Osteoartrite: tra nuovi farmaci e ginocchia in 3D gli Usa sperimentano una nuova cura
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Osteoartrite: tra nuovi farmaci e ginocchia in 3D gli Usa sperimentano una nuova cura

Sabato 5 settembre 2026
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Diverse università americane stanno collaborando per proporre soluzioni nuovi per curare una patologia della quale oggi si possono trattare soltanto i sintomi

Diverse università americane stanno collaborando per proporre soluzioni nuovi per curare una patologia della quale oggi si possono trattare soltanto i sintomi

Francesco Palma 5 settembre - 09:30 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L’osteoartrite è la forma più comune di artrite e una delle cause principali di dolore, rigidità e perdita di mobilità, soprattutto con l’avanzare dell’età. Si sviluppa quando i tessuti dell’articolazione vengono danneggiati, portando a un consumo della cartilagine e all’infiammazione delle articolazioni: di conseguenza diventa sempre più difficile muoversi. L’osteoartrite può colpire soprattutto mani, ginocchia, anche, collo e parte bassa della schiena e tra i fattori di rischio ci sono l’età, il peso, traumi fisici, sovraccarico articolare o presenza di ulteriori casi in famiglia. Le terapie disponibili oggi servono soprattutto a controllare dolore e sintomi, mentre nei casi più avanzati si arriva alla sostituzione dell’articolazione. Dagli Stati Uniti, però, arriva una sperimentazione che potrebbe portare a una nuova cura per l’osteoartrite: l’obiettivo è aiutare le articolazioni a ripararsi, rigenerando osso e cartilagine.

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La nuova cura per l’osteoartrite

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Il programma si chiama NITRO (Novel Innovations for Tissue Regeneration in Osteoarthritis, ossia Nuove innovazioni per la rigenerazione tissutale nell'osteoartrite) ed è guidato dall’Advanced Research Projects Agency for Health, l’agenzia governativa statunitense dedicata alla ricerca avanzata in ambito sanitario. L’obiettivo è sviluppare nuove terapie per una malattia che oggi non ha una cura definitiva e che, solo negli Stati Uniti, colpisce circa 32 milioni di persone. L’obiettivo è rigenerare l’osso, la cartilagine e sviluppare impianti per il ginocchio non più artificiali ma realizzati con tessuto umano. Tra i centri coinvolti ci sono Duke University, Columbia University e University of Colorado Boulder. La Duke University sta sviluppando delle combinazioni di farmaci pensate per stimolare la ricrescita dell’osso e della cartilagine nelle articolazioni danneggiate dall’osteoartrite. L’University of Colorado ha invece lavorato su due terapie che, negli studi sugli animali, hanno permesso alle articolazioni invecchiate o danneggiate di ripararsi rapidamente tramite un sistema di rilascio di particelle iniettato nell’articolazione, che somministra nel tempo impulsi di un farmaco rigenerativo già esistente ma riproposto per questo utilizzo. La Columbia University sta invece sviluppando un ginocchio umano vivente stampato in 3D su un’impalcatura biodegradabile, infusa con cellule staminali adulte provenienti dal paziente o da un donatore. Man mano che l’impalcatura si degrada, le cellule dovrebbero rigenerare cartilagine e osso naturali, creando un impianto capace di sostenere il carico e di integrarsi con il corpo.

Perché l’osteoartrite è così difficile da curare

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Il problema dell’osteoartrite è che oggi, nella maggior parte dei casi, non si riesce davvero a frenare lo sviluppo del danno articolare. Il dottor Ryan Peterson del NuView Treatment Center ha spiegato a Healthline che oggi “gestire l’osteoartrite significa gestire il declino più che curare la malattia. Quando il dolore e la funzionalità peggiorano molte persone alla fine hanno bisogno di un intervento di sostituzione del ginocchio. Anche la cartilagine ha una capacità di guarigione molto limitata, quindi una volta che il danno progredisce non abbiamo grandi strumenti per invertirlo. Inoltre, il dolore non corrisponde sempre alle immagini diagnostiche, il che rende imprevedibile la risposta al trattamento”. Il dottor Sergio Guiteau, direttore medico del South Florida Advanced Rejuvenation, ha sottolineato che “molte delle terapie affrontano i sintomi di questa degenerazione, ma non la malattia vera e propria. Anche se fossero solo marginalmente efficaci alcune delle nuove terapie promosse da ARPA-H potrebbero cambiare le regole del gioco per molti di noi che curano pazienti con osteoartrite e cambiare la vita dei pazienti”.

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