Zandalasini, stella azzurra d'America: “Al Mondiale ce la giochiamo, difendiamo come in Wnba"
La Gazzetta dello Sport

Zandalasini, stella azzurra d'America: “Al Mondiale ce la giochiamo, difendiamo come in Wnba"

Venerdì 4 settembre 2026
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La stella dell'Italia arriva a Berlino mentre sta giocando una stagione da protagonista con le Golden State Valkyries: "Ho imparato ad abbracciare il mio ruolo. Los Angeles 2028? Siamo al Mondiale, quindi perché no?"

La stella dell'Italia arriva a Berlino mentre sta giocando una stagione da protagonista con le Golden State Valkyries: "Ho imparato ad abbracciare il mio ruolo. Los Angeles 2028? Siamo al Mondiale, quindi perché no?"

Giulia Arturi Giornalista 4 settembre - 13:36 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

"Bella partita. Anzi, troppo bella!", le dice un tifoso con la maglia delle Liberty. Zanda, Cecilia Zandalasini, ha appena segnato 20 punti al Barclays Center nella vittoria delle sue Golden State Valkyries, contro Breanna Stewart e compagne. Per le strade di Brooklyn la fermano in diversi. Questa è oggi la sua dimensione in Wnba: Zandalasini è stabilmente in quintetto in una delle squadre più forti della lega, con la miglior difesa. La sua allenatrice si fida di lei, Zanda si fida dei suoi impressionanti mezzi. È la stella dell’Italia di Andrea Capobianco, il coach che l’anno scorso ha riportato le azzurre su un podio europeo dopo trent’anni, con il bronzo di Atene. Oggi l’Italia debutterà al Mondiale dopo 32 anni di assenza. Zandalasini è la giocatrice di riferimento di una squadra completa, consapevole, che gioca una pallacanestro intelligente e coraggiosa. "È bello poter dire che siamo ai Mondiali, tra le squadre più forti del mondo. Che emozione". Ma non confondete la gioia di esserci con l’accontentarsi, le azzurre sono a Berlino per fare sul serio: "Meritiamo di essere qua, ce lo siamo guadagnato con molta fatica, superando ostacoli, unite, e ora ce la giochiamo".

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Oggi ha uno status diverso: ora è una protagonista in una delle migliori squadre Wnba. Che consapevolezza le dà?
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"Sono molto contenta di questa stagione e dello spazio che sono riuscita a ritagliarmi. Ma nel momento in cui arrivo in Nazionale, con tutte le ragazze che conosco da tempo, è sempre come tornare in famiglia. Da quel punto di vista per me non è cambiato niente. È bello affrontare questa avventura con loro".

Nelle settimane di raduno in cui era lontana è riuscita comunque a stare vicina alle ragazze? Ha sentito coach Capobianco?

"Sì, ho sentito le ragazze,, cercando di non disturbarle troppo. Anche con Andrea ci siamo sentiti un paio di volte, per avere qualche aggiornamento e cercare di restare vicina al gruppo anche a distanza. Una volta arrivata, però, è stato semplicissimo reintegrarmi: è un gruppo consolidato, solido, stiamo bene insieme. Anche in campo, il tempo di smaltire il fuso e mi sono subito ritrovata: abbiamo cambiato poco, conosco gli schemi e le idee di gioco, lavoriamo insieme ormai da più di due estati".

Coach Capobianco ha detto di lei: "Sa illuminare, non abbagliare". È cambiato negli anni il suo modo di essere il riferimento di questa Nazionale?

"Sì, e penso che si sia notato. Mi fanno sempre piacere le parole di Andrea: ha una delicatezza e un’emotività speciali. Sono cambiata perché sono cresciuta. Do sempre credito al tempo e all’esperienza. Anche se non penso di essere cambiata troppo come giocatrice, ma più come mentalità e nel modo di abbracciare questo “ruolo”. Siamo cresciute tutte, in modo diverso ma allo stesso tempo insieme, ritrovandoci estate dopo estate, imparando come essere una squadra e trovando ognuna la propria dimensione. Era il momento giusto".

Chi le ha strappato la prima risata quando vi siete ritrovate?

"In realtà sono arrivata a Roma prima di loro, perché erano ancora a Parigi: quindi le ho accolte io. È stato bello rivedere Pan, che ormai è una delle mie più care amiche anche al di fuori della pallacanestro Ma potrei nominarle tutte: è stato davvero bello ritrovarci".

