Moto Guzzi, a Mandello la fabbrica al lavoro si mostra
La Gazzetta dello Sport

Moto Guzzi, a Mandello la fabbrica al lavoro si mostra

Sabato 5 settembre 2026
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Nel 1998 lo stabilimento era considerato troppo piccolo e obsoleto per arrivare a 20.000 moto, e si progettava il trasferimento a Monza. Oggi, nello stesso perimetro stretto tra lago e montagna, Greg Lynn ha realizzato linee capaci di produrne oltre 30.000, conservando la galleria del vento e ricavando migliaia di metri quadrati aperti al pubblico

Nel 1998 lo stabilimento era considerato troppo piccolo e obsoleto per arrivare a 20.000 moto, e si progettava il trasferimento a Monza. Oggi, nello stesso perimetro stretto tra lago e montagna, Greg Lynn ha realizzato linee capaci di produrne oltre 30.000, conservando la galleria del vento e ricavando migliaia di metri quadrati aperti al pubblico

Valerio Boni 5 settembre - 14:10 - MANDELLO DEL LARIO (LECCO) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Lo stabilimento di Mandello in un'immagine del 1958

Per capire davvero che cosa c'è di nuovo nella fabbrica Moto Guzzi appena inaugurata bisogna tornare indietro di quasi trent'anni. E ricordare che per molto tempo proprio Mandello del Lario, il luogo che ha dato un'identità irripetibile all'Aquila, è stato considerato anche il suo maggiore limite. Lo stabilimento era cresciuto dal 1921 aggiungendo edifici e reparti all'interno di uno spazio che non poteva allargarsi all'infinito: il paese da una parte, la montagna alle spalle e il lago poco distante. Quando arrivava il momento di immaginare una Moto Guzzi più grande, moderna e capace di produrre molti più esemplari, prima o poi si finiva sempre davanti alla stessa domanda: c'è abbastanza posto per farlo a Mandello?

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Quando la soluzione sembrava essere Monza

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Nel 1998 la risposta sembrava essere no. Moto Guzzi viveva uno dei periodi più difficili della propria storia e la proprietà Trident Rowan aveva elaborato un piano di rilancio ambizioso: nuovi modelli e motori, il ritorno alle competizioni e tra i progetti era compreso anche uno scooter, erede del Galletto, sviluppato con Piaggio. Si voleva passare dalle circa 7.000 moto prodotte ogni anno a 20.000, ma la proprietà considerava l'area di Mandello insufficiente e ormai superata. La soluzione individuata era una ex fabbrica Philips di Monza, con circa 50.000 metri quadrati disponibili e incentivi legati alla reindustrializzazione del sito. Il progetto di trasferimento diventò un caso politico e sindacale. Nel giugno di quell'anno arrivò fino al Senato, dove un'interrogazione chiedeva al governo di trovare i 30 miliardi di lire ritenuti necessari per ristrutturare lo stabilimento e mantenere Moto Guzzi nella sede storica. Il trasloco non si concretizzò, Moto Guzzi rimase a Mandello e nel 2000 passò ad Aprilia, a sua volta acquisita dal gruppo Piaggio quattro anni più tardi. Ma il dubbio non sparì. Ancora nel 2011 Roberto Colaninno ricordò che cinque anni prima, appena visto lo stabilimento, avrebbe voluto trasferire la produzione. Poi cambiò idea. Mandello poteva diventare il luogo nel quale far convivere innovazione e tradizione.

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Non allargare la fabbrica, ripensarla

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La soluzione arrivata oggi ribalta completamente il problema. Non si è cercato di conquistare spazio verso l'esterno, ma di utilizzare in maniera diversa quello che Moto Guzzi possedeva già. Il progetto annunciato nel 2021 prevedeva infatti una ristrutturazione conservativa dell'intero complesso e la realizzazione dei nuovi edifici sfruttando le cubature disponibili, mantenendo la fabbrica all'interno del suo perimetro storico. Cinque anni di lavori e oltre 50 milioni di euro di investimento hanno portato a un risultato che, confrontato con le discussioni del 1998, appare quasi paradossale. Lo stabilimento dispone oggi di 38.000 metri quadrati di superficie industriale e di una capacità produttiva superiore alle 30.000 moto l'anno, quindi oltre il 50 per cento in più delle 20.000 che quasi trent'anni fa sembravano incompatibili con gli spazi di Mandello. E nel frattempo non è stato necessario sacrificare neppure uno dei simboli della fabbrica, compresa la storica galleria del vento inaugurata nel 1950

