Costacurta: "Psg al top in Champions". Le italiane? "Inter la migliore. Spazio anche per Roma e Como"
Il calcio italiano può fare bene in Europa ma è necessario lasciare spazio alle nuove leve. Per l'ex difensore del Milan bisogna puntare sui giovani
Il calcio italiano può fare bene in Europa ma è necessario lasciare spazio alle nuove leve. Per l'ex difensore del Milan bisogna puntare sui giovani
Fabrizio Salvio Giornalista 5 settembre - 13:13 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIl Psg ancora favorito ma l’Inter può arrivare in fondo, la Roma "che stuzzica parecchio» e il Como «che arriva almeno agli ottavi". E poi Juve e Milan davanti a tutte in Europa League e i tanti giovani, tra allenatori e giocatori, che fanno ben sperare per il futuro del nostro calcio. Pensieri e previsioni che, arrivassero da altri, mmmh, potresti forse storcere il naso; ma, quando a farli è Alessandro “Billy” Costacurta, insieme a Paolo Maldini il calciatore italiano col maggior numero di Coppe dei Campioni (cinque con il Milan), oggi talent di Sky, allora ascolti e prendi nota.
Partiamo proprio dal suo impegno a Sky, che comprende le serate europee: voi commentatori vi dividete le partite da guardare, oppure le seguite tutte contemporaneamente?
"Funziona così: ognuno di noi ne sceglie una. Mister Capello decide per primo. Per anzianità, dopo tocca a me, poi è il turno di Boban, Del Piero, Di Canio... Ovviamente la priorità ce l’hanno le italiane, ma, se c’è un Psg-Barcellona, un occhio ce lo mettiamo tutti".
E quest’anno, quale delle nostre squadre l’attrae soprattutto?
"L’Inter è quella che seguirò con maggiore interesse perché potrebbe arrivare più in alto di tutte. Ha fatto un mercato eccellente, è all’altezza di poter gareggiare con le più forti. Qualche settimana fa avrei detto che ce ne sono sei o sette migliori, ma oggi forse sono meno perché Spence e Curtis Jones sono due ottimi acquisti. L’Inter è una squadra solida che sarà difficile da battere e con un po’ di fortuna può arrivare in fondo. Poi il Como, naturalmente. Troverà difficoltà perché ha tanti giovani, ma ha energia ed entusiasmo: nessuno mi toglie dalla testa l’idea che agli ottavi ci arriva".
Le favorite, dunque: quali sono?
"Il Paris Saint-Germain resta la squadra numero uno d’Europa anche con la perdita di Barcola. Real Madrid e Barcellona lo seguono da vicino perché hanno giocatori meravigliosi. Con Rodri il Barça si è rinforzato, ha quella tipologia di gioco che ogni tanto lo fa sembrare fragile nella fase difensiva, però davanti fanno paura. Coi catalani le partite possono finire 3-2, 4-3, ma quasi sempre il gol in più lo hanno fatto loro. Riepilogando: Psg, le due spagnole, una o due inglesi, il Bayern e l’Inter. Questo il gruppetto delle migliori, anche se Psg, Real e Barça a me sembrano un pochino più forti".
VIDEO: Psg-Arsenal 5-4 d.c.r: gol e highlights finale Champions LeagueMourinho fa ancora la differenza?
"No. La forza del Real sta nella qualità dei suoi giocatori. C’è solo da metterli in campo nella posizione ideale per ciascuno di loro. Lo stesso Barcellona ha, proprio come club, una strategia ben chiara: qualsiasi tecnico vada lì, sa che deve giocare in quella maniera. Con questo non intendo sottovalutare l’importanza dell’allenatore, certo che conta, però non c’è più il Guardiola che rivoluziona il calcio con le sue idee. Ci sono invece tanti ottimi allenatori, però le squadre che ho citato sono fenomenali perché fenomenali sono i calciatori che le compongono. L’eccezione è data proprio dal Paris Saint-Germain. Il Psg è una felice anomalia: ha un gruppo di giocatori eccellenti, che sanno aiutarsi l’uno con l’altro. Non ha più i Messi, Neymar e Mbappé, però è una squadra pazzesca e se riesci a far vincere il Pallone d’oro a Dembélé, che fino a tre anni fa pensavamo che fosse finito, vuol dire che un nuovo Guardiola c’è, e mi riferisco naturalmente a Luis Enrique".
