanto riguarda l'ingresso di fondi di investimento, negli anni abbiamo avuto diverse occasioni di confronto, ma abbiamo scelto di proseguire il nostro percorso di crescita facendo leva sulle nostre risorse e sulla nostra indipendenza. Mi piace troppo questo lavoro!"

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La collaborazione con il Mondiale Superbike ha portato tanta visibilità

Quando guarda al futuro di Acerbis, quale obiettivo considera il più importante da raggiungere? E guardando al passato, c'è una decisione che prenderebbe diversamente? 
"Come ogni azienda, abbiamo il dovere di continuare a crescere e, nei prossimi anni, il mercato asiatico rappresenterà uno dei nostri principali obiettivi. Per affrontarlo nel modo corretto, ci siamo resi conto che è necessario avere una struttura organizzativa stabile sul territorio e stiamo valutando diverse soluzioni. Una collaborazione con un partner locale potrebbe essere la strada più efficace e realizzabile nel breve periodo. In un percorso imprenditoriale le decisioni che, col senno di poi, si sarebbero potute prendere diversamente sono molte. Quella che mi lascia ancora un po' di rammarico è la chiusura di Acerbis Hong Kong alla fine degli anni '90, in seguito alla crisi asiatica. Non avevamo più clienti disposti a seguirci e fummo costretti a interrompere quell'esperienza, nonostante la sede fosse stata aperta solo pochi anni prima. Oggi sono convinto che quello fosse il posto giusto, semplicemente nel momento sbagliato".

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