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L'intuizione di Greg Lynn

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A trovare la chiave è stato Greg Lynn, architetto e designer americano, vincitore nel 2008 del Leone d'Oro alla Biennale di Architettura di Venezia e oggi anche Ceo di Piaggio Fast Forward, la società del gruppo Piaggio che sviluppa sistemi robotici e nuove soluzioni per la mobilità. Curiosamente, il progetto non era nato con l'ambizione di trasformare l'intera Moto Guzzi. Lynn racconta che inizialmente gli era stato chiesto di occuparsi di un nuovo edificio destinato alla produzione dei motori. La svolta arrivò durante la sua prima visita a Mandello insieme a Roberto e Michele Colaninno. In poche ore, passando dal cancello rosso agli edifici storici, dal museo alla fabbrica in attività, maturò un'idea differente: non costruire semplicemente un nuovo capannone, ma ridisegnare l'intero organismo lasciando la produzione dov'era e portando i visitatori al suo interno. Da quella prima intuizione alla realizzazione sono trascorsi circa dieci anni. Il risultato spiega anche l'architettura inconsueta della nuova Moto Guzzi. Gli edifici industriali non sono più un mondo da tenere nascosto dietro un muro, ma diventano parte dello scenario. Due piazze alberate e una promenade attraversano il complesso, mentre percorsi e passerelle consentono di guardare all'interno della fabbrica. Sono 4.200 metri quadrati di nuovi spazi polifunzionali aperti al pubblico, ai quali si aggiungono Motoplex, caffetteria, auditorium e aree per eventi. Tutto senza uscire dal perimetro nel quale Moto Guzzi produce dal 1921.

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Il reparto di assemblaggio dei motori è separato da quello di montaggio della moto completa. Ma le due aree sono collegate da sistemi automatizzati di trasporto

Motori e moto viaggiano da soli

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Dietro l'architettura c'è però soprattutto una fabbrica completamente nuova. L'impianto di assemblaggio dei motori e quello delle moto sono stati ripensati insieme e collegati da sistemi automatizzati: non è più necessario trasferire componenti tra edifici con la logistica tradizionale, perché il flusso di produzione segue percorsi integrati. Lynn sottolinea anche il miglioramento dell'ergonomia delle postazioni e l'automazione del trasporto lungo le linee. A questo si aggiungono i robot sviluppati da Piaggio Fast Forward, utilizzati nelle fasi di movimentazione verso i collaudi. È un particolare che chiude quasi un cerchio: l'architetto che ha ridisegnato la fabbrica è anche il responsabile della società che sviluppa alcune delle tecnologie robotiche utilizzate al suo interno.

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vista da vicino

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Nelle giornate di giovedì 3 settembre e venerdì 4, primo giorno delle Gmg, le linee hanno continuato a lavorare e, per ragioni evidenti, il pubblico è rimasto separato dalle aree operative. Da sabato 5 settembre la situazione cambia: con la produzione ferma per il fine settimana, i visitatori possono arrivare più vicino alle linee e osservare postazioni, impianti e sistemi automatizzati che nei giorni lavorativi devono rimanere protetti dal flusso del pubblico. Ed è forse questo il modo migliore per capire che la nuova Mandello non è stata costruita attorno a un museo. È una fabbrica vera che ha deciso di farsi vedere mentre lavora.

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Una linea di assemblaggio

Vedere nascere la propria Guzzi

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Il passo successivo sarà rendere questa vicinanza ancora più personale. Tra le esperienze previste per i clienti ci sarà la possibilità, pensata in particolare per chi arriva dall'estero, di scegliere la propria Moto Guzzi e trascorrere alcuni giorni a Mandello seguendone la costruzione. Vedere il motore e la moto avanzare lungo le linee, vivere gli spazi della casa e infine prendere in consegna la motocicletta per partire direttamente dal luogo nel quale è nata. È quasi l'opposto di ciò che si immaginava alla fine degli anni Novanta. Allora, per far crescere Moto Guzzi, sembrava necessario portare la fabbrica lontano da Mandello. Oggi la scommessa è invece portare a Mandello anche chi compra la moto.

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