A proposito di allenatori: Allegri è il tecnico giusto per il Napoli? E quanta strada faranno la sua squadra e la Roma di Gasp in Europa?
"Credo che Allegri sia l’uomo giusto per il Napoli soprattutto perché, prima di lui, ci ha lavorato Conte. Per strategie e cura dei dettagli, Conte è fenomenale. Poi è ormai evidente come per lui sia ormai difficile portare avanti il lavoro nello stesso club per tanti anni, per questo dico che l’idea Allegri sia stata buona perché Max è sicuramente un grande allenatore, un allenatore che sa far bene le cose. Poi a me non piace molto come fa giocare la squadra, ma quello è un altro discorso. È come dire che a me piace il Merlot e a te il Nebbiolo. È proprio un’idea diversa di calcio. Però stiamo parlando di allenatori che hanno nel loro curriculum delle vittorie, e quando tu vinci fai star zitti tutti. La Roma di Gasperini mi stuzzica molto. In questo momento, almeno in Serie A, non vedo tridenti d’attacco più forti di quello composto da Dybala, Mora e Malen: quella velocità e quella qualità gli altri non ce l’hanno, però bisognerà aspettare ancora tre o quattro giornate per una sentenza".
Milan e Juve sono davvero le favorite in Europa League?
"Sì, anche se le inglesi, soprattutto il Bournemouth, sono pericolose. Ma almeno in semifinale devono arrivare".
Un giudizio su Amorim?
"Mi intriga. Sono andato a vedermi le partite di quando allenava lo Sporting – il suo lavoro allo United non è giudicabile: è un ambiente, un club, un gruppo di giocatori difficile, molto difficile. Dunque, il suo Sporting era una di quelle squadre che vogliono far sbagliare l’avversario piuttosto che aspettare il suo errore. Ecco, a costo di rischiare qualcosa, Amorim vuol far sbagliare l’avversario. Già solo per questo mi sta simpatico. A me spiace che Leao non abbia evidenziato tutte le sue qualità al Milan. Dopo l’entusiasmo e l’energia iniziali si è messo in una comfort zone. Dar via uno così per far giocare al suo posto Cisse, un ragazzo che l’anno scorso stava a Catanzaro in B, mi piace. Quest’anno guarderò il Milan molto più volentieri rispetto al recente passato".
Forse il nostro calcio ha smesso finalmente di sentirsi il migliore e ha accettato l’idea di imitare quelli oggi all’avanguardia
Nella prima giornata di campionato sono scesi in campo 31 giocatori sotto i 21 anni. Possiamo sperare in un’inversione di tendenza?
"Sì, però è sempre stato un po’ così a inizio stagione. Il problema nasce quando arrivano le prime sconfitte e gli allenatori fanno marcia indietro. Detto questo, abbiamo un parco di giovani italiani molto interessanti. Alcuni se ne sono andati all’estero e a me non dispiace. In Inghilterra, Germania o anche Francia hanno più possibilità di crescere perché in Italia non siamo bravi in quello. In Italia li facciamo diventare fenomeni immediatamente oppure li massacriamo al primo errore".
Uno su tutti?
"Di Cisse ho detto. Liberali lo seguo da 4-5 anni. Sono contentissimo che sia andato a Como, dove trova Fabregas. Ovviamente non dimentico Pio Esposito. Ma ne abbiamo anche altri in gamba, come dimostrano i risultati della nostra Under 21. Anche tra gli allenatori ci sono tanti giovani che portano idee, filosofia di gioco e spirito nuovi: Grosso alla Fiorentina, Abate al Torino, Aquilani al Sassuolo... Ma anche Spalletti o Gasperini, lo stesso Gattuso, che giovani non sono, portano un messaggio nuovo: osiamo di più. Forse il nostro calcio ha smesso finalmente di sentirsi il migliore e ha accettato l’idea di imitare quelli oggi all’avanguardia".
Delle cinque Champions vinte col Milan, quale le rimane più nel cuore?
"La prima a Barcellona contro la Steaua. Quella sera in uno stadio leggendario come il Camp Nou sembrava di essere a San Siro. Novantamila cuori rossoneri, i rumeni non avevano speranze. Quella fu la Coppa dei Campioni di tutti noi. E nel “noi” metto anche Franco Baresi. Mi piacerebbe che al Milan ci fosse un capitano come Franco, perché lui, in quel ruolo, dimostrò cosa significa costruire un gruppo".
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