Intuizioni e riforme: così la Champions è passata da 45 milioni di ricavi a 3,8 miliardi
La Gazzetta dello Sport

Intuizioni e riforme: così la Champions è passata da 45 milioni di ricavi a 3,8 miliardi

Sabato 5 settembre 2026
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Dal progetto nato a Lugano alla rivoluzione del format: come l’élite del calcio ha conquistato televisioni, sponsor e una fetta sempre più grande delle risorse europee

Una sera Lennart Johansson invitò a cena due guru del marketing. L’allora presidente dell’Uefa era preoccupato: sin dagli Anni Ottanta i principali club europei, tra cui il Milan di Silvio Berlusconi, minacciavano di separarsi e creare un nuovo, più ricco torneo. L’organo di governo calcistico del Vecchio Continente stava già studiando la ristrutturazione delle sue competizioni, ma aveva bisogno di un’idea forte per rimanere al centro della scena. I commensali, Klaus Hempel e Jurgen Lenz, che avevano appena fondato l’agenzia Team, accettarono la mission, si ritirarono a Lugano per tre settimane e partorirono un concept fortemente orientato alle televisioni e agli sponsor. Nacque così la Champions League: l’inno, il logo con le stelle, la gestione centralizzata degli affari commerciali. Nel 1992-93 lo storico nome Coppa dei Campioni andò in soffitta, anche se già l’anno prima era stata dissacrata la formula a eliminazione diretta che regnava sin dal 1955-56. La prima edizione della Champions registrò ricavi per l’equivalente di 45 milioni di euro, di cui 23,5 destinati alle squadre partecipanti. Cifre che scoloriscono di fronte ai 3.870 milioni di fatturato e ai 2.467 milioni di montepremi dei nostri giorni: un incremento, rispettivamente, di 85 e di 104 volte. Ma quello fu solo l’inizio di un percorso in costante evoluzione.

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