A proposito di Pan, camera che vince non si cambia?

"Purtroppo o per fortuna... abbiamo camere singole! (ride) Eravamo tutte un po’ spaesate: 'Ma adesso? In che senso? Siamo tutte da sole?'. Anche questo ti fa capire il livello dell’organizzazione e della manifestazione. Dobbiamo abituarci!".

Arriva dalla miglior difesa della Wnba e anche l’Italia ha costruito tanto della propria identità nella metà campo difensiva. Ci sono punti di contatto tra le due?

"Sì, sicuramente. Anche con le Valkyries cerchiamo di mettere tanta pressione sulla palla, anche quasi a tutto campo, cosa che in Wnba non si vede spessissimo. Andrea insiste molto sulla necessità di essere solide, perché in competizioni come questa non puoi farne a meno. Lavoriamo tanto sullo scouting e sulla difesa del pick and roll. Sono sicura che l’aggressività rimarrà una delle nostre caratteristiche".
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​Nell’ultima partita in Wnba ha segnato 20 punti davanti a Sue Bird. Un messaggio? E gli Usa senza Wilson sono battibili?

"Sue Bird era una motivazione extra... (ride), e giocare lì è particolarmente bello, come anche a Minnesota e nei palazzetti più caldi. Quanto agli Usa, Wilson è indubbiamente la giocatrice più forte del mondo, ma sono comunque incredibili. Contro di loro bisogna limitare gli errori, ti puniscono subito".

Oggi Italia contro la Repubblica Ceca. Criticità dell’esordio?
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"L’emozione. Però alla palla a due saremo sul pezzo. Il nostro girone è difficile, ed è chiaro che qua bisogna fare ancora un passo avanti. La Cechia corre tanto, tira da tre: non le sottovalutiamo. In passato ci ha dato filo da torcere, e lo ricordiamo bene. Partiamo da questo presupposto".

E poi la Cina, con Zhang Ziyu 220 centimetri e Han Xu, 208. Come si affrontano?

"Sono enormi, sono in scala 2:1 rispetto a noi! E poi hanno buone mani. Vanno concessi meno rimbalzi d’attacco possibile. Ma dovranno anche difendere, e farle muovere sarà la chiave per provare a trasformare il loro vantaggio fisico in un limite".

La medaglia che inseguivate da tantissimo è arrivata all’Europeo. Ora cosa possiamo aspettarci da questo Mondiale?

"Forse in passato ho vissuto la Nazionale in modo sbagliato: mi sono sempre imposta delle aspettative che poi si trasformavano in pressione. L’anno scorso ho trasformata quella pesantezza di tornare a casa sempre deluse in leggerezza, vivendo una partita per volta. Anche a Berlino sarà così. Superare la prima fase, lottando in tutte le partite sarebbe già un bellissimo risultato. È chiaro che ci sono Francia, Usa, Spagna, Belgio, Australia, le più forti. Però sono i Mondiali, poi sono partite secche per tutti, ce la si gioca".

Aveva già conosciuto la Wnba nel 2017. Quanto è diversa quella di oggi, anche per tutto ciò che questa crescita si porta dietro?

"Il cambiamento è stato incredibile, soprattutto nelle ultime tre stagioni. Oggi impressiona la quantità di persone che in America si è appassionata alla Lega, la segue e la supporta. Basta guardare noi: siamo solo al secondo anno e giochiamo sempre in un'arena sold out. È una macchina che viaggia velocissima: entrano nuove squadre, si allunga il campionato, aumentano gli investimenti nelle strutture e nelle giocatrici. Non do per scontato il fatto di esserci, perché i posti restano pochissimi. Poi è inevitabile che, quando cresce così tanto l’attenzione, aumenti anche tutto quello che c’è intorno al basket. Ma la stagione è talmente impegnativa che non hai molto tempo per pensarci".

Cecilia, a 30 anni è la più “anziana” di quest’Italia. Arrivano già le battute?

"Sì, me lo fanno notare! (ride) Non so come sia successo! Ma ho solo 30 anni, insomma... Siamo giovani e abbiamo ancora tanto da dare. Sappiamo bene dove vogliamo arrivare".

Se dicessi quindi Los Angeles 2028?

"Essere qui è una gioia immensa e ti avvicina anche a quella prospettiva: siamo al Mondiale quest’anno, perché no l’Olimpiade tra due anni?".

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